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    Home»Società»I content creator, gioco o lavoro?
    Società

    I content creator, gioco o lavoro?

    Claudia del ZioDi Claudia del ZioMaggio 20, 20231 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
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    Fino ad oggi, l’idea di personaggio famoso, è sempre stata legata al ‘mondo dello spettacolo’: tutti abbiamo sentito questo termine almeno una volta, ma sembra che a qualcuno non sia ancora chiaro cosa voglia dire. Secondo l’enciclopedia Treccani, uno ‘spettacolo’ è qualsiasi esibizione artistica che si svolga davanti a un pubblico di spettatori, e l’arte, secondo la definizione di Oxford Languages, è qualsiasi forma di attività dell’uomo come prova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva. In altre parole, lo spettacolo è qualsiasi forma d’arte che riesca ad attrarre spettatori, e conseguentemente, il mondo dello spettacolo è composto da tutti coloro che partecipano alla sua creazione.

    Foto di Aditya Chinchure su Unsplash

    Esempi di spettacolo possono essere film, recite teatrali, trasmissioni televisive; ma considerando tutto ciò che è prodotto dal mondo dello spettacolo, il concetto stesso di spettacolo si amplia includendo quello di una canzone, o di qualunque forma di intrattenimento non strettamente visivo. Se questi termini sono stati coniati, o almeno se hanno assunto il significato che hanno al giorno d’oggi, è perché se ne sentiva il bisogno: la lingua italiana ha origini antiche, e quando è nata sicuramente non esistevano le pop star. E’ così che funzionano le lingue: il mondo si evolve, cambia, vengono create cose nuove e innominate, e loro devono restare al passo. In questo modo, vengono creati nuovi termini ogni giorno. Il difficile non sta nel creare parole nuove, ma nel rendersi conto di quando il concetto che corrispondeva a una certa parola cambia o si espande.

    Non molti anni fa l’intrattenimento era solo quello che potevi trovare in televisione, alla radio, al cinema o a teatro, ma di recente, con l’arrivo di internet, l’umanità ha trovato nuovi modi e nuove piattaforme su cui diffondere i propri contenuti. Adesso, le celebrità possono renderci partecipi di piccoli istanti della loro vita quotidiana postando un tweet, o una foto su Instagram, o possono condividere con noi le proprie opinioni in tempo reale su fatti di attualità completamente in autonomia, scrivendo brevi post o pubblicando video, senza dover aspettare che qualcuno li intervisti. Inizialmente era solo questo, ed era divertente così, ma non c’è voluto molto prima che qualcuno cominciasse a imitarli.

    Foto libera da Pixabay

    In un primo periodo, le interazioni che le persone avevano sui social network erano abbastanza fedeli a quelle della vita reale. Certo, i cosiddetti leoni da tastiera esistevano, ma si comportavano comunque come persone comuni: interagivano con i propri amici e conoscenti, e quello che scrivevano era sempre indirizzato a persone delle quali conoscevano l’identità. Esistevano sicuramente i gruppi dove sconosciuti si riunivano per parlare di ideali o passatempi che li accomunavano, ma in ogni caso, i contenuti che ognuno condivideva erano indirizzati solo ai membri di quel gruppo. Per rendersene conto basta vedere come funziona Facebook: il fatto che ognuno si chiama con nome e cognome, che i tuoi “followers” si chiamano “amici” e che l’amicizia è per forza reciproca, sono tutti indici del fatto che la piattaforma è stata progettata per fare solo da contorno alle relazioni che si avevano già nella vita reale. Tutto il mondo poteva vedere ciò che si condivideva, ma nessuno condivideva niente con l’intenzione di farlo vedere a tutto il mondo; perché noi ci vedevamo, agli occhi degli sconosciuti, come persone a caso. E a nessuno importa cosa fanno le persone a caso. Esclusi da questa regola, come nella vita reale, erano i personaggi famosi: ciò che condividevano era per tutti, o almeno era scritto con la consapevolezza che chiunque avrebbe potuto leggerlo. E non c’è voluto molto finché qualcuno cominciasse ad imitarli.

    “Se tutti possono vedermi, perché non farmi vedere da tutti?”; probabilmente è ciò che hanno pensato. Le prime sono state le pagine di memes o di barzellette, o forse quei primi youtuber che facevano video umoristici. Mano a mano, però, molte persone, dagli svariati talenti, hanno deciso di approfittare di questo nuovo mondo, dove non hai bisogno di avere le conoscenze giuste per farti notare e si sono messi in gioco, hanno aperto le loro pagine pubbliche e hanno messo in mostra quello che avevano da offrire, giocando a fare le celebrità. Ovviamente, le piattaforme si sono accorte di quello che stava succedendo, e sono riuscite a restare al passo: quelle usate oggi dai giovani sono molto diverse da Facebook. Potremmo prendere come esempio Instagram: non è un app progettata solamente per condividere foto con i tuoi amici, e quelli che su Facebook si chiamavano ‘amici’ non ci sono più: adesso si chiamano followers, letteralmente ‘seguaci’, che potrebbero essere i tuoi conoscenti, come pure i tuoi fan. Inoltre, almeno che il tuo profilo non sia privato, gli utenti possono seguirti anche senza il tuo consenso, esattamente come le persone che seguono le celebrità.

    Chiara Ferragni – Foto da wikipedia.org – CC BY-SA 4.0

    Ma la svolta più grande dei social moderni è stata l’aggiunta della monetizzazione, e cioè la possibilità di ricavare dei soldi dai contenuti che pubblichi, purché siano stati visti e condivisi molte volte. Questa funzione ha cambiato la vita di molte persone, che hanno cominciato a guadagnarsi da vivere grazie a ciò che condividono su internet, ed ha reso ufficialmente possibile fare dei social network, un lavoro. Il nome può variare da YouTuber, a TikToker, a influencer, ma il termine che li accomuna tutti è “content creator“.

    Se una persona è conosciuta da milioni di persone, non si può considerare una celebrità? Se la sua attività gli dà un compenso, non può essere considerato un lavoro? Sembrerebbe scontato; eppure, purtroppo, ogni giorno queste persone ricevono commenti da gente che pensache i loro contenuti siano stupidi, e quindi che, il loro, non sia un vero lavoro. Se si crede che i social media siano solo delle perdite di tempo piene di contenuti “trash”, risulta difficile rispettare questa professione, e si fallisce nel riconoscere quanto sia importante e prezioso il fatto che così tanti giovani stiano trovando opportunità di lavorare facendo ciò che amano. Nonostante le avversità, però, i content creator sembrano avere la fortuna dalla loro parte: proprio quest’anno, nel 2023, Chiara Ferragni ha avuto l’onore di fare la co-conduttrice al festival di Sanremo, segnando forse la prima volta che un’influencer ricopre un ruolo così importante per la televisione italiana: è una grande vittoria per tutta la community, e si può prevedere che cose del genere accadranno più spesso in futuro.

     

    Foto di apertura libera da Pixabay

    Autore

    • Claudia del Zio
      Claudia del Zio

      16 anni

      Vado al liceo linguistico, all’università mi piacerebbe studiare lingue orientali. Nel tempo libero disegno o posto storie su siti americani.

    content creator Influencer Instagram Tik Tok YouTuber
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