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    Home»Sviluppo sostenibile»L’Europa green sfiducia la sostenibilità
    Sviluppo sostenibile

    L’Europa green sfiducia la sostenibilità

    Nunzio IngiustoDi Nunzio IngiustoAprile 18, 20252 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Soffia un venticello pericoloso in Europa sulle politiche di contrasto al cambiamento climatico. Politiche, non semplici azioni, tanto è chiaro che per salvare il salvabile del Pianeta bisogna agire su più livelli. Da quelli urbani, agli industriali, a quelli sociali e culturali. Nulla può essere più lasciato allo spontaneismo degli uomini che – abbiamo visto – si sono resi conto tardi di dover rimediare a un’ infinità di guasti. La salvaguardia dell’ambiente resta una priorità universale. Una lotta per la sopravvivenza, come si continua a gridare nei cortei di mezzo mondo. Il venticello che spira sull’Europa semina molta incertezza. E se la sommiamo a tutto quello che arriva dagli Usa di Donald Trump, l’avvilimento non conosce limiti.

     Un Continente “pentito”

    Forse non se ne avvertiva il bisogno, eppure il Parlamento europeo, dopo aver fatto buone cose per la tutela dell’ambiente, di recente ha deciso di alleggerire i vincoli di sostenibilità ambientale per le aziende. A grande maggioranza si è espresso per una revisione delle misure contenute nel cosiddetto pacchetto Omnibus, in particolare per quel che riguarda la rendicontazione della sostenibilità. Ora, se anche il prossimo Consiglio europeo darà via libera, in futuro solo le imprese con mille dipendenti e un fatturato superiore a 50 milioni di euro, saranno obbligate a rendicontare sulla sostenibilità. In sostanza quasi l’80% delle imprese saranno esonerate dai precedenti obblighi di CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). L’alleggerimento riguarda anche il rinvio delle scadenze di pubblicazione dei dati. I cittadini, insomma, non sapranno più chi e quanto li avvelena. Avrebbero potuto essere informati prima, lo saranno molto più in là negli anni. L’operazione va a vantaggio delle piccole e medie aziende che hanno contestato le precedenti norme. Di soldi per adeguare impianti e produzioni industriali ce ne sono sempre meno e per tenere in equilibrio la Commissione di Ursula von Der Leyen, ecco che si rendono meno stringenti certi obblighi. E’ una svolta ispirata dalla destra ? Si, per buona parte, ma ragioniamo. Gli attacchi alle severe regole del Green Deal del 2019 non si sono mai fermati e la necessità di rivederne alcuni punti era emersa già prima delle elezioni per il rinnovo del Parlamento. La sinistra europea, i moderati avrebbe dovuto capire il disagio e le difficoltà che montavano e chiedere un riesame di norme evidentemente penalizzanti. La maggioranza che ha cambiato la situazione è arrivata molto tardi. Non aver costruito per tempo un percorso negoziale largo, ha fatto si che le forze più ostinatamente contrarie alle politiche climatiche si intestino oggi la deregulation sugli obblighi di sostenibilità. Il venticello si accompagna al pentimento ? Penso che la conseguenza sarà un minore controllo sulle attività industriali inquinanti e nuovi pesanti contraccolpi sul clima. Non c’erano altre soluzioni ? La modifica delle regole è grande un passo indietro, dicono molte associazioni ambientaliste, mentre altre sono sollevate dagli ultimi dati sulla crescita delle rinnovabili.

    Rinnovabili in salita.

    Secondo il Rapporto Global Electricity Review dell’Agenzia Ember, infatti, le fonti rinnovabili nel mondo sono oggi il 32% della produzione di elettricità. In tutto il mondo la domanda di elettricità è cresciuta per la combinazione di due fattori: le ondate di calore e la crescita esponenziale dei data center. Le ondate di calore sono uscite dalle tradizionali classificazioni geografiche e condizionano quasi per intero i programmi di sviluppo sostenibile. I data center sono gli alleati scomodi delle ondate di calore perché con i sistemi di Intelligenza artificiale hanno bisogno di quantità crescenti di energia. Non dovrebbe essere difficile capire che tali fenomeni richiedono politiche (lo dicevo all’inizio) a basso impatto climatico con obiettivi misurabili ed emendabili. In Europa le rinnovabili sono passate dal 34% del 2019 al 47% del 2024, mentre i combustibili fossili sono scesi dal 39% al 29%. Sono tendenze positive e l’effetto del Green Deal si è visto con la crescita di eolico e solare sia in ambito civile che industriale. In un solo anno l’industria delle rinnovabili ha fornito al “sistema Europa” 858 Terawattora di energia aggiuntiva. Il rapporto Global Electricity Review analizza i dati di 215 Paesi e fissa l’attenzione su 13 gruppi geografici, tra cui Europa, Africa, Asia. I Paesi industrializzati hanno davanti ancora grandi opportunità per cambiare modello di sviluppo e irrobustire con i fatti i programmi di sviluppo delle fonti non inquinanti. Le scelte che l’Europa farà senza abiure, senza ideologismi, con realismo, bilanceranno la rinnovata fiducia di molti governi verso le energie fossili ? È certo che affievolire la trasparenza sui dati che impattano sul’ambiente non giovano al raggiungimento degli obiettivi mondiali. La politica ha la sua rilevanza. La partita  è apertissima.

    Autore

    • Nunzio Ingiusto
      Nunzio Ingiusto

      Nato a Pomigliano d’Arco (Na) è giornalista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 1986. Laureato in Scienze Politiche, attualmente è Direttore responsabile del quotidiano www.ItaliaNotizie24.it. Ha scritto per l’Unità, Paese Sera, Il Mattino, Il Denaro, Specchio Economico, www.Firstonline.it. Si è occupato di Mezzogiorno, economia, energia, green economy, ambiente. É stato Direttore di periodici locali ed account manager in Eni e Italgas. Ha fatto parte di Comitati, Commissioni speciali su ambiente ed energia. Già consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Relazioni Pubbliche (Ferpi) è membro della Federazione Italiana Media Ambientali ( FIMA) e della Free Lance International Press (Flip). E' autore del libro “Mezzogiorno in bianco e nero“ (Ed. Orizzonti Meridionali). Ha vinto il Premio giornalistico “Calabria ‘79” e il "Premio Nadia Toffa 2022 ".

    clima Europa Parlamento Europeo sostenibilità
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