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    Home»Attualità»La povertà educativa a 60 anni dalla Scuola Media Unificata
    Attualità

    La povertà educativa a 60 anni dalla Scuola Media Unificata

    Paolo PiccinniDi Paolo PiccinniDicembre 20, 20222 VisualizzazioniLettura 8 min.
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    Sessant’anni fa, il 31 dicembre 1962, fu promulgata la legge che istituiva la Scuola Media Unificata. La maggiore riforma scolastica del dopoguerra aboliva una scelta di vita pressoché irreversibile a conclusione della scuola elementare. Tra il proseguire gli studi con una scuola media che preparava agli studi successivi, e una scuola triennale di avviamento professionale al lavoro, a carattere pratico e orientata verso l’industria e il terziario. O ancora, con la scelta di un apprendistato a bottega, o passando ai lavori nei campi, pascoli o pesca. Scelte spesso di necessità, legate ai contesti sociali e alle origini familiari. La riforma di fine 1962, salutata come elemento a favore della mobilità sociale, prometteva l’attuazione dell’articolo 34 della Costituzione e di quell’obbligo scolastico fino ai 14 anni di età che sulla carta esisteva fin dalla riforma Gentile del 1923. L’obbligo sarà elevato ai 16 anni alla fine del 2006.

    Don Milani e gli alunni di Barbiana, Wikicommons

    Con l’anno scolastico 1963-64 si avvia la fondamentale riforma. Gli anni successivi furono di grandissimo fermento per la scuola italiana. Basta ricordare che in essi maturò la redazione di Lettera a una professoressa, scritta da alcuni studenti dell’esperienza della Scuola di Barbiana, animata fin dal 1954 da don Lorenzo Milani. La straordinaria diffusione e influenza di Lettera a una professoressa, pubblicata nel maggio 1967, poche settimane prima della prematura morte di don Milani, è legata alle profonde e scomode verità in essa contenute. Per citare solo le prime righe: «Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che “respingete”. Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate. Due anni fa, lei mi intimidiva. La timidezza ha accompagnato tutta la mia vita. Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra. Strisciavo alle pareti per non esser visto». La timidezza, la povertà educativa, la dispersione scolastica in un piccolo borgo di contadini e pastori furono solo alcuni temi nell’esperienza di don Milani, testimonianza concreta di una possibile scuola diversa. Lettera a una professoressa diventerà libro di riferimento per il movimento del sessantotto italiano e per una generazione di insegnanti che ne seguirà.

    Ma sto raccontando fatti di più di cinquant’anni fa, di non molto prima che questa testata TUTTI pubblicasse il primo numero nel dicembre 1972, e ne ricorre ora il cinquantesimo anniversario. Un articolo del primo numero (a firma Giovanni Polizzi) è un’analisi del crollo verticale delle iniziative di giornali scolastici e studenteschi negli anni tra il 1968 e il 1972.

    Veniamo dunque a oggi. Per capire qualcosa dell’attuale diffusione della povertà educativa, una proposta è visitare la mostra fotografica “Stati d’Infanzia – Viaggio nel Paese che cresce”, al Museo di Roma in Trastevere fino al 26 febbraio 2023 (e dopo in altre località). La mostra comprende ottanta scatti di Riccardo Venturi e un documentario di Arianna Massimi. Le foto sono bellissime, suggestive, alcune impressionanti. Il documentario completa l’efficace informazione: quanto siamo lontani dalle attese della Scuola Media Unificata, della Lettera a una professoressa, degli altri avvenimenti degli anni ‘60 del Novecento!

    Marco Rossi Doria, by Niccolò Caranti
    CC BY-SA 3.0

    Scrive a presentazione della mostra Marco Rossi-Doria, grande esperto di politiche educative e sociali: «La povertà educativa e quella economica si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Ma la povertà educativa non è legata solo alle cattive condizioni economiche, investendo anche la dimensione emotiva, della socialità e della capacità di relazionarsi con il mondo e con l’apprendere». Le immagini della mostra attraversano l’Italia, dalle comunità montane della val Brembana, al chilometro di cemento armato di Corviale (forse il palazzo più lungo d’Europa), fino alla Sicilia delle province di Ragusa e di Agrigento. Ci fanno conoscere per nome alcuni ragazzi e ragazze, ci raccontano le loro storie, i sogni, le speranze. Alcuni vengono da lontano, dall’Africa e da altri continenti, carichi di dolore ma anche di voglia di vivere.

    Mi hanno colpito le immagini di Oumar, nato in Gambia in una famiglia con venti fratelli, fin da bambino ha una grande passione: andare a scuola. A 16 anni compie da solo il suo viaggio senza ritorno, percorre il Senegal, il Mali, il Burkina Faso, poi attraverso una pista del Sahara raggiunge la Libia, e su un barcone di 121 disperati arriva in Italia, in 7 non ce la fanno. Oggi Oumar è a Napoli, ha ripreso la sua passione per la scuola, sta per laurearsi.

    Anche le immagini di Blaze “il russo”, nato a Washington D.C. da madre russa e da un padre africano che non ha mai conosciuto. Cresce a Roma, tra varie case-famiglia e il quartiere Bastogi, detto anche il Bronx della capitale, l’unica America che realmente conosce. Ha 23 anni, la madre soffre di depressione e alcoolismo, la nonna vorrebbe insegnargli il russo. Blaze sogna di fare l’attore, di andare in America, lavora come barman nei locali, accudisce il fratello più piccolo, ha una ragazza e mette i soldi da parte per poter vivere con lei.

    Ancora, le immagini di Tiziano, 20 anni e un fiume di parole, salta da una terrazza all’altra di Corviale, ricorda personaggi dei film di Pasolini. Ha visto morire il padre nel letto accanto quando era bambino, e poi ha avuto in casa vari altri “padri”, uomini decisamente poco adatti a prendersi cura di lui. A 16 anni già si sente capofamiglia, caccia di casa i personaggi più molesti, cerca di fare ordine attorno a sé. Tiziano vorrebbe viaggiare, vedere tutt’altro, chiede a gran voce un lavoro, una vita degna di essere vissuta.

    E infine Cecilia, umbra di 19 anni, un’adolescenza segnata da problemi di alcool e tossicodipendenza, la sua speranza viene da un percorso di disintossicazione con gli operatori della onlus i Tetragonauti. La svolta due anni fa, con l’esperienza “A Scuola per Mare”, cinque mesi in barca, prima di salire ha gettato in un secchio le sostanze che si era portata nello zaino. Ha visitato isole e posti bellissimi, in cima a un vulcano delle Eolie guardando il panorama ha capito che poteva farcela.

    Dal 2010 Save the Children pubblica annualmente un Atlante dell’infanzia a rischio, sempre dedicato a un aspetto specifico (l’ultimo, di circa un mese fa, sul tema della salute). L’Atlante dell’infanzia a rischio 2017, con foto ancora di Riccardo Venturi, uscì con il sottotitolo Lettera alla Scuola.  Un nuovo viaggio a cinquant’anni da Lettera a una professoressa, sei capitoli, 360 pagine, moltissimi dati sulla scuola per quanti vivono ai margini. Dall’introduzione: «In un’Italia in cui le famiglie con minori in povertà assoluta in dieci anni sono quintuplicate, a cinquanta anni dalla scomparsa di don Lorenzo Milani, che ha lottato affinché la scuola offrisse pari opportunità ai suoi studenti, le diseguaglianze sociali continuano a riflettersi sul rendimento degli alunni».

    Scuola Media Carducci, Città di Modena
    CC BY-NC-SA 2.0

     Secondo i dati riportati dallo stesso Save the Children nel rapporto “Alla ricerca del tempo perduto” (settembre 2022), la povertà assoluta riguarda 1,4 milioni di nostri minori, passando dal 13,5% del 2020 al 14,2% del 2021. Altri 2,2 milioni di minori sono in povertà relativa. Il mancato completamento dell’istruzione obbligatoria è del 12,7% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, tre punti sopra la media dei 27 paesi UE, e l’Italia è la prima dei 27 per gli abbandoni degli studenti stranieri. La mancanza di competenze fondamentali anche in giovani che hanno completato la scuola dell’obbligo contribuisce al 25,1% di Neet nella fascia 15-34 anni, altro dato ai massimi europei.

    La povertà educativa coinvolge dunque, nell’Italia a bassissima natalità, un terzo dei minori, ovvero un terzo del nostro futuro. Il recente libro La povertà in Italia, pubblicato da Il Mulino nel maggio scorso, di Chiara Saraceno, David Benassi e Enrica Morlicchio prevede, per questo e per i prossimi anni, un possibile aumento dei dati relativi ai minori e al ceto medio.

    L’impresa sociale Con i bambini, costituita nel 2016 per attuare i programmi del Fondo di contrasto alla povertà educativa minorile, e di cui è presidente Marco Rossi Doria, ha selezionato più di 400 progetti sperimentali, sostenuti da finanziamenti per più di 350 milioni di euro. Ne sono coinvolti mezzo milione di minori, e in rete 7500 organizzazioni tra scuole, enti pubblici e privati.

    Più consistenti finanziamenti sono previsti dal Pnrr per l’istruzione. Un dettagliato Report sul Pnrr e la povertà educativa è stato presentato il 13 dicembre da Openpolis e da Con i bambini, con un ampio cronoprogramma di sei anni negli obiettivi degli asili nido, nuove scuole e contrasto alla dispersione scolastica. Ma un terzo del nostro futuro, zavorrato dalla povertà educativa, non può certo essere lasciato solo alle iniziative delle imprese sociali, dei volontari e dei finanziatori. Avremo la necessaria sensibilità del nuovo Governo e del nuovo Ministero dell’Istruzione e del Merito?

     

    Immagine di copertina da Fiera Didacta 2017, mostra su don Lorenzo Milani, CC BY-NC-ND 2.0

    Autore

    • Paolo Piccinni
      Paolo Piccinni

      Nato nel 1952. Professore a contratto, in precedenza ordinario di Geometria, all’Università Sapienza di Roma. Ho trascorso periodi di studio e ricerca in varie istituzioni negli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Austria. Sono figlio di un giornalista.

    Don Lorenzo Milani Marco Rossi Doria povertà educativa Scuola Media Unificata
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