Con lui come responsabile del Dap l’anno 2025 porta dei dati spaventosi: 254 decessi. Tra questi 76 suicidi, 125 decessi per cause naturali; 50 decessi per cause da accertare; 3 decessi accidentali. Fonte dati Garante Nazionale
Cinquanta morti di cui non si conoscono le cause, un numero raggelante che non si sa se andrà ad aumentare quello dei suicidi o quello delle morti per malattia, assenza di cura, abbandono, vecchiaia.
Resta lo sconforto profondo per un sistema carcere che è sempre di più voluto soltanto come pena, sempre di più sottratto alla sua funzione costituzionale di reintegrazione di chi ha sbagliato nel tessuto sociale, soprattutto per coloro che hanno commesso reati più gravi e che hanno per questo bisogno di maggiore cura e attenzione, di maggiori opportunità di incontro con la società esterna, per rendere la loro reclusione davvero finalizzata al reinserimento e al sovvertimento di modelli sociali da correggere.
Resta lo strazio nel vedere i reclusi trattati come cose e trasferiti da un posto all’altro a riempire spazi vuoti in un progetto di riorganizzazione che esclude del tutto lo sguardo alle persone, ciascuna con le proprie esigenze di vita, di impegno, di costruzione, di relazione.
Delmastro si è dimesso. Ma ciò che serve è una rivoluzione del pensiero espresso in questi anni dal Ministero della giustizia.
Arriverà al suo posto qualcuno che nutra il respiro dei ristretti o che godrà nel toglierlo? Che rispetterà il mandato della Polizia penitenziaria (despondere spem!) o ne esalterà il volto truce e repressivo? Che solleciterà la immediata cancellazione delle tante circolari vocate alla segregazione e alla eliminazione di ogni individualità o ne partorirà altre, più struggenti, più opprimenti, più lontane dal senso costituzionale della pena?


