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    Home»Lavoro»Leadership femminile nell’era Covid
    Lavoro

    Leadership femminile nell’era Covid

    Marica Caldarulo CroceDi Marica Caldarulo CroceFebbraio 20, 20211 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
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    Cowomen-pd5FVvQ9-aY da Unsplash
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    Nel rapporto dell’agenzia Onu ‘From Insights to Action: Gender Equality in the wake of COVID-19’ possiamo leggere la drammaticità degli effetti dell’epidemia mondiale sulle donne.

    Louise Bourgeois, Maman, Tate Modern – 1999 London © Joey Night/CORBIS
    “L’araignée est une ode à ma mère. Ma mère était aussi intelligente, patiente, utile, raisonnable, indispensable qu’une araignée”

    A 25 anni dalla Conferenza mondiale sulle donne di Pechino*, che rappresentò un punto di svolta nella definizione degli obiettivi di empowerment e mainstreaming da perseguire, la direttrice esecutiva di Un Women, Phumzile Mlambo-Ngcuka, lancia un appello allarmante sull’aumento degli effetti economici e sociali della emergenza globale COVID, che «minacciano di annullare molti dei progressi raggiunti a fatica negli ultimi 25 anni».

    Allo stesso tempo la direttrice di Un Women afferma: «il valore eccezionale della leadership femminile nella crisi è alla luce del sole, così come il riconoscimento di quanto il lavoro e i movimenti delle donne hanno sostenuto il mondo, dalla cura alla lotta per i diritti umani, fino alle economie nazionali».

    Il prossimo 8 marzo partirà la campagna dell’Onu per la leadership femminile nel mondo post Covid. Attualmente gli Stati e i governi con leadership femminile sono 20 nel mondo.

    L’attenzione mediatica sulle recenti elezioni negli Stati Uniti e in Lituania ne rende evidente il carattere stra-ordinario di eccezioni, deroghe dalla norma. Una norma non scritta, invisibile ma potente, che chiama in causa l’ordine del simbolico che plasma la cultura che tutti e tutte noi introiettiamo, ma che si è costruita senza la partecipazione delle donne.

    Un nodo originario che continua a impedire il raggiungimento di una piena equità tra uomini e donne anche nei paesi dove le donne sembrano più vicine all’equilibrio.

    Anna Maria Maiolino, Entrevidas (Tra le vite), performance, 1981
    Il destino imprevisto del mondo sta nel ricominciare il cammino per percorrerlo con la donna come soggetto. Carla Lonzi.

    E, se la leadership al femminile è salutata con entusiasmo e suscita aspettative di cambiamenti positivi, va detto che le aspettative che a loro volta le donne ripongono in una nuova Europa, sono quelle di una cultura rifondata, cioè post – patriarcale, che riesca a radicare i loro diritti affinché non si ritrovino più esposti alle crisi, come Simone de Beauvoir ci aveva avvertito* e come dobbiamo tristemente constatare nelle dichiarazioni di Phumzile Mlambo-Ngcuka,.[ *Non dimenticate mai che basterà una crisi politica, economica o religiosa affinché i diritti delle donne siano messi in discussione. Questi diritti non sono mai acquisiti. Dovrete stare attente alle vostre vite. Simone de Beauvoir]

    Le donne, come soggetti della storia e della cultura, non erano state previste.

    Dopo millenni di assenza e di silenzio, all’inizio del secolo scorso, le donne sono riuscite lo stesso a penetrare nelle roccaforti del sapere e la loro voce ha messo in discussione l’intero processo di produzione della conoscenza.

    «Un dérèglement de la tradition occidentale» per usare le parole di Genviève Fraisse.

    Claire Fontaine, When Women Strike The World Stops, 2020

    Il pensiero critico delle donne ha aperto le possibilità di riscrivere una storia comune del mondo, scardinandone l’assioma fondante: l’uomo come centro e misura dell’universo che parla e agisce il mondo a nome di tutti e di tutte. Ma non si è sostituito a lui, non ha spodestato il re per sedersi sul trono. Al suo punto di vista unico di uomo bianco, soggetto neutro, ha proposto di sostituire una visione ‘situata’ che ne disloca le prospettive.

    Ha rifiutato la logica del canone binario e ri-orientato sistemi epistemici, teorie e pratiche culturali, dislocando e moltiplicando le prospettive identitarie di tutte e ciascuna cultura, in un processo intersezionale* che sta riscrivendo la storia del patriarcato, colto nel suo intreccio con i diritti riproduttivi, le dinamiche produttive e di cura, le strutture mentali e gli stereotipi culturali.

    [nota: In sociologia e in giurisprudenza, l’intersezionalità è un termine proposto nel 1989 dall’attivista e giurista statunitense Kimberlé Crenshaw per descrivere la sovrapposizione di diverse identità sociali e le relative possibili particolari discriminazioni, oppressioni, o dominazioni.]

    Visitatrice che guarda l’opera di Daniela Comani, Sono Stata Io, Diario 1900/1999, 2002 L’opera è il diario del XX secolo e dei fatti accaduti realmente. L’io narrante assume alternativamente il ruolo della vittima e di colei che agisce, identificandosi come autore/autrice.

    Sono questi ultimi, le strutture mentali e gli stereotipi culturali, gli aspetti di cui mi occupo con la mia associazione e la potenzialità trasversale di coesione culturale che le donne rappresentano è la motivazione di un progetto in corso, in cui l’Italia può giocare un ruolo importante di capofila in Europa. * [dati di gender equality in Italia ci pongono in fondo alla classifica]

    Vorrei, perciò, condividere una riflessione sull’argomento DONNE DELLA CULTURA IN EUROPA

    «Non capire che, in questo momento storico, l’Europa deve esprimere la sua identità culturale significa non accorgersi che è il resto del mondo a chiederlo.

    Per farlo, non basta impilare, uno sopra l’altro, i diversi massi del sistema economico. Ci vuole il cemento della cultura». Giuliano da Empoli *.

    Sono pienamente d’accordo sull’importanza del ruolo identitario che può giocare la Cultura in Europa, ma la mia domanda riguarda le connotazioni che possono caratterizzarla come fattore innovativo, per lanciare un messaggio di rinnovamento che possa contribuire alla estenuante ricerca identitaria degli Stati membri di una chimerica e mai compiuta unità.

    È arrivato il momento di chiedersi quale cultura auspicare per un’Europa inclusiva e solidale. Quali sono gli obiettivi che la nuova Europa e un nuovo rinascimento culturale si dovrebbe porre.

    Quale aspetto innovativo può offrire la tradizione culturale europea entrata nel ‘900 in una così profonda crisi e lacerazione con se stessa?

    Da dove ripartire perché la cultura europea possa riparlare al mondo e rivendicare le basi del vivere sociale che ha prodotto nella sua lunga storia: il diritto la storia la filosofia l’arte la teologia in una parola la cultura occidentale.

    Una cultura europea che sia all’altezza del nostro tempo e sostenga la tensione verso l’equità di una politica che ne sia altrettanto all’altezza.

    Io credo che, per ridefinire i parametri del contesto culturale, bisogna attraversare una riflessione sui limiti che abbiamo sperimentato. I limiti della ragione illuministica che non sempre porta a decisioni adeguate e sostenibili. La follia della ragione dell’uomo bianco.

    Shibboleth. Doris Salcedo. 2007–2008
    Fenditura lunga 167 metri creata sulla superficie del pavimento della Turbine Hall, Tate Modern, Londra

    «La pandemia ha fatto emergere le nostre vulnerabilità, ci ha dimostrato quanto siamo interdipendenti e ricordato che facciamo parte di un habitat naturale». Angela Merkel

    La necessità si impone di affrontare i nodi profondi che frenano una visione pluralistica che possa riconoscere e rappresentare tutte e ciascuna cultura e rispettare la dignità e i diritti inalienabili della persona di qualsiasi genere ed etnia. Perché l’urgenza di salvare il pianeta e la fiducia nella teknè hanno bisogno di coerenza, memoria, conoscenza come nutrimento di un’immaginario collettivo non divisorio.

    «Non è la ragione, è l’immaginazione che crea un legame tra le persone». Hannah Arendt

    «The title refers to when you are recognized as somebody that is different. You’re the “other” who must perish because you will endanger this wonderful, magnificent construction [that’s already been created]. It is terror. It is pain. There’s nothing the person that is being discriminated against can do.» —Doris Salcedo

    La foto “Rappresenta i confini, l’esperienza degli immigrati, l’esperienza della segregazione, l’esperienza dell’odio razziale. È l’esperienza di una persona del Terzo Mondo che entra nel cuore dell’Europa”. Shibboleth (fiume, torrente) è un termine di origine biblica, utilizzato per escludere qualcuno da un gruppo. Terminata la mostra la fessura è stata solo riempita di cemento, lasciando una “cicatrice” a ricordo dell’opera e anche a ricordo dei temi toccati da Salcedo.

    Foto in evidenza: Cowomen-pd5FVvQ9-aY da Unsplash

    Autore

    • Marica Caldarulo Croce
      Marica Caldarulo Croce

      Romana, storica dell’arte medievale, collezionista di arte contemporanea, fondo nel 2015 darps- donne arte pensiero società no profit centro studi che esplora e divulga l’arte e il pensiero interdisciplinare e interculturale delle donne.
      Precedentemente, Enciclopedia dell’Arte Medievale, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, radio Rai 3 canale.

    gender equality Phumzile Mlambo-Ngcuka Un Women
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