Si discute, ormai da qualche giorno, sulla utilizzabilità delle chat (conversazioni telefoniche scritte) intervenute tra il ristoratore Caroccia (condannato per aver fatto da prestanome ad un clan mafioso) e l’ex sottosegretario alla Giustizia suo socio nella gestione di una braceria sita nella periferia di Roma.
Il primo rilievo che è necessario operare riguarda la natura della immunità parlamentare. Invero, essa nasce per tutelare i deputati ed i senatori dal rischio di essere chiamati a rispondere delle loro idee politiche, lasciando liberi gli stessi di poter professare senza remore il loro pensiero e la loro attività politica.
Fatta questa premessa, ci si chiede se la immunità possa essere, invece, un usbergo per consentire al parlamentare di essere un soggetto “al di sopra di ogni sospetto”?
Deve essere considerato che l’eletto: il “candidato” deve essere immacolato ( di qui la etimologia di candidato) e deve rendere conto all’elettorato, non solo, del suo operato politico, ma dei suoi comportamenti come cittadino. E’ opportuno che alcune scelte, non certamente professionali ( sembra che il parlamentare, in parola, sia un avvocato), siano rese note a tutti ( la riservatezza non può operare in questa circostanza); chi vota vuole sapere le attività di contorno di un politico che riceve un lucroso compenso per avere rinunciato a svolgere la sua professione.
La ipotesi di specie non dovrebbe potersi trincerare dietro la immunità e se è stato commesso un reato è giusto che la Magistratura requirente sia messa in condizione di valutare e quella giudicante di decidere.
A ben vedere sarebbe interesse dello stesso parlamentare ottenere un chiarimento del suo operato e fornire, anche attraverso le indagini giudiziarie, una giustificazione alla sua asserita ingenuità!


