Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    14 Aprile 2026 - martedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Sviluppo sostenibile»Il cambiamento climatico come opzione politica
    Sviluppo sostenibile

    Il cambiamento climatico come opzione politica

    Nunzio IngiustoDi Nunzio IngiustoDicembre 20, 20220 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    L'arcipelago Tyuleniy in Kazakhstan - Photo by USGS on Unsplash
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    Nel 2022 l’Europa ha registrato il terzo autunno più caldo con temperature superiori di 1°C rispetto alla norma. L’anno si chiude, quindi, con un deficit continentale pesantissimo che ripropone l’urgenza di rivedere piani e strategie contro il cambiamento climatico. I dati diffusi pochi giorni fa dal Copernicus Climate Change Service – C3S dell’Unione europea, ci riportano alle conclusioni della Cop 27 di novembre a Sharm el-Sheikh. Di cosa hanno discusso i leader mondiali e cosa ci hanno lasciato in eredità (o almeno) fino alla prossima Cop 28 di Dubai ? Principalmente di come mantenere sotto la soglia di 1,5 °C l’innalzamento della temperatura del pianeta rispetto ai livelli preindustriali. Si dirà: non è un tema nuovo. Certo che no e non è nemmeno un’ opzione politica nel senso che cambia secondo le stagioni della politica nei singoli Stati. È dalla conferenza sul clima di Parigi del 2015 che il mondo discute di questo. Sta scritto nel trattato internazionale stipulato tra gli Stati membri delle Nazioni Unite dopo quella conferenza. Il documento uscito dall’assise in Egitto, tranne qualche utile novità, ha rimandato alla Conferenza di Dubai le decisioni da prendere per non raggiungere picchi nelle emissioni nocive. La delusione per le conclusioni è stata palese.

    Il 2023 dovrebbe essere l’anno in cui gli obiettivi dei Paesi industrializzati dovrebbero migliorare e non di poco. Se non si spinge sulla decarbonizzazione con l’abbandono graduale dei sostegni statali alle fonti fossili, sarà difficile raggiungere i traguardi prefissati per il 2040. Per restare sotto il fatidico 1,5 °C< è necessario abbassare le emissioni  del 43% nei prossimi 7 anni. Ma il taglio di quelle globali attualmente è modesto: sotto l’1% rispetto al 2019, anno di riferimento. Quanto alle novità giunte da Sharm el-Sheikh, c’è l’adozione del fondo Perdite e Danni (Loss & Damage) causato dai cambiamenti climatici. E’ stata inaugurata una fase nuova nelle relazioni internazionali. Se il fondo verrà veramente applicato porterà ad una maggiore responsabilità dei Paesi che hanno i livelli di inquinamento più alti. Il dato oggettivo è che i paesi industrializzati sono a metà del guado. Le loro economie hanno ancora molto bisogno delle fonti fossili. Per quanto i governi accelerino sulle riforme e sugli investimenti green la meta di “zero emissioni” ci appare abbastanza sbiadita. L’Europa è sicuramente protagonista della transizione ecologica, ma attenzione- avverte il Copernicus Climate Change-  la temperatura media globale a novembre 2022 è stata superiore di quasi 0.2°C rispetto allo stesso mese tra il 1991 e il 2020. Questo nonostante “le temperature in molte regioni oceaniche siano state miti, mentre altre aree marine hanno registrato una temperatura superficiale dell’aria superiore alla media, come il Mediterraneo” ha detto Carlo Buontempo, Direttore di C3S.

    Foto di na­tur­freund_­pics da Pi­xa­bay

    Davanti a questi scenari pensare positivo è quasi un obbligo. Le fonti rinnovabili sono l’unica prospettiva per salvare il pianeta. I nodi da sciogliere sono ancora tanti, però, e alcuni davvero complicati in un mondo sbilanciato e iniquo. Se l’Europa ha affrontato un anno terribile in campo energetico per le conseguenze della guerra in Ucraina, negli Usa- che hanno appena sperimentato la fusione nucleare- sullo sviluppo sostenibile ci sono contraddizioni e trucchi. Secondo un gruppo di lavoro della Camera  dei Deputati le grandi compagnie energetiche stanno sabotando gli impegni sul clima. Non fanno abbastanza per prevenire gli effetti del cambiamento climatico, nonostante le promesse pubbliche di combattere il problema. I deputati americani hanno consultato documenti delle società nei quali hanno scoperto che per ridurre le proprie emissioni le big company hanno pensato di vendere i giacimenti di petrolio a compagnie più piccole. Evidentemente la sostenibilità ambientale non è nel loro core business. Noi di qua dell’oceano cerchiamo di non trasformare la battaglia per il clima in un’ opzione politica secondo i governi e le convenienze.

    Foto di apertura: Il mar Caspio – da Unsplash

    cambiamento climatico Europa finanza ONU
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    Nunzio Ingiusto

    Nato a Pomigliano d’Arco (Na) giornalista, laureato in Scienze Politiche Ha iniziato negli anni ’80 ed ha scritto per l’Unità, Paese Sera, Il Mattino, Il Denaro, Specchio Economico, il Riformista, www.startmag.it. Nella lunga carriera si è occupato di Mezzogiorno, economia, energia, green economy, ambiente. É stato Direttore di periodici locali ed account manager in Eni e Italgas. Ha fatto parte di Comitati, Commissioni speciali su ambiente ed energia. Già consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Relazioni Pubbliche (Ferpi) è membro della Federazione Italiana Media Ambientali ( FIMA) e della Free Lance International Press (Flip). E' autore del libro “Mezzogiorno in bianco e nero“ (Ed. Orizzonti Meridionali). Ha vinto il Premio giornalistico “Calabria ‘79” e il "Premio Nadia Toffa 2022 ».Scrive per FIRSTonline collabora con Italia Notizie24, EspressoSud;

    Articoli correlati

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    L’ONU agonizza a New York, risanarlo altrove, prima che sia troppo tardi

    Aprile 13, 2026

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022119

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026103

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 202636

    Le armi spuntate dell’Europa per la pace a Gaza e in Ucraina

    Settembre 20, 202530
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Sviluppo sostenibile
    Tempo lettura 2 min.

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Di Nunzio IngiustoAprile 13, 202636

    La crisi energetica come effetto della guerra in Medio Oriente durerà ancora a lungo. E…

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    Giustizia minorile: punire invece di educare

    Aprile 13, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?