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    Home»Voci da Kyiv (Kiev)»La democrazia non va in vacanza
    Voci da Kyiv (Kiev)

    La democrazia non va in vacanza

    Marina SorinaDi Marina SorinaAgosto 19, 20251 VisualizzazioniLettura 6 min.
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    Di recente a Kyiv e in altre città dell’Ucraina si sono svolte proteste che hanno suscitato un’ampia risonanza. Fiumi di critiche si sono abbattuti con forza contro le autorità ucraine e seri motivi di preoccupazione sono stati espressi da autorevoli politici europei. Si è persino parlato del possibile fallimento del processo di adesione all’UE e della sospensione dei finanziamenti.

    Ma gli eventi della fine di luglio 2025 devono davvero essere percepiti come una minaccia per il sistema delle istituzioni democratiche in Ucraina?

    Cosa è accaduto davvero in quei giorni del mese scorso? Lo racconta l’articolo di Marina Sorina.

    Iryna Medved

    Il Maidan

    La storia recente dell’Ucraina indipendente è ciclica: quando si accumulano i problemi, arriva una crisi catartica per risolverli tramite proteste pacifiche che portano al rinnovamento. Il meccanismo di dialogo fra la società e i vertici, concepito ad Atene e perfezionato dai cosacchi di Zaporizhzhia, funziona ancora, anche nei tempi di guerra. Se il governo si permette di prendere decisioni palesemente sbagliate, il popolo si fa sentire in piazza, e queste proteste pacifiche e spontanee sono definite con la parola “maidan”, “piazza” in ucraino.

    In realtà, nel corso degli anni dell’indipendenza dell’Ucraina, il termine “Maidan” ha assunto un significato generale, indicando un movimento di protesta di massa contro le azioni illegittime del potere. È associato al nome della piazza centrale di Kyiv, “Maidan Nezaležnosti” (Piazza dell’Indipendenza), che rappresenta il principale luogo delle manifestazioni di disobbedienza civile in Ucraina. Maggiori informazioni in una nostra pubblicazione precedente.

    Il primo Maidan nel 1990 protestava contro il dominio sovietico sull’Ucraina; quello del 2004 si concentrava sui brogli elettorali di Yanukovich. Quella volta, durante la “Rivoluzione arancione”, i manifestanti sono riusciti a far prevalere la legalità. Dieci anni dopo, nel 2013-2014, lo stesso Yanukovich, tornato nel frattempo al potere, ha provocato la crisi. Rifiutando l’integrazione europea, aveva suscitato proteste di massa chiamate “Rivoluzione della dignità”, che hanno avuto conseguenze imprevedibili e drammatiche.

    Una protesta pacifica e europeista: il “Maidan dei cartoni”

    Questa volta, nel luglio 2025, le proteste sono scoppiate in risposta all’adozione di una legge che, di fatto, privava dell’indipendenza gli organi anticorruzione dell’Ucraina. Questa protesta non riguarda solo le specifiche istituzioni anticorruzione: il suo senso più profondo è difendere la speranza di un futuro democratico e libero, conquistato a caro prezzo di vite umane.

    Per la prima volta, dall’inizio dell’invasione su vasta scala, la popolazione è scesa in strada in massa contro le decisioni del Parlamento e del Presidente Zelenskyj. Naturalmente, queste proteste non possono essere definite a pieno titolo un “Maidan” nel senso a cui siamo abituati. I manifestanti di Kyiv hanno persino scelto come luogo delle manifestazioni non la piazza centrale, ma quella intitolata a Ivan Franko, situata vicino all’ufficio del presidente.

    Tuttavia, le proteste sono state piuttosto incisive e hanno coinvolto 20 città dell’Ucraina, e si sono distinte per una insolita modalità di agire scelta dai giovani partecipanti. Ai lunghi discorsi o slogan urlati un modo di agire diverso hanno preferito un pezzo di cartone da riciclo, su cui scrivere frasi spiritose e taglienti. Centinaia di slogan irreverenti erano tenuti in alto dagli studenti fra i 20 e i 25 anni che hanno vissuto gran parte della propria esistenza in un paese in guerra. La loro iniziazione politica era a difesa dello Stato e delle istituzioni, ma senza timore reverenziale nei confronti dei parlamentari.

    Manifestazione di protesta a Kharkiv, 24 luglio 2025

    Un’altra differenza notevole era l’assenza della violenza poliziesca, che finora aveva sempre accompagnato i Maidan. Undici anni fa, i giovani ragazzi e ragazze che erano scesi in piazza per protestare venivano presi a manganelliate da Berkut, un reparto speciale delle forze d’ordine. Questa volta, a differenza delle proteste passate, i partecipanti non sono stati minacciati per aver alzato la voce. Sono stati ascoltati.

    Com’è successo che i giovani all’improvviso si sono interessati ai cavilli giuridici della legge numero 12414? Sono stati più attenti dei deputati, perché questa legge andava a toccare uno dei cardini della democrazia ucraina: le agenzie indipendenti che indagano la corruzione nei vertici. L’esistenza di queste agenzie, potenziate dopo il 2014, era una delle adempienze obbligatorie per entrare nella Comunità Europea. Quindi, smantellarle equivaleva compromettere l’integrazione Europa, in più significava lasciare liberi i corrotti e punire gli investigatori che erano alle loro calcagna.

    Il Presidente e il Parlamento ascoltano e riparano l’errore

    Attenzione: i manifestanti non chiedevano di arrendersi agli invasori o fermare la guerra. I giovani ucraini sanno che fra loro e il futuro europeo c’è una guerra da vincere. I loro padri, fratelli, fidanzati sono al fronte; molti sono orfani di guerra, altri hanno subito traumi e mutilazioni. E se per difendere l’Ucraina bisogna dire la verità in faccia agli eletti, loro lo faranno.

    Fra loro rimane forte la fiducia verso le istituzioni, ma non verso le singole persone al governo. Il Parlamento, eletto prima della guerra, raccoglie vari personaggi non all’altezza della sfida, inclusi 80 indagati per corruzione. Anche il Presidente non è un Superman che risolve ogni problema, ma una persona con i suoi pregi e difetti, che è entrato in politica solo sei mesi prima delle elezioni.

    Per non confondere le idee ai sostenitori e per non complicare un quadro già di per sé molto stratificato e sconosciuto per molti europei, si preferiva finora di lavare i panni sporchi in famiglia, evitando di parlare di beghe interne, prevedibili ed inevitabili in tempi di crisi. Ma il “Maidan dei cartoni” non ha fatto altro che rafforzare l’immagine positiva dell’Ucraina. Ciò che nei primi giorni poteva sembrare il principio di una crisi dannosa il futuro dell’Ucraina, si è sviluppato invece in uno splendido esempio di dialogo non violento fra il popolo e il governo.

    Il giorno successivo all’inizio delle proteste, Zelenskyj ha annunciato che avrebbe presentato un nuovo disegno di legge e poco dopo lo ha registrato come “urgente”. A quel punto, la parola spettava al Parlamento, che doveva rientrare immediatamente dalle vacanze estive.

    Il popolo ha sostenuto il nuovo disegno di legge del Presidente dell’Ucraina, che di fatto ripristinava lo status quo, e ha continuato a esercitare pressione sul governo, questa volta manifestando davanti alla sede del Parlamento.

    Il 31 luglio 2025, la Verkhovna Rada dell’Ucraina ha approvato il nuovo progetto di legge a larghissima maggioranza. Il Presidente del Parlamento e il Presidente dell’Ucraina lo hanno firmato immediatamente.

    Il potere ha riconosciuto l’errore e ha fatto un passo incontro al popolo.

    La società civile ne è uscita più forte di prima, mostrando di aver acquisito un livello di maturità che permette di reagire alle sfide esterne ed interne. Gli anni che separano la Rivoluzione della dignità dai giorni nostri hanno dato un risultato importante: una generazione di giovani attivi, pronti a fare la differenza. È cambiato anche il governo: pur con tanti difetti, è stato in grado di ascoltare, trovare una soluzione e correggere gli errori.

    Autore

    • Marina Sorina
      Marina Sorina

      Nata a Kharkiv, in Ucraina, in Italia dal 1995, laureata e addottorata in letterature comparate presso l’Università di Verona.

      Dal 2012 lavora come guida turistica, traduttrice ed interprete. Dal 2014 fa parte di “Malve di Ucraina” aps, l’associazione che riunisce la comunità ucraina

      veronese. Autrice di due libri di narrativa e traduttrice della letteratura ucraina contemporanea. 

      Iscritta al partito Più Europa dal 2022, membro del direttivo Veronese. Iscritta alla Comunità Ebraica di Verona e al MFE di Valpolicella.

    democrazia guerra in Ucraina Kyiv Ucraina
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