In questa IV puntata dedicata ai nostri viaggi in Giordania, parliamo della perla del deserto, l’antica città nabatea di Petra, indicata dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità. Buona lettura, continuate ad accompagnarci attraverso le strade, i deserti e le città giordane.
Petra e la sua nascita
Sia nel 2009, sia nel 2010 abbiamo visitato Petra, un sito archeologico noto in tutto il mondo per la sua originalità e la sua incredibile bellezza.
Per meglio apprezzarne le caratteristiche, ricordiamo in breve la storia della regione di Petra. I primi insediamenti si ebbero al tempo del neolitico (VIII millennio) sulle colline che sormontano Petra. Da un punto di vista storico bisogna ricordare gli Edomiti che occuparono (VIII – VI secolo a.C.) la regione compresa fra il Mar Morto ed il Mar Rosso e avevano una città sulle colline. Furono però i Nabatei, una popolazione nomade proveniente dalla penisola arabica, nel VI secolo a occupare la regione, costringendo gli Edomiti a muoversi verso nord. La regione divenne un importante fulcro del commercio fra l’Arabia e il Mediterraneo e i Nabatei costruirono Petra, la loro capitale.

Interno di una tomba nabatea (Foto mia)
Nei secoli successivi i Nabatei subirono l’attacco di popoli più potenti con i quali riuscirono a trovare un accordo per conservare un certo di grado di indipendenza assicurando ricchi tributi. Furono sotto il controllo degli Assiri, dei Babilonesi, dei Persiani, in parte anche dei sovrani Tolomei e dei Seleucidi.
Durante il I secolo a.C. con il re Obodas I iniziò il rafforzamento del piccolo regno nabateo che, approfittando delle sconfitte dei Seleucidi ad opera dei Romani, conquistò molte regioni, fino ad arrivare a Palmira e a Damasco. I Nabatei furono costretti a consegnare un grande tesoro in argento (62 a.C.) agli emissari di Pompeo per conservare l’indipendenza, diventando, da allora, tributari di Roma.
Petra romana
Nel I secolo d.C. Petra raggiunse la sua maggiore prosperità, tanto che si stima fosse arrivata ad avere circa trentamila abitanti. Questa condizione durò poco poiché i Romani fecero crescere Palmira come centro strategico dei commerci fra Egitto e Damasco e fra Arabia e Mediterraneo e nodo della via della seta dai paesi asiatici. Nel 106 d.C. l’imperatore Traiano conquistò definitivamente Petra e creò una nuova provincia denominata Arabia Petrea, con capitale Bosra (Nova Traiana Bostra), città ora in Siria e al tempo centro nabateo.
Affianco alle costruzioni nabatee sorse la nuova città romana con un grande anfiteatro e anche alcuni governatori vollero la loro tomba ricavata nelle rocce multicolori di Petra. La via centrale fu costruita dai romani come decumano massimo ed era decorata da entrambi i lati da grandi colonne di arenaria rivestite di marmo.
Fu costruita nella nuova colonia una importante strada romana che collegava Bosra, Petra e Aqaba, la Via Traiana Nova. Infine l’imperatore Adriano visitò la città nel 130. Nel tempo crebbero altri centri commerciali nel Medio Oriente e Petra iniziò a decadere, colpita poi duramente dal terremoto del 363.
Petra bizantina
Nel IV secolo inizia il periodo bizantino, Costantino creò Costantinopoli come capitale del regno orientale, che si separò da Roma alla fine del secolo. Petra, pur se molti dei suoi abitanti restarono fedeli ai vecchi dei, divenne sede vescovile. Furono costruite alcune chiese e molte tombe ancora oggi rinvenibili riportano il segno della Croce.
Mosaico di una chiesa bizantina di Petra (foto mia)
Un altro forte terremoto danneggiò la città nel VI secolo, mentre tutta la regione assistette alla conquista islamica; un ennesimo terremoto nel 749 spopolò Petra definitivamente. Infatti delle belle chiese restano solo i mosaici del pavimento, alcuni ben conservati.
Petra attrazione turistica
In epoca moderna della città non si aveva più notizia, poiché era stata abbandonata e considerata dai nomadi sede del demonio. Fu riscoperta nel 1812 da un esploratore svizzero: J. L. Burckhardt. Egli, travestito da pellegrino islamico, nel viaggio fra Damasco e l’Egitto, si fermò a Wadi Musa e da lì una guida lo portò nella vicina Petra per pregare presso quello che era ritenuto il sepolcro di Aronne.
Burckhardt era riuscito a scoprire la città perduta, ma anche un luogo sacro per i credenti delle tre religioni monoteiste. Nell’area infatti c’erano: la sorgente miracolosa di Mosè a Wadi Musa, la tomba del fratello di Mosè, Aronne, a Petra e, secondo la tradizione bizantina tramandata da Girolamo nel IV secolo, il santuario dedicato a Miriam, la sorella di Mosè e Aronne, costruito su un monte nei pressi di Petra. La scoperta dello svizzero fu diffusa solo dopo nove anni con la pubblicazione di un libro.

Una bimba beduina vende i suoi souvenir all’ingresso di Petra (foto mia)
Dopo il 1830 Petra divenne meta di studio e di turismo con il benestare dei capi tribù locali. Rapidamente Petra è divenuta un luogo che attira turisti da tutto il mondo.
Il Siq
Usciamo direttamente dall’abitazione a Wadi Musa e scendiamo a piedi per visitare Petra. Alla biglietteria ci offrono, per raggiungere il sito, di usare un asino o una carrozzina tirata da un cavallo. Rifiutiamo, ma apprezziamo che ci sia una buona organizzazione anche per chi avesse problemi di deambulazione. Vogliamo entrare attraverso il canyon ad oriente, dove si può transitare solo a piedi.
La “Città Rosa”, un bel soprannome per Petra, è considerata una delle Nuove sette Meraviglie del Mondo (fra le quali è annoverato anche il nostro Colosseo) ed è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1985.
Il lungo canyon, chiamato al Siq (il pozzo), era l’unica strada di accesso in antichità per raggiungere la città nabatea, occultata da una corona di montagne. Il Siq fu prodotto da una frattura naturale dovuta a movimenti tettonici e poi levigato dal passaggio dell’acqua.

L’antico condotto che permetteva di trasportare l’acqua a Petra, ricavato nel Siq (foto mia)
Per rifornire di acqua Petra, i Nabatei costruirono, mentre livellavano il percorso, un condotto alla base della parete sinistra del Siq. Si poteva così trasportare agevolmente il prezioso liquido dalla sorgente di Wadi Musa fino alla città; il manufatto è rimasto integro per vari tratti.
Il percorso del Siq è tortuoso, a volte largo non più di 3 metri fra le pareti ed è lungo poco più di un chilometro. È un passaggio di grande bellezza, grazie alle pareti multicolori, a alcuni monumenti e tombe scavati lungo il tragitto, al blu della porzione di cielo che si ammira.
Dopo l’ultima svolta del Siq si apre una vista mozzafiato, un’immagine che resterà indelebile nella memoria. Si vede distintamente il chiarore e la bellezza del Al-Khazneh (”Il Tesoro”).
Il Tesoro intravisto quasi al termine del Siq (foto mia)
Il Tesoro
Il Tesoro è il più noto ed elaborato monumento di Petra, quello che abbiamo più volte visto in televisione e nelle cronache di viaggi in Giordania. Quello che conservava il Sacro Graal nel famoso film di Indiana Jones.
L’enorme facciata (alta circa 40 m e larga circa 30 m) fu costruita probabilmente nell’ultimo secolo a.C. dai Nabatei per ospitare la tomba di uno dei loro re. Fu scolpita partendo dall’alto e via via scendendo, fino ad arrivare al livello strada; finita la facciata, fu scavato l’interno. Questo metodo di costruzione fu possibile grazie alla friabilità delle rocce multicolori, ma con gli attrezzi del tempo fu pur sempre un’impresa importante. La facciata è ispirata ai templi ellenistici, alcuni capitelli sono di stile corinzio, nel complesso un capolavoro bellissimo e armonioso.
Entriamo con emozione, nel Tesoro, non vi sono luci, l’illuminazione è solo garantita dai fori della facciata. Troviamo due stanze l’una dopo l’altra, affianco all’interno due bacini che immaginiamo abbiano contenuto acqua. Ci dicono che pochi anni prima in un lato hanno scoperto alcune tombe con dentro scheletri umani. Pertanto il Tesoro è nato come tomba monumentale, ma è stato utilizzato probabilmente anche come luogo di culto.
Dromedari davanti al Tesoro per chi volesse provare a cavalcarli (foto mia)
Purtroppo vi è molta gente e un paio di bancarelle nell’area. Ci sono tre dromedari per provare l’ebrezza di fare un giro fra le rovine portati in groppa. È inevitabile, in un posto con queste attrattive, un po’ di affollamento.
Aria di casa
Noi continuiamo la passeggiata entrando in varie tombe poi, percorriamo la via centrale e arriviamo alla città romana. Visitiamo subito l’anfiteatro, poi ci inoltriamo fra le colonne tutte spezzate e fra i muretti sopravvissuti.
Rovine della Petra Romana (foto mia)
Ci fa impressione vedere rovine romane, per noi tanto familiari in Italia, incastonate in un luogo distante migliaia di chilometri dalla Caput Mundi.
Dall’altra parte della strada vi sono molte tombe scavate nelle rocce multicolori, poi un rialzo su cui poggiano i resti delle Chiese bizantine, con bellissimi mosaici rimasti intatti nonostante le distruzioni.

La facciata di una tomba monumentale intravista dall’uscita di una tomba (foto mia)
Alla fine della strada centrale del sito archeologico inizia un sentiero in salita per raggiungere il Monastero, ne parleremo nella prossima puntata.


