Autore: Domenico Maceri

PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

“Veramente disgustoso. Ma ecco cosa succede quando Trump non usa il teleprompter… Ecco perché continuo a dire che Donald Trump non potrà vincere l’elezione. Dobbiamo fermare il caos che segue Trump”. Queste le parole di Nikki Haley nel mese di febbraio del 2024 dopo avere ascoltato alcune dichiarazioni razziste fatte da Donald Trump in campagna elettorale. A quei tempi lei continuava a sfidare Trump per la nomination del Partito Repubblicano ma il mese dopo fu costretta a gettare la spugna. La Haley si è ovviamente sbagliata sull’esito elettorale ma aveva ragione sulla questione del caos che ha seguito Trump nelle…

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“È semplicemente scurrile. Veramente brutto”. Questa la reazione del Cardinale Timothy Dolan di New York mentre reagiva a una dichiarazione di JD Vance. Il vice di Donald Trump aveva concesso un’intervista alla Cbs in cui accusava i vescovi di “ricevere 100 milioni di dollari per assistere i migranti” chiedendosi se le loro accuse al governo miravano a proteggere “i loro affari” e non riflettevano la dichiarata preoccupazione per la loro deportazione. La reazione del Cardinale Dolan, che ha offerto preghiere in ambedue gli insediamenti di Trump nel 2017 e 2025, riflette i valori tradizionali della Chiesa verso i poveri che…

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“Fate marcia indietro e andate AFF…LO….. Io farò una guerra su questo argomento che nessuno potrà immaginare”. Questo il tweet pieno di rabbia e volgarità di Elon Musk per reagire agli attacchi al programma H1-B che permette alle aziende americane di assumere dipendenti specializzati da paesi stranieri. Il programma era stato attaccato da alcuni sostenitori di Donald Trump contrari a ogni tipo di immigrazione. Difatti durante la campagna elettorale tutta la retorica sull’immigrazione di Trump, sostenuta e amplificata da Musk, si è concentrata sugli aspetti negativi, senza nessuna distinzione. Bisognava chiudere le frontiere per bloccare “l’invasione” dei migranti. Che esistessero…

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“Vorrei dire che sono stato trattato molto male”. Così Donald Trump al giudice Juan Merchan a conclusione del processo sugli illeciti della campagna elettorale del 2016 quando l’allora candidato repubblicano cercò di comprare il silenzio della pornostar Stormy Daniels pagandole 130 mila dollari. Merchan ha formulato una sentenza di “unconditional discharge” (rilascio incondizionale) per la condanna della giuria che aveva giudicato Trump colpevole di 34 capi di accusa. Il processo era finito nel mese di maggio dell’anno scorso ma la sentenza era stata rimandata per riconsiderare l’effetto dell’immunità parziale concessa dalla Corte Suprema a Trump. Il tycoon, che fra breve…

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“Farò il mio lavoro senza essere spaventato da una minaccia”. Così George Stephanopoulos della Abc in un’intervista concessa a Stephen Colbert della Cbs nel mese di maggio del corrente anno. Il giornalista, già consigliere dell’amministrazione di Bill Clinton negli anni 90, era stato denunciato da Donald Trump per diffamazione. Nel suo programma alla Abc Stephanopoulos aveva dichiarato che l’ex presidente era stato condannato di “stupro” nel caso di E. Jean Carroll. La lingua usata alla conclusione del processo però specificò la condanna come “aggressione sessuale” perché la situazione non entrava tecnicamente nel linguaggio espresso da Stephanopoulos. Stephanopoulos e la Abc…

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Robert Mueller, il procuratore dello scandalo denominato Russiagate, non incriminò Donald Trump nel 2019. Mueller però non esonerò il presidente da 11 episodi di possibile ostruzione alla giustizia. Non lo incriminò perché una normativa del Dipartimento di Giustizia vieta l’imputazione di un presidente in carica. Il procuratore Jack Smith invece incriminò Trump nel 2023 quando questi era fuori dalla Casa Bianca per avere incitato gli assalti al Campidoglio il 6 gennaio del 2021 e per avere mantenuto in suo possesso documenti top secret che appartenevano al governo. Adesso, con la rielezione di Trump, Smith ha dovuto seguire la strada di…

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“Non c’è dubbio che entri nella definizione generale di fascista”. Così il generale John Kelly, in un’intervista concessa a Michael S. Schmidt del New York Times, mentre conferma che Donald Trump merita l’epiteto di fascista. Prima di queste frasi Kelly aveva dato una definizione esaustiva del fascismo, confermando ciò che avevano detto in precedenza altri generali che avevano servito nell’amministrazione Trump. Questi includono anche Mark Milley, ex capo di stato maggiore il quale è citato nel libro “War” (Guerra) del celebre giornalista Bob Woodward. Milley, secondo Woodward, ha definito Trump un “fascista totale”. Altri ex militari che hanno fatto parte…

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“Qualcuno ha detto che c’era un comico che ha fatto battute su Porto Rico o qualcosa e io non ho nessun’idea di chi sia. Mai visto, mai sentito parlare di lui e non lo voglio sentire”. Con queste parole Donald Trump, in un’intervista con Sean Hannity della Fox News, ha cercato di prendere le distanze da Tony Hinchcliffe che al comizio-evento al Madison Square Garden ha fatto battute razziste su Porto Rico. Anche Danielle Alvarez, consigliera della campagna di Trump, ha preso le distanze da Hinchcliffe, spiegando che “la battuta non riflette le posizioni del Presidente Trump né quelle della…

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“È l’ora di mettere le divisioni degli ultimi quattro anni da parte. È arrivata l’ora di unirci”. Così Donald Trump la sera della recente vittoria al suo secondo mandato. Parole pacate che ricordano quelle espresse subito dopo la prima elezione del 2016. Poi però il suo discorso di insediamento il 20 gennaio del 2017 fu descritto dall’ex presidente George W. Bush come “some weird sh…t” (strana m…da) per i toni oscurantisti e minacciosi delle parole uscite dalla bocca di Trump. Quale Trump governerà nel suo secondo mandato? Quello dell’unione del Paese oppure quello della campagna elettorale? Quante delle promesse minacciose…

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JD Vance, il candidato vicepresidente di Donald Trump per le elezioni del 2024, si rifiuta di ammettere la sconfitta di Trump nelle elezioni del 2020, alimentando la “big lie” dell’elezione rubata, nonostante la mancanza di prove. Durante un’intervista su ABC e in altre occasioni, Vance ha evitato di rispondere direttamente alle domande sul tema, sostenendo così la narrativa di Trump che il 32% degli americani, e il 63% degli elettori repubblicani, continuano a credere.

Questa posizione di Vance riflette la fedeltà a Trump, contrastando con l’ex vicepresidente Mike Pence, che nel 2020 aveva riconosciuto la sconfitta e presieduto alla certificazione di Joe Biden, rischiando la vita durante l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Vance, invece, minimizza gli eventi di quel giorno, ignorando le vittime e i processi contro i responsabili.

La preoccupazione è che, in caso di sconfitta, Trump e Vance potrebbero ripetere la stessa strategia di contestare i risultati elettorali, con il sostegno di figure influenti come Elon Musk, che amplifica accuse infondate di frode. Tuttavia, la situazione differisce dal 2020, con Biden che questa volta dispone delle risorse governative per affrontare eventuali disordini, ma l’incertezza resta, soprattutto se i repubblicani otterranno una maggiore influenza dopo il 5 novembre.

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