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    Home»Diritti»Scontro coi magistrati, Meloni azzoppata
    Diritti

    Scontro coi magistrati, Meloni azzoppata

    Rodolfo RuoccoDi Rodolfo RuoccoFebbraio 20, 20253 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Scontro Meloni magistrati, I magistrati protestano contro il governo Meloni
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/29/meloni-indagata-ruolo-procura-esposto-tribunale-ministri-cosa-succede-ora/7856155/
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    Il governo di destra-centro beccheggia. Lo scontro Meloni-magistrati e l’economia in affanno (la produzione industriale va sempre più giù) fanno navigare l’esecutivo in un mare in tempesta. Unico punto di forza di Giorgia Meloni è la politica estera: l’intesa con Donald Trump, il nuovo presidente degli Stati Uniti. Pubblichiamo un pezzo di Rodolfo Ruocco già uscito a fine gennaio su “Sfoglia Roma”.

    Cecilia Sala e Giorgia Meloni

    Giorgia Meloni non appare più invulnerabile. Lo scontro Meloni-magistrati azzoppa la presidente del Consiglio.

    Fino a qualche giorno fa Meloni colleziona solo successi nazionali e internazionali. Vince quasi tutte le elezioni amministrative degli ultimi due anni dopo il trionfo alle politiche del settembre 2022. In particolare lo spread tra i Btp decennali italiani e i titoli analoghi tedeschi viaggia appena sopra quota 100 punti, nonostante l’enorme peso del debito pubblico tricolore. Neppure Mario Draghi, presidente del Consiglio di grande successo, era riuscito a spuntare un risultato così brillante.

    Meloni colleziona clamorose vittorie soprattutto in politica estera. Riesce a liberare dal duro carcere degli ayatollah iraniani la giornalista Cecilia Sala; incontra in Arabia Saudita il principe e primo ministro Mohammad Bin Salman e sigla intese per 10 miliardi di dollari. Ottiene un posto da vice presidente della commissione europea per Raffaele Fitto, ministro del suo governo di destra-centro.

    Scontro Meloni magistrati, Protesta dei magistrati a Napoli contro il governo
    Protesta dei magistrati a Napoli contro il governo

    Sfonda soprattutto nei rapporti con Donald Trump. Vede più volte il nuovo presidente degli Stati Uniti, è l’unica leader di governo occidentale a partecipare alla cerimonia d’insediamento a Washington del successore di Joe Biden alla Casa Bianca. Trump non lesina complimenti: «Giorgia Meloni è una leader e una persona fantastica». Commenta: «Mi piace molto». Lei è soddisfatta perché vuole tutelare «l’interesse nazionale dell’Italia».

    Di fronte alle molte difficoltà della navigazione del suo governo (industria in affanno, bassi salari, contrasti con gli alleati di governo Salvini e Tajani, rinvio a giudizio della ministra Daniela Santanchè) non si spaventa. Assicura: il suo esecutivo durerà per tutta la legislatura. Anzi, fa notare ai giornalisti: «Questo è già il settimo governo per longevità e proseguiremo per questa strada». Le critiche delle opposizioni e dei sindacati hanno scarsi effetti e non la spaventano.

    I magistrati protestano a Torino contro il governo

    Si lancia anche in una riforma bollente, quella della giustizia e, in particolare, la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Lo scontro Meloni-magistrati è immediato. Succede il finimondo. Giudici e pubblici ministeri, su spinta dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), protestano all’inaugurazione dell’anno giudiziario contro il progetto di separazione delle carriere, lasciano le aule della cerimonia sventolando una copia della Costituzione. La protesta avviene anche a Napoli, a Castel Capuano, quando il ministro della Giustizia Carlo Nordio comincia a parlare.

    Un colpo durissimo al cuore del governo arriva quando la procura della Repubblica di Roma comunica di aver iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento e peculato Meloni, Nordio, il ministro dell’Interno Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano. L’atto è dovuto, si spiega, perché l’esecutivo italiano ha permesso il rientro in Libia del generale Najeem Osema Almasri Habish, accusato di atroci crimini dalla Corte penale internazionale contro i migranti imprigionati nel paese nord africano.

    Giorgia Meloni alla Camera con il governo

    Lo scontro Meloni-magistrati è violento. La presidente del Consiglio replica attaccando: «…non sono ricattabile, non mi faccio intimidire». Vuole andare avanti «a difesa degli italiani soprattutto quando è in gioco la sicurezza della nazione».

    Un fatto è sicuro: con Meloni indagata rischia di riaprirsi la “guerra” decennale tra politica e magistratura. La magistratura dal 1992-1993, con Tangentopoli e l’azzeramento della Prima Repubblica, influenza e condiziona la politica. E allora tra i tifosi più appassionati dei magistrati c’era il Msi, il partito erede del fascismo trasformatosi poi in An e quindi in Fratelli d’Italia, la forza politica di destra democratica fondata da Meloni. Lo scontro Berlusconi-magistrati è un’onda lunga che sugella tutta la travagliata vita della Seconda Repubblica. Già nel 1994 un avviso di garanzia causa la caduta del governo guidato da Silvio Berlusconi, il primo della Seconda Repubblica.

    Non si sa cosa deciderà il Tribunale dei ministri: se archiviare o trasmettere gli atti alle Camere per esaminare la richiesta di autorizzazione a procedere contro Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano. Ma è bene evitare “supplenze” per il bene della democrazia. Al Parlamento spetta il potere legislativo, al governo quello esecutivo e alla magistratura l’incarico di applicare la legge. Stop. Ognuno deve fare il suo lavoro. Se avvengono “invasioni di campo” sostenute da trombe populiste c’è il caos con conseguenze imprevedibili.

    Autore

    • Rodolfo Ruocco
      Rodolfo Ruocco

      Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

    Anm Cecilia Sala Giorgia Meloni Osema Almasri scontro Meloni-magistrati separazione delle carriere
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