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    Home»Diritti»Il marketing dei migranti
    Diritti

    Il marketing dei migranti

    Associazione Tutti Europa ventitrentaDi Associazione Tutti Europa ventitrentaGiugno 20, 20210 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
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    By Civa61 - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=55139658
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    Il tema delle migrazioni nel nostro paese è talmente inquinato da notizie false, incomplete e superficiali, che tra un po’ non sarà neppure più un buon argomento di marketing politico per Salvini e la Meloni.

    La famosa teoria di Trilussa sulle statistiche, (quella dei polli) ci fa ancora ridere, ma purtroppo dice la verità, i numeri servono per dimostrare qualsiasi cosa, basta sceglierli in modo mirato proponendo soltanto quelli che ci sono utili.

    In particolare sono le grandezze ad essere a volte addirittura ridicole.

    Una birra del costo di € 20,00 a bottiglietta sarebbe costosissima, mentre una bottiglia di vino allo stesso prezzo, sarebbe di una qualità quasi modesta. Senza un parametro il tanto o poco, il grande e il piccolo, sono concetti astratti che dovrebbero innervosire il destinatario.

    By Civa61 – Own work, CC BY-SA 4.0,

    Le migrazioni soffrono di questa operazione di marketing. Secondo il Dipartimento della Sicurezza del Ministero degli Interni dal 2016 al 2020, sarebbero sbarcate in Italia 370.000 , e cioè, farebbero notare gli specialisti del marketing politico, quasi 50.000 in più degli abitanti di Bari.

    Queste informazioni non sono false, ma sono fuorvianti per il modo nel quale vengono proposte.

    In primo luogo i migranti non stanno tutti insieme da qualche parte e quindi non formano una città o una comunità autonoma. Ma il numero assoluto, che sembra molto grande, non ha nessun senso se non rapportato alla popolazione del nostro paese. Gli italiani oggi sono 60.317.000 e ciò significa che i migranti sbarcati dal Mediterraneo rappresentano lo 0,6% della popolazione. Se ci aggiungessimo quelli della rotta balcanica e gli albanesi, potremmo forse raggiungere lo 0,10/0,12%.

    Per avere un’idea più reale, sempre secondo i criteri proposti dai maghi della comunicazione, ciò significa che nel Municipio III (Montesacro, Bufalotta, Tufello) uno dei più numerosi, che conta 205.759 residenti, potrebbero vivere 205 migranti, mentre nel Municipio VI (Tor Bella Monaca, Torre Angela) che conta 256.878 residenti, potrebbero vivere 256 migranti.

    Se invece volessimo considerare una classe scolastica di 30 ragazzi, lo 0,10% ammonterebbe a 3 persone, mentre sappiamo che in molte classi di scuole romane, i figli di stranieri possono essere anche 1/3 della classe e a volte anche di più. Ma i numeri, come vedete, ci dicono ben poco, perché non sappiamo se gli abitanti dei due municipi sarebbero disturbati dalla presenza per le loro strade e nelle loro piazze di quei numeri di “diversi”.

    Allora dobbiamo provare a considerare altri numeri. E siccome il problema è se i migranti costituiscano un peso per la società, si finisce per dover guardare al lavoro.

    Gli occupati regolari in Italia ammontano, secondo l’ISTAT, a 23.300.000, e già includono moltissimi stranieri, se negli anni 1990, nel famoso triangolo della sedia in Friuli Venezia Giulia, in molte fabbriche, che producono sedie esportate in tutto il mondo, erano italiani soltanto il direttore e il personale amministrativo. Invece non è inverosimile ipotizzare che molti immigrati, spesso irregolari, siano utilizzati in molti comparti, come lavoratori in nero. Per quanto riguarda l’agricoltura il CENSIS calcola che siano utilizzati circa 220.000 lavoratori “in nero”, mentre nell’edilizia la Federazione Nazionale Lavoratori edili e affini e del legno, stima che ve ne siano tra i 300/400.000.

    Ciò significa in primo luogo, che queste due categorie di lavoratori, pur essendo piccolissime in numero rispetto agli occupati, rappresentano comunque una forza lavoro ampiamente utilizzata.

    Foto di Tim Mossholder da Unsplash

    Il fatto che queste persone non godano di diritti e di tutela legale, mostra le carenze amministrative del nostro paese, ma d’altro canto conferma che l’agricoltura e l’edilizia usano lavoratori che sono quasi tutti stranieri, e quelli più irregolari possono essere utilizzati più facilmente dai caporali e dalle imprese meno scrupolose.

    Gli stranieri sono utili: ecco perché il marketing politico di Salvini e della Meloni, ha tolto dalla propaganda l’accusa che gli stranieri ci rubano il lavoro. Tutti si sono accorti che i fiori si comprano dagli egiziani, che egiziani sono pizzettari, e che frutta e verdura si comprano ormai soltanto dagli stessi egiziani.

    Una fornaia ha cercato per mesi un apprendista per il suo forno, ma ha dovuto optare per un ragazzo del Ghana, perché nessun italiano voleva diventare fornaio. Piccoli rivenduglioli che vendono bibite, frutta e biscotti, sono stati aperti in tutte le città e i venditori vengono dal Bangladesh. Non importa sapere perché molti italiani non vogliono fare più certi mestieri, o ci siano altre ragioni, sta di fatto che gli stranieri sono utili alle nostre comunità, in Italia e in Europa. Se si lascia un cappotto al guardaroba del Museo del Louvre, dove certo non esiste il lavoro nero, lo si lascia nelle mani di donne nere, e non mi sembra che questo lavoro assomigli a quello di un raccoglitore di pomodori in Calabria.

    Nessuno lo ricorda, ma negli anni 1990, gli imprenditori friulani si lamentavano molto perché le autorità ammettevano troppo pochi stranieri per le loro necessità.

    Molti immigrati sarebbero violentatori o spacciatori di droga ma sappiano benissimo che non hanno nulla da imparare da moltissimi italiani, rapinatori, femminicidi e spacciatori di droga. Il problema è applicare le leggi e dare una opportunità di lavoro regolare a tutti quelli che vogliono rendersi utili.

    Il vero problema non è quindi l’immigrazione, ma comprendere in primo luogo quanto queste persone siano utili al nostro sistema economico, fornendo ad essi una situazione di regolarità, non perché siamo buoni o rispettosi dei diritti umani, ma perché ci servono. Questo non significa che l’immigrazione cui stiamo assistendo non rappresenti un problema in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, però bisogna uscire dal marketing politico e guardare alla realtà, proponendo soluzioni e, guarda caso, il marketing politico sulla immigrazione, non ne fornisce mai. Anzi alcune di quelle propagandate, come il blocco navale, rappresentano espressioni di ignoranza o malafede, dal momento che chi le sbandiera dovrebbe sapere che il blocco navale è impraticabile secondo i più banali principi del diritto internazionale.

    È vero che il nostro paese è purtroppo il primo approdo in Europa, per quelli che cercano di attraversare il Mediterraneo, e questa è una realtà, come i nostri vulcani, i nostri terremoti e la debolezza idrogeologica del nostro territorio. Nel bel tempo antico avremmo potuto cannoneggiare i barconi dei migranti: sarebbe stata una soluzione molto efficace, ma per fortuna non la propongono più neppure i più grandi nemici dei migranti, perché sarebbe troppo orribile anche per i loro ignoranti ascoltatori.

    E le soluzioni? Si potrebbe “aiutarli a casa loro”, ma io, che ho lavorato per quarant’anni nella Cooperazione allo sviluppo, posso dirvi che chi lo dice non sa di cosa parla. Non sarebbe difficile, ma occorrono investimenti, lavoro, tempo e pazienza che mancano alla gran parte dei politici che fanno marketing.

    L’Europa potrebbe aiutarci di più, ma anche qui il percorso è lungo e forse solo l’autorevolezza di Draghi potrebbe fare la differenza.

    Anche per integrare tutti questi stranieri nella nostra comunità, occorre denaro, tempo, pazienza: poco conta che polizia e tribunali condannino la famiglia di Saman dopo che è stata assassinata.

    Lo Stato manca dappertutto in Italia, non solo nell’applicazione di leggi che già ci sono (una ragazzina deve andare a scuola e i genitori che non ce la mandano devono essere immediatamente penalizzati colpendoli nel portafoglio e impedendo loro qualsiasi lavoro), ma lo Stato deve seguire percorsi di integrazioni efficaci presso tutte le comunità e i gruppi etnici, non solo nelle moschee, ma anche nei campi Rom e nei centri di assistenza degli immigrati.

    Quando ero più giovane ricordo che un produttore di silicone per sigillare i vetri, faceva pubblicità su una rivista attraverso una ragazza in topless. Era molto efficace, se io stesso mi soffermavo a guardarla, ma poi mi chiedevo cosa c’entrasse una ragazza nuda con il silicone.

    Spero tanto che molti concittadini cominceranno a guardare oltre queste deplorevoli campagne di puro marketing.

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