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    Home»Pane al pane, vino al vino!»“Patria” è desueta?
    Pane al pane, vino al vino!

    “Patria” è desueta?

    Carlo PantanellaDi Carlo PantanellaAprile 20, 20240 VisualizzazioniTempo lettura 3 min.
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    Negli anni ’70, pronunciare la parola “patria” portava spesso a essere derisi o addirittura etichettati come fascisti. Fortunatamente, le cose sono cambiate nel corso del tempo. Uno degli elementi fondamentali che ha contribuito a questa trasformazione è lo sport, in particolare il calcio, che ha riportato in auge il tricolore e il senso di italianità e ha giocato un ruolo significativo nell’incoraggiare un sano sentimento patriottico in Italia. Mostrare orgoglio nazionale attraverso simboli come la bandiera italiana è diventato accettabile ed diffuso. Tuttavia, c’è ancora una certa tendenza ad associare il patriottismo alla destra politica. Se su un social media si utilizza la bandierina italiana, si rischia spesso di essere etichettati come sostenitori di ideologie di estrema destra, il che è molto fastidioso. Spesso il Risorgimento, pur essendo un capitolo importante della storia italiana, viene considerato superato, dimenticato, polveroso, retorico. Tuttavia, è fondamentale ricordare che il nostro Paese si basa su due grandi rivoluzioni: il Risorgimento e la Liberazione. Senza anche una sola delle due, l’Italia di oggi non sarebbe l’Italia che è. Durante il Risorgimento, l’aspirazione principale era quella di liberare le terre irredente, ovvero quelle abitate da italiani desiderosi di essere parte dell’Italia. A nessuno è mai venuto in mente di invadere il Ticino o la Corsica. Quando perdemmo Nizza e Savoia, Garibaldi si limitò ad esprimere il suo dolore per la perdita della sua città. Tutto qui. A differenza della visione fascista, che era di stampo imperialista, il Risorgimento si concentra sull’identità culturale di un popolo che non intende invadere o sottomettere altri; anzi, invadere un altro popolo sarebbe stato contraddittorio. La visione risorgimentale della patria si basa sull’idea di solidarietà, libertà e identità culturale, senza alcuna intenzione di conquista o dominio su altri popoli. Che purtroppo è esattamente quello che vediamo fare da Putin e, diciamoci la verità, gran parte del popolo russo: i russi sono convinti che sia loro dovere invadere popoli più piccoli per “proteggerli” (da chi e da cosa non si sa, forse dall’Occidente decadente). Anche la visione fascista era intrisa di tendenze imperialiste, con l’obiettivo di ricreare un grande impero. L’invasione dell’Etiopia era finalizzata solo a ottenere il titolo di imperatore per il Re. L’Italia fascista perseguiva una politica di conquista: conquistare e sottomettere, chissà perché, avrebbe dato lustro e prestigio. Nel concetto moderno di sviluppo, le nuove risorse vengono create dal sistema produttivo: anticamente questo sistema non c’era, per cui l’espansione era giustificata permettendo di appropriarsi di risorse nuove. Questi due concetti, quello risorgimentale e quello fascista, non solo non hanno nulla in comune, ma sono addirittura opposti. Comprendere le differenze tra la visione risorgimentale e quella fascista della Patria ci permette di apprezzare l’importanza dell’identità culturale, della libertà e della solidarietà.

    Autore

    • Carlo Pantanella
      Carlo Pantanella

      Laureato in Economia e Commercio « cum laude » all’Università La Sapienza nel 1982. Già membro del Consiglio Regionale Confindustria Lazio. Già Vicepresidente AISCRIS, “Associazione Nazionale Consulenti per l’Innovazione e lo Sviluppo” aderente a FITA CONFINDUSTRIA. Capitano in Congedo dell’Arma dei Carabinieri, doppiatore e Speaker TV.

    Italia patriottismo risorgimento
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