Author: Anna Maria Zanettin

Laureata a Roma alla Sapienza in Lettere, Specializzata in Archeologia Preistorica, Laureata in Architettura al Politecnico di Milano, lavora nella splendida cornice del Lago d’Iseo, dove da qualche anno ha avviato anche un’attività imprenditoriale nel Settore Turistico di Case Vacanza a Lovere (BG).

Dire che ammiriamo un’opera architettonica significa dichiarare che ritroviamo in essa i valori che apprezziamo, rilevare che nei suoi materiali, nelle sue forme o nei suoi colori ritroviamo qualità positive come la delicatezza, la forza, l’integrità, l’eleganza, l’intelligenza …. Dire che un’opera è bella significa dunque individuarvi un’interpretazione dei nostri ideali individuali. Se consideriamo la nostra casa, il rifugio dei nostri stati mentali, non possiamo non renderci conto che noi entriamo in simbiosi con i suoi ambienti, e con le varie stanze stabiliamo relazioni e forti legami, la personalizziamo arredandola e ampliandola nel tempo seguendo gusti personali e crescite individuali.…

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Nel nostro modo di guardare gli edifici, in modo del tutto naturale ma il più delle volte incosciente, senza rendercene conto, impostiamo direttrici di visuale e allineamenti, creiamo sensazioni di dominio sullo spazio, e quindi illusioni di dominio sul futuro.  La Storia dell’Arte e la Storia dell’Architettura ci parlano spesso anche di vittime, delle case e dei monumenti che col tempo divergono dai nostri ideali e si trasformano in oggetti non più amati, che dovranno essere sostituiti dai nuovi elementi del nostro spettro del gusto, da nuovi stili dettati dalle nuove esigenze di cui prima non sentivamo la necessità. Se…

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Ripartiamo da una considerazione di Le Corbusier: «Dobbiamo ricordarci sempre che il destino delle città viene deciso in municipio». Quindi quando progettiamo ci sforzeremo di farci approvare i progetti e di prevedere negli stessi schemi ordinati, linee armoniose, impianti accurati ed efficienti, spazi ben definiti a seconda delle destinazioni urbanistiche e degli specifici utilizzi, pubblici o privati, e soprattutto cercheremo di lavorare con chiarezza di intenti. E con tutto questo, ci premuriamo di costruire degli edifici “belli”. Per ri-citare Le Corbusier: «Certe case e certi palazzi sono belli perché, in mezzo all’apparente incoerenza, sono luoghi geometrici, luoghi in cui regna…

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Un’altra delle sfide dell’Architettura nel prossimo futuro sarà il saper riaffermare continuamente la credibilità di questa professione, che ha in sé la capacità di interpretare il proprio tempo, certamente in antitesi con la politica che invece appare spesso troppo distante dai problemi che si stanno vivendo. L’idea stessa della città appare oggi fortemente in crisi: la logica delle reti interne dovrà essere riconsiderata e sarà necessario individuare più centri nella stessa città, facilmente collegabili e raggiungibili tra di loro, valorizzando le qualità caratterizzanti delle varie zone. Possiamo prevedere che le nuove interconnessioni tra i quartieri potranno essere progettate con soluzioni green,…

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Nuovi spazi e funzioni. I repentini cambiamenti del modo di vivere, viaggiare e comunicare ci impongono di ripensare ad una diversa concezione degli spazi in cui muoverci e lavorare, re-inventando nuove modalità di gestione degli ambienti che possano consentire l’alternanza di diverse funzioni e prevedendo dinamiche, possibilità di organizzazione degli stessi spazi in periodi diversi, con diversi percorsi, accessi e stazionamenti. Le nuove pandemie ci hanno costretto a riconsiderare nella progettazione altri canoni di sicurezza, e a riprogrammarli, in particolare per tutti i luoghi di connessione o aggregamento dove osserviamo forti interrelazioni personali, dalle scuole agli uffici, agli ospedali, alle stazioni,…

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Ogni giorno sempre più riusciamo a percepire che il futuro è già presente, e il ruolo dell’architetto è notevolmente cambiato rispetto al passato. In primo luogo sono cambiate le competenze richieste e necessarie, non più solo applicazioni accademiche ma molte altre sono le conoscenze che dovranno diventare parte integrante del processo di progettazione del progetto architettonico. Come ci ricorda anche Ursula Von Der Leyen, per attuare il Green Deal europeo  e portare l’Europa  ad essere il primo continente ad impatto climatico zero nel 2050, il ruolo dell’Architettura si deve porre come contributo irrinunciabile in un nuovo progetto culturale, in un…

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Costruire e progettare il futuro non è solo una responsabilità politica, ma un compito fondamentale deputato anche agli Architetti, figure strategiche alle quali è giusto e doveroso affidare la pianificazione dello sviluppo urbano e farle agire come guide per il cambiamento. In questo periodo è particolarmente evidente come il ruolo degli Architetti e dei Pianificatori sia in forte evoluzione, e chi lavora nel campo costantemente si trova ad affrontare strumenti per pianificare e progettare che sono essi stessi in fase di costruzione. Quando un architetto progettista oggi progetta, progetta già il futuro, che si vuole naturalmente migliore, ma lavora su…

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Mala tempora currunt! Quindi è necessario continuamente rinnovarsi. E così, qualche anno fa, dopo aver ristrutturato un palazzo storico, con un rapido switch, ho affiancato alla mia principale professione, l’Architetto, un’attività imprenditoriale in una delle località più suggestive d’Italia, il Lago d’Iseo. Curare una struttura ricettiva turistica è un’attività entusiasmante, ma di questi tempi incredibilmente penalizzata. Senza quasi rendermene conto, insieme a tutti coloro che lavorano nel settore turistico, mi sono ritrovata ad affrontare un’epidemia di biblica memoria che ci ha proiettato in scenari oscuri. Oscuri perché ci ha cambiato i comportamenti, ci ha reso indecisi, ci impedisce qualsiasi programma…

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