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    Home»Pane al pane, vino al vino!»Lettera aperta all’Ambasciatore di Israele a Roma
    Pane al pane, vino al vino!

    Lettera aperta all’Ambasciatore di Israele a Roma

    Carlo PantanellaDi Carlo PantanellaFebbraio 20, 20240 VisualizzazioniTempo lettura 3 min.
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    Egregio Signor Ambasciatore d’Israele a Roma

    Foto di Radio Bruno, CC BY 3.0, commons.wikimedia.org

    Lei ha duramente attaccato Ghali per aver detto a Sanremo “stop al genocidio”.

    Ma come? Bibi, il suo premier, ha detto che assolutamente non vengono attaccate le popolazioni civili della striscia di Gaza; quindi, probabilmente il cantante si riferiva al genocidio del 7 ottobre! Giusto? E allora perché attaccarlo?

    O forse lei è perfettamente consapevole che Israele sta massacrando l’inerme popolazione civile nella striscia di Gaza.

    Lo sappiamo tutti che il 7 ottobre si è verificato un genocidio nei vostri confronti, ma è anche vero che, qualche giorno dopo, è partita la vostra reazione, definita come “eccessiva” da parte del Presidente degli Stati Uniti, paese notoriamente molto amico vostro.

    Voi avete il sacrosanto diritto di reagire all’aggressione che avete subito, ma non avete, né voi, né chiunque altro al mondo, il diritto di aggredire la popolazione civile, i bambini, le donne, gli anziani.

    Nessuno ha il diritto di aggredire la popolazione inerme, in nessun caso, anche se queste persone sono state messe “a scudo” dei nemici.

    La vostra cultura è fortemente pervasa da una religione secondo la quale Dio avrebbe creato l’universo, le galassie, i pianeti, le stelle, la terra, tutti gli animali, gli esseri umani, i laghi, i mari e montagne, però poi ha scelto un piccolo popolo di pastori, nominandolo “popolo prediletto”.

    Avete il pieno diritto di credere di essere il popolo prediletto da Dio, ma non avete alcun diritto di commettere atti che l’umanità non ammette.

    Il vostro comportamento appare vendicativo: non cercate giustizia, sembra che voi vogliate proprio vendicarvi e che lo riteniate giusto.

    Noi cristiani istintivamente pensiamo ad un Dio misericordioso, un Dio che perdona, un Dio che ama tutti (almeno in termini di principio religioso e collettivo, poi naturalmente il nostro comportamento personale spesso è incoerente) per cui abbiamo delle difficoltà a giustificare la vendetta in quanto tale.

    Tutti gli indubbi torti e persecuzioni che avete subito per millenni, NON vi autorizzano a commettere genocidi: anzi dovreste essere maestri di equilibrio, di saggezza, di comprensione dei deboli, i maggiori nemici dell’ingiustizia, della prevaricazione e della vendetta.

    E per favore, Sig. Ambasciatore, non mi dia del razzista: io ho avuto e ho numerosi amici ebrei, alcuni dei quali erano delle persone ignobili, altre delle persone meravigliose, come succede un po’ in tutte le categorie umane: le assicuro, alcuna prevenzione “razziale”.

    Come si fa a criticare una frase come “stop al genocidio”?

    Foto di apertura di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

    Autore

    • Carlo Pantanella
      Carlo Pantanella

      Laureato in Economia e Commercio « cum laude » all’Università La Sapienza nel 1982. Già membro del Consiglio Regionale Confindustria Lazio. Già Vicepresidente AISCRIS, “Associazione Nazionale Consulenti per l’Innovazione e lo Sviluppo” aderente a FITA CONFINDUSTRIA. Capitano in Congedo dell’Arma dei Carabinieri, doppiatore e Speaker TV.

    Ghali Israele stop al genocidio Striscia di Gaza
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