Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    16 Aprile 2026 - giovedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Lavoro»La Fondazione per resuscitare i giornali
    Lavoro

    La Fondazione per resuscitare i giornali

    Rodolfo RuoccoDi Rodolfo RuoccoSettembre 20, 20210 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    La piena occupazione. Sembra una favola propinata a Pinocchio dal Gatto e la Volpe, eppure è esistita in Italia. Non solo. È esistita per i giornalisti, ora al centro del buco nero, del disastro disoccupazione e precariato, una delle peggiori piaghe dei lavoratori italiani.

    Giornalisti, la testata de Il Giorno Online
    La testata de Il Giorno Online

    Era il giugno del 1990 e il vostro cronista lavorava come giornalista parlamentare nella redazione romana de Il Giorno. Scoppiò un singolare caso. Il redattore capo mi domandò: «Hai un amico, che vuole venire a lavorare qui questa estate?». Fui incredulo: «Come!?». Spiegò: «Cerco un giornalista professionista per le sostituzioni estive ma non trovo nessuno. Ho anche cercato nella lista dei disoccupati. Ma non ci sono disoccupati a Roma…!». Cercò ancora. Alla fine trovò una giovane giornalista da poco disoccupata. Entrò come sostituta estiva e dopo qualche tempo fu assunta in pianta stabile per scrivere di economia, il settore che seguiva.

    Incredibile, era un altro mondo, una favola persino impensabile adesso. Oggi i giornali chiudono. L’ultimo a cessare le pubblicazioni è stato La Gazzetta del Mezzogiorno, lo storico e principale quotidiano della Puglia, una testata con quasi 150 anni di vita alle spalle. Dal 2 agosto non è più in edicola dopo tre anni di tribolate vicende, ma non è spenta la speranza. Sul sito Internet del quotidiano è lanciato l’auspicio ai lettori: «Arrivederci».

    È finita la meravigliosa stagione degli anni ‘Settanta e ‘Ottanta. Negli anni ‘Settanta sotto la spinta della contestazione studentesca del 1968 e di quella sindacale del 1969 fiorirono tante nuove testate (come la Repubblica). Anche i giornali paludati della borghesia italiana come Il Corriere della Sera cambiarono rotta. S’imposero due necessità:1) intercettare i nuovi lettori, 2) raccogliere le lotte dei giornalisti per democratizzare le testate.

    Giornalisti, La redazione de La Gazzetta del Mezzogiorno
    Redazione de La Gazzetta del Mezzogiorno

    Negli anni ‘Ottanta andò ancora meglio: l’economia italiana tirava alla grande (la concorrenza cinese non aveva ancora distrutto una parte dell’industria nazionale), quasi un nuovo boom. Esplosero le vendite di copie e nacquero tanti nuovi giornali. Corriere e Repubblica duellavano per il podio di primo giornale italiano su punte di 600.000, 700.000 copie vendute al giorno. Da allora il crollo delle vendite è stato continuo, catastrofico, inarrestabile. Il quotidiano di via Solferino è sprofondato nei primi mesi del 2021 ad appena 230.000 copie vendute al giorno.

    E attenzione: non solo  la cifra è solo quasi un terzo di quella di oltre 30 anni fa, ma comprende perfino le copie digitali (inesistenti negli anni ‘Ottanta) oltre a quelle cartacee. Il Corriere, pur in picchiata, è rimasto il primo giornale italiano. Alla Repubblica è andata ben peggio: è sempre al secondo posto in classifica, ma è collassata appena a 170.000 copie. Le altre pubblicazioni, con rare eccezioni, navigano in acque ancora peggiori. C’è stata una enorme frana: le copie sono sprofondate di circa il 70% rispetto a quelle di una volta. Stessa sorte ha subito la pubblicità. In particolare c’è stata una “mattanza” soprattutto dei settimanali: o sono spariti o sono ridotti ai minimi termini come L’Espresso e Panorama.

    Un disastro. I motivi? Tanti: l’avvento di Internet ha sottratto lettori e i giornali non hanno saputo rispondere alla crisi. Hanno dato una risposta tardiva e inadeguata al cambio dei costumi, alla sfida della riconversione in pubblicazioni online. Gli editori hanno investito poco o nulla. Perfino i grandi gruppi editoriali hanno visto quasi bloccarsi le rotative. Le grandi famiglie imprenditoriali italiane (Agnelli-Elkann, Berlusconi, De Benedetti, Monti-Rifser, Caltagirone) hanno visto i loro giornali perdere quota. Pure le televisioni (Rai, Mediaset, La7, Sky) sono “in rosso” e perdono ascoltatori.

    Giornalisti, Torre Rai di via Teulada
    Torre Rai di via Teulada

    La nuova frontiera dell’editoria digitale ha deluso le aspettative di rilancio. Sono rari i quotidiani esclusivamente online sopravvissuti al varo. Invece l’emanazione digitale dei giornali classici ha scarsi ricavi e non potrebbe sopravvivere senza gli introiti della versione di carta. La pubblicità è in fuga verso le grandi multinazionali statunitensi che dominano Internet (aggregano e rilanciano i servizi giornalistici della stampa mondiale).

    Gli editori hanno risposto male alla crisi: hanno centralizzato i servizi delle varie testate dei gruppi editoriali, hanno tagliato il costo del lavoro, hanno ridotto gli organici. La “medicina” non ha funzionato, la malattia è diventata cronica: le redazioni si sono svuotate, i giornalisti sono stati precarizzati e sottopagati (il discorso vale soprattutto per i giovani e vecchi collaboratori esterni pagati perfino 7-10 euro a pezzo). I redattori sono stati pre pensionati per risparmiare (anche in assenza di una crisi aziendale). I pensionati sono diventati una marea: l’Inpgi (l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani) è finito in deficit cronico  e rischia ora la bancarotta.

    L’informazione si è impoverita e omologata. La qualità è caduta a picco, così anche la credibilità dei giornali. Di qui l’inarrestabile sfaldamento delle vendite. I governi ci hanno messo il carico da 11. Solo per dirne una: le cosiddette “querele temerarie” intimidiscono editori, direttori e giornalisti soprattutto dei piccoli giornali con scarsi mezzi. La prepotenza della criminalità organizzata (in testa la mafia), di certi politici e di alcuni grandi gruppi imprenditoriali ha grande capacità di penetrazione per imporre i propri interessi.

    Testate di giornali

    Poi c’è il problema direttori: molte volte sono più attenti alle loro carriere che a salvaguardare le notizie da pubblicare e a difendere il faticoso lavoro dei redattori. Giornali deboli (o addirittura inesistenti) non sono solo un problema editoriale, industriale e occupazionale: sono un brutto biglietto da visita per la democrazia italiana. In questo caso è in gioco la stessa libertà dell’informazione e la vitalità del paese.

    A un problema strutturale si devono dare risposte strutturali. I governi e la politica italiana negli ultimi 30 anni (la Seconda e la Terza Repubblica) o non hanno fatto nulla o hanno usato solo dei “pannicelli caldi”. Anche all’estero la crisi dei giornali è un problema grave. La crisi è forte anche negli Stati Uniti ma in quel paese qualche risposta positiva c’è stata. C’è stata una risposta capitalistica: Carlos Slim e Jeff Bezos, due miliardari, hanno salvato e rilanciato il New York Times e il Washington Post con grandi investimenti sul versante dell’online e sull’assunzione di giovani e di capaci giornalisti. Ora i due colossi della stampa americana vendono più di prima e macinano profitti.

    Invece nelle piccole testate e in quelle di provincia degli Stati Uniti si è percorsa una strada diversa, dal “basso”. E funziona. Lettori e giornalisti hanno dato vita a delle Fondazioni che editano i giornali salvati per un soffio dalla chiusura. Quella soluzione ha funzionato: le testate passate alle Fondazioni hanno ripreso a vendere, hanno assunto nuovi giornalisti, hanno migliorato l’informazione in chiave locale, hanno una forte presenza con la versione online.

    Giornalisti, l'ingresso de Il Messaggero a Roma
    L’ingresso de Il Messaggero a Roma

    Qualcosa del genere si può sperimentare anche in Italia. È una soluzione strutturale e Mario Draghi punta proprio sulle “riforme strutturali” anche per incassare i fondi europei per la ricostruzione post Covid-19. Il presidente del Consiglio può prevedere un canale del genere per scongiurare la fine della stampa italiana. Draghi può aiutare questa impresa azionando la leva tributaria: può prevedere una esenzione fiscale per le spese d’investimenti e per il costo del lavoro giornalistico. Non sarebbe un fatto inedito. Il governo dà bonus fiscali di tutti i tipi alle imprese e ai cittadini. Se c’è anche un bonus televisori, uno rubinetti, uno terme e condizionatori. Si può varare anche un bonus giornali: un bonus libertà di stampa.

    ‘TUTTI europa ventitrenta’ si vuole spendere su questa battaglia sia come progetto generale sia come sfida particolare. Vuole studiare la possibilità di trasformare il sito Internet in un giornale online gestito da una Fondazione formata da lettori e giornalisti. Certo la scommessa è difficile ed impegnativa. Varare un giornale o scrivere un libro è difficilissimo perché l’Italia è un paese storicamente di pochi lettori. Ernest Hemingway ironizzava: «Metà degli italiani scrive, l’altra metà non legge».

    Corriere della Sera giornali Giornalisti Il Giorno Inpgi La Gazzetta del Mezzogiorno Mediaset Rai Repubblica Sky
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    Rodolfo Ruocco

    Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

    Articoli correlati

    Una Repubblica fondata sui quiz

    Marzo 19, 2026

    Perché siamo tutti amerikani

    Marzo 19, 2026

    La crisi dell’informazione: un elemento fondamentale per allontanare i cittadini dalla politica

    Dicembre 20, 2025

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026148

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022119

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 202649

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 202648
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Sviluppo sostenibile
    Tempo lettura 2 min.

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Di Nunzio IngiustoAprile 13, 202648

    La crisi energetica come effetto della guerra in Medio Oriente durerà ancora a lungo. E…

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    Giustizia minorile: punire invece di educare

    Aprile 13, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?