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    Home»Ricerca e innovazione»Le cellule staminali ci insegnano come cooperare meglio
    Ricerca e innovazione

    Le cellule staminali ci insegnano come cooperare meglio

    Lo sviluppo della ricerca a partire dalle lezioni della biologia
    Pietro RagniDi Pietro RagniAprile 20, 20269 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Intervista a cura di Pietro Ragni

    Intervistiamo la Dott.ssa Claudia Cavallini, ricercatrice presso Eldor Lab e il Laboratorio Nazionale del Consorzio I.N.B.B. Si occupa di ricerche d’avanguardia sulla medicina rigenerativa e recentemente ha vinto il Premio “Voci di Scienza, Voci di Donna”.

    D.1 Dottoressa, ci vuole raccontare le sue esperienze umane e professionali che l’hanno portata a diventare una ricercatrice?

    Da sempre ho avuto una grande passione per le materie scientifiche, ma il mio percorso per diventare ricercatrice è stato tutt’altro che lineare. Ho iniziato l’università con molte incertezze: da un lato praticavo sport a livello agonistico e mi sarebbe piaciuto rimanere in quell’ambiente, dall’altro sentivo la pressione di scegliere una facoltà ‘sicura’ dal punto di vista occupazionale, e mi iscrissi a Ingegneria. Tuttavia non era la strada giusta per me. Dopo un momento di difficoltà personale decisi di interrompere gli studi per qualche mese, una pausa che oggi considero essere stata necessaria, durante la quale ho lavorato e sono maturata. Mi iscrissi quindi a Scienze Biologiche e lì qualcosa cambiò.

    La Dott.ssa Claudia Cavallini

    La svolta vera però arrivò dopo la laurea, quando incontrai il Professor Carlo Ventura, appena rientrato a Bologna dopo anni di esperienza internazionale. Fu lui a propormi una collaborazione, e quell’incontro cambiò completamente la traiettoria della mia vita professionale. A volte bastano una persona e un momento giusto per capire dove si vuole andare.

    D.2 Ci racconta in maniera comprensibile il suo settore di ricerca e l’impatto potenziale delle sue attività sulla collettività?

    La medicina rigenerativa rappresenta una delle aree più promettenti della biomedicina contemporanea, con implicazioni profonde per l’intera società. La sua capacità di riparare tessuti e organi danneggiati apre scenari inediti per milioni di persone affette da malattie croniche o degenerative.

    La dottoressa mentre usa un microscopio elettronico in laboratorio

    In un’Europa che invecchia rapidamente, queste terapie potrebbero migliorare la qualità della vita di moltissime persone, alleggerendo il peso sui sistemi sanitari e restituendo dignità e autonomia a chi soffre di patologie complesse. Il settore genera già oggi un indotto rilevante in ricerca e biotecnologie, alimentando un circolo virtuoso di conoscenza e innovazione al servizio del bene comune. L’obiettivo che ci guida è costruire un futuro in cui i progressi della scienza siano patrimonio dell’umanità intera, e in cui le cure più avanzate siano davvero alla portata di tutti.

    D.3 Donna e Ricerca in Italia non sempre ricevono la giusta attenzione, qual è la sua opinione in merito?

    Nonostante l’emancipazione femminile sia un percorso iniziato nel nostro paese da più di un secolo, la condizione della donna non è ancora uguale a quella degli uomini, né nel mondo del lavoro, né in famiglia. Anche l’accademia rimane saldamente in mano agli uomini. Nonostante le donne rappresentino oltre il 57% degli iscritti universitari italiani, con il passaggio dai banchi dell’ateneo alle cattedre accademiche il divario di genere tende ad ampliarsi. Le Professoresse Ordinarie sono passate dal 20,9% nel 2012 al 27% nel 2022, mentre le Associate sono passate dal 34,9% al 42,3%: numeri in crescita, ma ancora lontani dalla parità. Anche la composizione dei Nuclei di Valutazione delle Università vede una maggioranza di uomini — il 63,5% contro il 36,5% di donne — e il rapporto tra aspiranti commissari donne e uomini nell’Abilitazione Scientifica Nazionale è di circa 1 a 5.

    Per quanto riguarda i Rettori, le donne rappresentano solo il 24,5%. Come ha sintetizzato la Vice Presidente ANVUR Alessandra Celletti, le donne hanno maggiori opportunità all’inizio del percorso universitario, ma minori possibilità di realizzazione ai vertici della carriera accademica. Tanti sono i motivi di questo divario, largamente indagati. Su questo tema tanto è stato detto e anche io mi sono interrogata. La mia è una riflessione su una delle tante cause di questo fenomeno. La scienza è fatta di relazioni, scambi e collaborazione — esattamente come i sistemi biologici che studiamo.

    La dottoressa nell’ambito de Premio “Voci di Scienza, Voci di Donna”.

    D.4 Qual è lo sviluppo che si augura per il futuro?

    Le cellule staminali comunicano e cooperano continuamente, e nulla avviene in isolamento. Da questo principio emerge un’idea che trovo centrale: è la relazione a generare funzione. Questo mi ha portata a ripensare non solo la biologia, ma anche il modo in cui viviamo la ricerca. I modelli tradizionali dell’accademia sono stati spesso costruiti su valori come la competitività estrema, le gerarchie rigide, l’individualismo, valori prevalentemente maschili, ai quali le donne sono state a lungo costrette ad adattarsi.

    Credo che dobbiamo immaginare qualcosa di diverso: modelli basati sulla collaborazione, sull’ascolto, sulla condivisione, in cui il successo non si misuri solo in termini individuali. In questo percorso ho imparato anche a guardare con occhi diversi alcune caratteristiche spesso associate alla dimensione femminile — l’emotività, la ciclicità — non come limiti da nascondere, ma come risorse genuine.

    Non si tratta di uniformare uomini e donne, ma di integrare prospettive diverse per costruire visioni più complete e più umane.Voglio però sottolineare il fatto che nulla basta, se mancano le condizioni concrete: politiche come il congedo parentale paritario non sono un dettaglio, sono fondamentali. Perché nessun cambiamento culturale regge senza strutture che lo sostengano.

    Il mondo sta cambiando rapidamente, e non sempre in modo indolore. Ma cedere alla logica del declino inevitabile è una scelta, non un destino. Io scelgo di credere che possiamo essere attori di un cambiamento positivo e che la scienza, quando è davvero al servizio delle persone, possa essere uno degli strumenti più potenti per costruirlo.

     

     

     

    ANVUR Carlo Ventura cellule staminali Claudia Cavallini differenza di genere medicina rigenerativa Università Voci di Scienza Voci di Donne
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    Pietro Ragni

    Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

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