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    Home»Attualità»Israele e Palestina: una magnifica occasione per perpetuare l’odio e la vendetta
    Attualità

    Israele e Palestina: una magnifica occasione per perpetuare l’odio e la vendetta

    Alessandro Erasmo CostaDi Alessandro Erasmo CostaOttobre 20, 20230 VisualizzazioniLettura 7 min.
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    Quando ero giovane, negli anni ’70 e ’80, avevo letto e riletto la frase di André Glucksmann nel suo bellissimo saggio L’XI Comandamento: “ricordatevi che siete esseri umani, e nulla di ciò che è disumano vi è estraneo”.

    Non è che l’umanità di allora avesse smesso di dedicarsi a orrori e violenze, come testimoniano i massacri del Ruanda, e più tardi gli orrori dei Balcani (e ce n’erano già molti altri). Negli ultimi anni però la ferocia degli esseri umani ci assale da tutte le parti. L’ISIS, i Talebani, Putin e in questi giorni Hamas.

    Siamo stupefatti e personalmente colpiti sulla nostra pelle, dal massacro dei ragazzi israeliani che partecipavano ad una festa e delle persone che vivevano in due paesini vicini al confine di Gaza. Alcuni hanno parlato di comportamenti bestiali, ma non mi risulta che gli animali si comportino in quel modo. Poco importa se, come alcuni dicono, la propaganda filoisraeliana si stia eventualmente servendo di immagini e argomenti volti a suscitare il massimo orrore, mostrando che i terroristi avrebbero ucciso, decapitato e bruciato anche bambini. I massacri dei giovani israeliani, delle famiglie e la presa di ostaggi sono ampiamente sufficienti a dimostrare la brutalità dei terroristi. Non dimentichiamo mai però, che nelle sedi dell’Isis sono state trovate grandi quantità di potentissime droghe, delle quali i capi del terrorismo si servono per eliminare i freni inibitori delle loro truppe, facilitando la commissione delle più efferate forme di violenza. I capi evidentemente, non si fidavano della possibile coscienza ed umanità dei loro ragazzi, ricorrendo a pesanti droghe, temendo cioè che l’indottrinamento religioso non fosse sufficiente.

    Foto di pubblico dominio da wikipedia.org

    Del resto le religioni sono sempre state un formidabile schema ideologico per giustificare crimini, naturalmente per semplici ragioni di potere. Pensando alla molto probabile reazione israeliana, viene tristemente alla memoria il massacro degli Albigesi di Bèziers, (1209) una cittadina francese che ospitava una grande comunità di quei cosiddetti eretici. Un soldato chiese al delegato del Papa, Arnauld Amaury, come potesse distinguere tra i cristiani e gli eretici albigesi. La risposta è purtroppo emblematica e terribilmente attuale “uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”. Quindi la sfida più difficile è già -ma sarà soprattutto in seguito- il comportamento di Israele. Ho già ricordato molte volte che dopo l’attentato al Bataclan di Parigi, un padre francese, che aveva perduto suo figlio, aveva dichiarato “terroristi, non avrete il mio odio”.

    Nella pandemia di chiacchiere, di analisi di ogni tipo, sui giornali e le televisioni, mi sembra che nessuno voglia ricordare le radici dello stato del popolo ebraico. Non solo il socialismo e il comunismo sono stati inventati da pensatori ebrei, ma i fondatori di Israele avevano realizzato una comunità socialista come provano i kibuz. Non riesco a dimenticare che la corte suprema di Israele aveva assolto il criminale ucraino Ivan Demjanjuk, collaboratore dei nazisti, nell’uccisione degli ebrei ad Auschwitz, perché non aveva ritenuto di avere prove che lo condannassero, oltre ogni ragionevole dubbio.

    Tutta la comunità lo voleva impiccato, ma la suprema corte, quella dell’Israele di allora, rivendicò la sua natura di giudice, e non cedette alla reazione umana della vendetta.

    Un grande paese, condotto da grandi uomini, come Perez, Sharon e Rabin, che avevano tutti una visione politica. Sharon, che è stato uno dei più duri, autore di provocazioni verso i palestinesi, aveva restituito loro la Striscia di Gaza non soltanto per controllarli, ma anche nel perseguimento della strategia di dare loro uno spazio territoriale, per quanto limitato e sorvegliabile. Rabin aveva visto più lontano arrivando agli accordi di Oslo, che miravano alla pace fra due popoli e due stati.

    Oggi questo paese, faro di libertà e democrazia, che annovera decine di premi Nobel, è condotto da un piccolo politico, accusato di corruzione e da un gruppetto di integralisti fascisti. Anche i politici israeliani confermano la decadenza delle democrazie tentando di limitare i poteri dei giudici, come fanno tutti gli attuali o aspiranti dittatori, come Orban, Putin e Morawiecki.

    Per fortuna in Israele ci sono state gigantesche proteste contro questa regressione. Però è Netanyahu a pilotare la reazione israeliana al tremendo attacco di Hamas.

    Riuscirà Israele a resistere alla vendetta, imbrigliando la tentazione di reagire a un massacro con un massacro, adottando cioè una difesa che non sia vendetta?

    Molti leader delle democrazie del mondo appaiono inginocchiati dinnanzi ad Israele, anche se qualche voce si leva per far notare che molti palestinesi di Gaza non fanno parte di Hamas e hanno sempre subito le vessazioni di questi terroristi, purtroppo insieme a reazioni repressive di Israele, spesso più persecutorie che difensive.

    Preoccuparsi della sorte degli ostaggi è una manifestazione di civiltà o di debolezza? Dopo la morte di Rabin i leader israeliani hanno purtroppo scelto la legge del più forte, rinunciando a quel progetto politico di creazione di due stati che, per quanto lungo e difficile, avrebbe potuto un giorno assicurare la pace e la convivenza fra le due comunità. Alberto Bradanini lo dice in modo semplice e chiaro “Il terrorismo non è un fenomeno di criminalità comune, ma di natura politica, e dunque per debellarlo occorre una strategia politica”. E se non voleste credere a questo grande intellettuale, troppo fuori dal coro, leggete il bellissimo libro di Francesco Benigno, Terrore e Terrorismo.

    Foto di hosny salah da Pixabay

    Sarà molto difficile evitare a Gaza un altro massacro, ma oltre che tremendo ed immorale, avrebbe l’effetto più stupido ed inutile di ogni vendetta: quello di perpetuare l’odio costringendo i palestinesi nel mondo e quelli che vivono in Israele, a giustificare i terroristi, se non ad unirsi a loro. La sospensione dell’acqua e dell’energia elettrica rappresentano già una indiscriminata vendetta, che colpisce gli innocenti insieme ai colpevoli. Certo, colpire i terroristi senza un massacro di civili è una operazione molto più lunga e difficile di un bombardamento a tappeto. Si potrebbe evitare di colpire ospedali e scuole, anche se vi si annidano i terroristi, ma si potrebbe anche cercare la collaborazione di tutti quei poveri palestinesi che hanno subito, per anni, la prepotenza di Hamas. Anche i cittadini di Castel Vetrano hanno giustamente paura di denunciare i mafiosi, ma pian piano molti di loro potrebbero vincere questa paura, quando si rendessero conto della forza di uno stato democratico e dei suoi valori. Ma questa strategia ha bisogno di tempo e di visione politica e certamente non soddisfa la folle rabbia di molti ebrei, non solo come Pacifici, un membro della comunità romana, ospitato da un talk show, ma neppure quella, molto meno giustificabile, di una scrittrice ed intellettuale, come Fiamma Nirenstein.

    In queste ore, e speriamo nei prossimi giorni, sembra che Israele stia adottando una saggia moderazione, consentendo ai palestinesi di Gaza di mettersi in salvo, per evitare un gigantesco massacro che avrebbe solo l’effetto di attizzare e rafforzare l’odio verso Israele in tutto il mondo. Poco importa se dietro ci siano strategie geopolitiche, pressioni dell’America e di altri paesi.

    In queste poche righe mi limito a ricordare che Israele è stata per anni l’ambasciatrice della democrazia e della libertà nel Medio Oriente: vorrei solo che tornasse ad esserlo.

    La Suprema Corte di Israele ci volle dimostrare che la giustizia e la difesa sono diverse dalla vendetta.

    Ricordatelo, amici israeliani, e dite ai terroristi che non avranno il vostro odio.

     

    Foto di apertura di oktay karataşoğlu da Pixabay

    Autore

    • Alessandro Erasmo Costa
      Alessandro Erasmo Costa

      Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

    Gaza Hamas Israele Palestina Perez Rabin Sharon Striscia di Gaza
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