Lo spirito olimpico, quello che faceva cessare le guerre, all’epoca delle antiche Olimpiadi, evidentemente è stato completamente abbandonato ed è stato piegato al politicamente corretto, in poche parole si è cercato di dimenticare
le tante (troppe) vittime della guerra di invasione della Ucraina.
La squalifica comminata, senza alcuna elasticità, dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) al campione skeleton ucraino Heraskevych perché voleva indossare un casco con le foto degli atleti, suoi compagni di squadra, uccisi dalla guerra, appartiene a quelle vicende che collocano lo sport lontano dalle vicende della vita, nel vano tentativo di rimuoverne la memoria.
Questa mancanza di duttilità e di consapevolezza dell’insegnamento maieutico che lo sport può dare ai rapporti umani, ricorda la reazione operata nei confronti dei velocisti statunitensi vincitori delle Olimpiadi del 1968 di Città del Messico, nella gara dei 200 metri, che furono privati delle medaglie, per poi vedersele restituire molti anni dopo.
Mentre queste proteste, fatte con il cuore, passano alla storia, la dabbenaggine di alcuni giudici sportivi verrà dimenticata, restando, per loro, solo il disdoro.
Io, giudice sportivo italiano, sto con Valadyslav e vorrei vederlo gareggiare!