Author: Antonio Armellini

Non avevo sinora rinunciato a pensare che le “sorti magnifiche e progressive”, per quanto stravolte per tempi e natura, potessero continuare a segnare il cammino della società verso una civiltà più ragionata e tollerante. Per la prima volta, faccio fatica a resistere alla tentazione del pessimismo. Pessimismo dell’età? Forse, ma non solo. Spira in Europa un vento intollerante, sovranista e reazionario. Un vento che nega il valore di quell’insieme di diritti, valori e solidarietà grazie al quale un miliardo o giù di lì di persone ha vissuto una straordinaria stagione di privilegio nella crescita e nella libertà. Prende forza da…

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L’idea di: “due popoli due stati” rimarrà a lungo tale e la Palestina è una costruzione intellettual-geografica intrisa di storia e di risentimento che passa dalla Bibbia al Deicidio, da Herzl a Balfour e al King David, sino alle chiavi della casa perduta al collo dei profughi. Ciò detto, il riconoscimento dello stato della Palestina è a questo punto un atto politicamente dovuto per la comunità internazionale. Non perché è eticamente o ideologicamente necessario come ciancia qualcuno, ma innanzitutto per rendere chiaro il rifiuto di condonare ulteriormente una volontà imperiale di espansione aggressiva verso territori che all’aggressore non appartengono, mentre…

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Non è che fossero mancati i segni premonitori: Trump non aveva mai fatto mistero durante tutta la sua campagna elettorale della determinazione di rivoluzionare dalle fondamenta l’impianto politico ed amministrativo del paese e di dare all’annunciata rivisitazione dell’isolazionismo americano una impronta aggressiva e in totale contrasto con un cinquantennio e più di sistemi di alleanze. Abbiamo pensato che si trattasse di tattica elettorale e che, a vittoria raggiunta, avrebbe seguito una linea eterodossa e imprevedibile ma, tutto sommato, non troppo lontana dalla visione consolidata degli interessi di fondo dell’America. Invece ha fatto esattamente quello che aveva promesso: così come nella…

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Si temeva che avrebbe dichiarato la guerra totale, e non lo ha fatto. Che avrebbe disposto una mobilitazione generale, e non lo ha fatto. Putin ha ripetuto la litania nota della denazificazione, negando qualsiasi apertura negoziale all’Ucraina (non le ha neanche riconosciuto il carattere di Stato) e usando toni più aggressivi nei confronti degli USA, accusati di aver messo in cantiere con gli alleati della NATO una fantasiosa aggressione che la Russia è riuscita a prevenire, difendendosi. Retorica a parte, è sembrato un discorso di attesa, anche se non è chiaro di cosa. Sul piano militare l’esercito russo si muove…

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