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Il racconto degli studi collegati al qanat di Beyarjomand e l’inatteso invito ad un pranzo con le autorità locali. Furono occasioni per continuare a scoprire il fascino del deserto, fare nuovi incontri con persone interessanti e completare le nostre misurazioni. Inoltre abbiamo potuto assistere ad una seduta di allenamento dell’antichissima arte marziale persiana denominata Bastani.

Ancora una volta la Siria appare il crocevia delle contraddizioni mediorientali, la spina nel fianco di molti protagonisti del confronto…

Questa è la III puntata del racconto dei viaggi che ho realizzato in Iran per studiare, con due colleghi, le caratteristiche dei qanat, antichissimi acquedotti sotterranei inventati nel V secolo a.C. in Persia per le zone desertiche e poi diffusi in tanti paesi. In questa puntata descrivo la tecnica di costruzione dei qanat e poi racconto la prima visita al bazar di Shahrood ed il fascino che ho subito osservando tanti magnifici tappeti persiani e le loro principali caratteristiche.

Il racconto narra l’inizio di un viaggio di ricerca in Iran, intrapreso dall’autore e dai suoi colleghi nel 2008, per studiare gli antichi acquedotti chiamati “qanat”. Il viaggio era stato pianificato con l’amico e collega Ezio Burri, professore di geografia, e Angelo Ferrari, ricercatore del CNR, ma l’autore esprime preoccupazione per il contesto politico e la burocrazia necessaria per ottenere il visto.

Il giorno della partenza, l’autore viene accompagnato dalla moglie fino all’aeroporto di Fiumicino, dove incontra i colleghi. Dopo le formalità e l’imbarco, il volo Air Iran si svolge senza intoppi, anche se emergono alcune differenze culturali, come l’assenza di alcool a bordo e l’obbligo per le donne di coprire i capelli all’ingresso nello spazio aereo iraniano.

All’arrivo a Teheran, il gruppo viene accolto da una guida incaricata dall’università locale e trasportato con un minibus verso la destinazione finale, Shahrood, situata a 350 km dalla capitale. Durante il tragitto, si fermano per osservare il Mausoleo di Khomeini e riflettono sulle sfide logistiche e culturali che li attendono nel loro progetto di ricerca.