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    Home»Società»Il Bel Paese di arretratezze e di furbetti
    Società

    Il Bel Paese di arretratezze e di furbetti

    Sergio CiriacoDi Sergio CiriacoAprile 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
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    Ah Italia, il Bel Paese, terra di contrasti e paradossi, dove la dolce vita si mescola con la burocrazia, il fascino millenario si scontra con la velocità moderna. Oh, come potremmo mai dimenticare la terra di Dante, Michelangelo e Leonardo da Vinci, e allo stesso tempo della Regione Sicilia che blocca il fotovoltaico e di una capitale incapace di gestire i rifiuti.

    In Italia, patria della pasta e del gelato, si è creato il perfetto equilibrio tra le calde giornate estive in spiaggia e le code infinite in qualche ufficio pubblico per un passaporto o una carta d’identità. E non possiamo certo negare l’ingegno e la creatività italiana, capace di inventare il cappuccino e inviti di affari all’estero pur di ottenere l’agognato passaporto. Ma che bisogno c’è poi di andare all’estero? Educhiamo il popolo ad una sana cultura nazionale! È proprio in questo meraviglioso paese che l’arte e la cultura si sposano con l’abilità di farsi furbi e aggirare le regole. Sì, perché non c’è niente di più italiano che il talento di trovare una soluzione all’ultimo minuto, o come si dice nel Bel Paese, “l’arte di arrangiarsi”. Un paese dove lo stile e la moda trionfano nelle vetrine, mentre il tasso di crescita del PIL degli ultimi 25 anni è tra i peggiori d’Europa.

    E poi, come non menzionare l’amore per la politica, un intrigo inarrestabile che rende gli italiani gli spettatori di uno show infinito, dove le alleanze si fanno e si disfano più in fretta che cambiare una lampadina. Qual dolci evocazioni di guelfi e ghibellini!

    Ah, l’Italia, terra di poesia e di contraddizioni, dove si può godere di un panorama mozzafiato, mentre si aspetta pazientemente l’esito di una causa civile. Un paese che ci fa innamorare con la sua bellezza, e allo stesso tempo ci fa domandare: “Ma come si fa?”

    Eppure, in Italia, non possiamo non essere affascinati dal calore umano e dall’ospitalità che pervade ogni angolo del paese. Nonostante i suoi difetti, non c’è posto al mondo dove ci si sente più a casa che tra le mura di un antico borgo o seduti al tavolo di una trattoria tipica, mentre l’aroma del sugo di pomodoro invade ogni senso gridando “Vade retro carne sintetica (che sarebbe poi coltivata, ma cosa importa?) ed insetti non prevalebunt!”

    L’Italia, patria della musica e dell’opera, dove si celebra il talento dei grandi maestri e si lesinano i fondi ai teatri e alla coltura. Un paese dove la furbizia e l’ingegno si fondono con l’antica saggezza, creando quel tipico saper vivere che è invidia del mondo intero. In questo Bel Paese, non si può non apprezzare il modo in cui i cittadini sanno lamentarsi con arte, esprimendo le proprie frustrazioni sullo stato delle cose, mentre sorridono indulgenti e accettano la realtà con un sospiro. Sì, perché l’Italia è anche il paese delle lamentele poetiche, dei sogni irrealizzati e delle belle speranze infrante. E come non menzionare la burocrazia, quell’intricato labirinto di carta e timbri che sembra essere stato creato appositamente per mettere alla prova la pazienza degli italiani? Un paese in cui, per ottenere un documento, si deve sfidare la sorte e navigare come Ulisse tra Scilla e Cariddi.

    Ah Italia, la culla del Rinascimento, patria di menti geniali come Galileo e Marconi, che tuttavia oggi sembra aver deciso che le innovazioni del passato siano più che sufficienti. Perché sperimentare e abbracciare il futuro quando si può rimanere saldamente ancorati alle tradizioni e alla nostalgia dei tempi andati? Del resto, chi avrebbe mai bisogno di infrastrutture tecnologiche all’avanguardia o di investimenti nella ricerca, quando si ha il patrimonio storico e artistico più grande del mondo a fare da scudo contro i venti del cambiamento? L’Italia, con la sua saggezza millenaria, ha capito che la chiave del successo sta nell’ignorare il progresso e nel coltivare con amore la propria arretratezza.

    Inoltre, l’Italia sa bene che l’innovazione e la modernizzazione potrebbero essere un pericolo per quella pittoresca lentezza e consolidati interessi che caratterizza il Bel Paese. Perché accelerare i processi e facilitare le comunicazioni quando si può godere della poesia delle attese interminabili e del dolce rumore dei passi persi nella giungla burocratica, che tanto giova allo sviluppo della creatività? Ah, e non dimentichiamo il nostro glorioso sistema scolastico, che per decenni ha sapientemente ignorato la necessità di adattarsi al mondo moderno, preferendo continuare a educare le giovani menti italiane alle glorie del passato. Perché insegnare l’uso delle nuove tecnologie o promuovere l’apprendimento delle competenze del futuro quando si può dedicare tempo ed energie nei consolidati, sperimentati usuali canali educativi? Non escono, dunque, geni dalle nostre scuole? Si certo e vanno a portar, novelli Prometei, luce in altri e più accoglienti lidi di quelli patrii. Poi ci sarebbe il piccolo dettaglio che siamo il paese in Europa, salva la Grecia, con il minor numero di persone con istruzione universitaria o assimilata.

    L’Italia, consapevole delle insidie che si nascondono dietro ogni angolo di progresso, ha sapientemente deciso di ergersi a baluardo contro l’innovazione. Mirabil esempio fu quando per la casual felicità di un duopolista si bloccò, di fatto, per qualche anno il wifi nei luoghi pubblici, per mezzo una legge antiterrorismo unica al mondo. Sommo della perfida calunnia qualche mente malevola, sempre pronta a distruggere che poi è innovare, che oscen motto, addirittura giunse ad associare il fatto alle necessità del summenzionato duopolista che lietamente comprò, causalmente, in cambio la società della figlia di un noto politico, società che faceva più perdite che fatturato.

    Italia nobil primato d’occidente nel bloccar l’intelligenza artificiale. Il che ci accomuna a paesi dalle grandi tradizioni e di cui non pochi dei nostri politici sono amici o ammiratori quali Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. Meglio far finta di non vedere le opportunità offerte dal mondo moderno, e restare fedeli alla formula vincente del “si stava meglio quando si stava peggio” ed ottenere qualche bel fondo pubblico di sostegno. Sì, in questo splendido paese, dove la storia e la cultura si fondono con la passione per il bello e il buono, si è trovato il segreto per arrestare il tempo e tenere a bada l’innovazione. E magari, tra una partita di bocce e un bicchiere di vino, si scoprirà anche la formula per fermare definitivamente il corso della storia.

    In base a future norme di legge in questo articolo non sono stati usati termini che provengano da Albione. A norma si dovrà aggiungere anche l’aggettivo perfida?

     

    Foto libere da Pixabay

    Autore

    • Sergio Ciriaco
      Sergio Ciriaco

      Sono l’amministratore e socio di due aziende agricole che producono energia elettrica fotovoltaica e nel settore agricolo gestiscono uno dei maggiori impianti italiani di acquaponica. Sono amministratore e socio di una società immobiliare che si occupa di turismo a breve a Milano.

    burocrazia furbetti Il Bel Paese infrastrutture tecnologiche intelligenza artificiale
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