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    Home»Europa»Kennedy e Kruscev trovarono la “quadra” sui missili a Cuba
    Europa

    Kennedy e Kruscev trovarono la “quadra” sui missili a Cuba

    Flavio de LucaDi Flavio de LucaMarzo 5, 20220 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Quella tra Russia ed Ucraina si sta confermando una guerra asimmetrica per svariati aspetti: forza militare dei due contendenti; numero di sostenitori dei contendenti; ricaduta dei costi della guerra; determinazione con cui i contendenti, e rispettivi sostenitori, perseguono i rispettivi obiettivi. Quest’ultima è quella che dovrebbe preoccupare di più e per questo probabilmente è la meno seguita trattata dai media stampa.

    Foto libera per usi commerciali da Pixabay

    La genesi dell’invasione è chiara: la Russia non intende avere la NATO ai propri confini; non lo ha detto ma fatto capire con i fatti. Verrebbe da dire a questo punto che UE e USA dovrebbero limitarsi a decidere quanto sono disposte a rischiare per l’Ucraina con un Putin apparentemente disposto all’all in ma non è semplice. Almeno per l’UE che, dopo una prima frenata, ha improvvisamente aperto all’ingresso dell’Ucraina, accendendo l’immediato interesse della Moldavia. La decisione è emotivamente comprensibile ed eticamente giustificabile ma politicamente e militarmente azzardata; come quella di inviare armi, perché si rischia la sirianizzazione del Paese e al minimo molti più morti.

    L’UE non deve rinunciare alla freddezza, per cuore e pancia, e rammentare che non coincide con Europa, NATO e Occidente: diversi Paesi di Est Europa e Nord Europa non sono occidentali e non sono NATO. Spinosa anche la questione della guerra economica scatenata dal Mondo contro la Russia, con UE e USA in testa. Le sanzioni sono un coltello senza manico a lama bifilare e non lo si può impugnare per uccidere l’avversario senza ferirsi la mano e rischiare di morire dissanguato. L’amministrazione Biden ha la Russia nel mirino da sempre, non dimentica le presunte liason con Trump e intrusioni hacker durante la campagna presidenziale, ma l’UE, seppur a trazione Merkel, Sarkozy & Co, ha fatto della Russia il suo maggior partner commerciale e ora sottovaluta il fatto di esportare beni che migliorano la qualità della vita della popolazione russa e importa beni indispensabili a mantenere la sua qualità della vita.

    La guerra in Ucraina ci dovrebbe portare indietro di oltre 50 anni, a quando gli USA aiutarono alcuni mercenari intenzionati a rovesciare Castro, deciso ad installare missili nucleari sovietici a Cuba, un paese distante 80 miglia dalla Florida. La tensione salì alle stelle col blocco navale di Cuba imposto dagli USA e la terza guerra mondiale entrò in agenda ma JFK, presidente meno timoroso di quanto si pensasse, e Kruscev, uomo di inattesa lungimiranza, trovarono la quadra dopo 13 drammatici giorni e diversi morti da ambedue le parti.

    Foto libera per usi commerciali da Pixabay

    Quella ritrovata pace fu una vittoria degli Stati Uniti, perché il contentino che Kennedy offrì ai Sovietici, per fare buon viso a cattiva sorte (il ritiro dei missili dalla Turchia), fu elargito con tempi e modi noti. Il costo della vittoria lo pagarono però anni dopo i Paesi europei con l’installazione degli Euromissili. Ma quella decisione era un diversivo: Ronald Reagan, presidente meno guerrafondaio di quanto si pensasse, annunciò lo scudo stellare, l’URSS abboccò e, cercando di tenere il passo, alcuni anni dopo implose economicamente quindi politicamente. Le giustificazioni addotte da Putin per invadere l’Ucraina sono deboli: forse non vuole ammettere di temere l’ingresso dell’Ucraina nella NATO e avere missili nucleari USA alle porte di casa.

    Però anche USA e UE sono state ambigue: hanno detto chiaro che nessuno impugnerà le armi per difendere l’Ucraina sul campo ma inviano armi e lavorano al collasso dell’economia russa. Così i maliziosi cominciano a chiedere cosa avrebbe fatto l’Occidente se il Messico avesse deciso un’alleanza economico-politico-militare con Cina (o Russia) e il Sud della California, regione confinante con gli USA, avesse chiesto aiuto all’Occidente e l’annessione a questi ultimi.

    Putin sbaglia? Probabile, ma dietro la sua determinazione e i suoi ammonimenti dev’esserci qualcosa di più: la militanza nei posti apicali del KGB rende difficile pensare stia azzardando il bluff.

    Foto libera per usi commerciali da Pixabay

    La campagna Ucraina era probabilmente premeditata? Si: la Russia ha flirtato per anni con Francia Germania e alcuni leader politici italiani, diventando il maggior fornitore di energia dell’UE; poi ha messo al sicuro gran parte delle sue riserve valutarie; infine ha accettato, senza reagire, gli affronti occidentali su Siria, Medio Oriente, Nord d’Africa. Siano o no fatti collegati, la Russia non sarà la sola a soffrire per le sanzioni ma forse è più preparata. La situazione è effettivamente complessa e va accertato cosa Putin effettivamente insegue: il suo obbiettivo potrebbe non essere l’Ucraina ma molto di più o qualcosa di meno. Aiuterebbe se l’UE iniziasse a trattare l’invasione dell’Ucraina come “questione europea”, non come guerra tra Russia e UE ma guerra tra due paesi europei e poi assumesse ruolo di arbitratore.

    Ugualmente aiuterebbe se Putin invocasse apertamente la sicurezza nazionale del suo Paese, mostrando il coraggio degli USA nel 60, cessando di trincerarsi dietro un’irremovibilità che legittima timori.

     

    Flavio de Luca

    Foto di apertura libera per usi commerciali da Pixabay

     

    missili a Cuba NATO Ucraina Unione Europea
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    Flavio de Luca

    Redaz. Roma – Docente universitario, avvocato quindi manager Specializzato in scienze amministrative ha approfondito i problemi dell’organizzazione amministrativa e dei pubblici poteri insegnando per quattro anni presso la scuola superiore della pubblica amministrazione e scrivendo un primo libro intitolato “definire l’amministrazione” edito da Rubettino. È stato al vertice di aziende pubbliche di Trasporti e Lavori Pubblici inoltre consulente legale e gestore del contenzioso di altra società pubblica di livello nazionale. Ha pubblicato: “Lavoro e immigrazione nuovi diritti di status individuale” edito da “Ed. Croce 2017 e “Tramonto del Welfare e capitalismo globale” edito da Pagine 2019.

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