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    Home»Società»Il Paese che invecchia in attesa di una visita medica
    Società

    Il Paese che invecchia in attesa di una visita medica

    Nunzio IngiustoDi Nunzio IngiustoGiugno 20, 20260 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    Il Paese che invecchia
    Il Paese che invecchia
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    Sfiorano i due milioni le visite mediche e gli esami diagnostici non effettuati nei primi quattro mesi dell’anno.L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) nei giorni scorsi ha presentato dati drammatici che confermano il disagio per le diagnosi che non vengono fatte secondo i tempi del Servizio sanitario nazionale. I numeri mostrano qualche lieve, circoscritto, miglioramento, ma è del tutto evidente che non ci siamo. Siamo un Pese che invecchia aspettando di sapere come sta in salute. E ci ammaliano di tutto. Qualcosa di buono potrebbe arrivare dalla nuova Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa attualmente in preparazione. La piattaforma sarà in aggiornamento continuo e secondo il ministro della Salute Orazio Schillaci, segna “un passaggio storico e un cambio di metodo che assicura più trasparenza, coordinamento, capacità di intervento “. E’ presto per dire se davvero sarà così. Il ministro prende alla larga il problema ? C’è un rimpallo tra governo e regioni su chi non fa cosa?

    Non basta attaccare Meloni

    Le liste d’attesa per la sanità sono il principale cavallo di battaglia della sinistra contro il governo. Ma ci sono Regioni come la Campania da dieci anni amministrate dal centrosinistra che hanno liste fino a due anni. Alcuni governatori del centrodestra hanno protestato contro Giorgia Meloni e Orazio Schillaci per non aver stanziato risorse adeguate nell’ultima legge di bilancio. Lo dico chiaro: non basta attaccare la premier, chi vuole aiutare gli italiani ad avere fiducia nella sanità pubblica cominci dal basso, dagli sprechi, dall’efficienza delle strutture, dalla spesa, dalla selezione del personale, dalle interferenze politiche.

    Le prestazioni monitorate dall’Agenzia comprendono 65 milioni di prenotazioni tra strutture  pubbliche e private accreditate. Basterà una piattaforma informatica a capovolgere un sistema che ci vede ultimi in Europa ? Gli italiani aspettano TAC, risonanze magnetiche ed ecografie. 16 regioni su 21 hanno fatto lievi progressi con Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto in testa. Sono tutte al Nord e non è difficile immaginare che c’è gente che si sposta dal Sud per avere diagnosi in tempi ragionevoli per sapere se e quanto sta male. Puglia, Abruzzo, Sicilia sono le regioni dove l’Agenas non ha registrato nessun miglioramento. Abbiamo celebrato gli 80 anni della Repubblica.  Sbagliero, ma ma non ho sentito nessuno dare il rilievo che merita all’art 32 della Costituzione “ La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

    La salute gestita dai privati

    Tra le criticità riscontrare dall’Agenas c’è l’appropriatezza delle prescrizioni. In Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Lazio e Puglia spesso nelle ricette è utilizzato il codice di priorità “non urgente” per le prime visite. Una incoerenza burocratica e medica, al limite della sciatteria, dato che si tratta della prima vista specialistica prescritta a un paziente. Che fine fatto le ricette ? Solo il 50% delle prescrizioni per prime visite e il 54% di quelle per esami diagnostici diventano prestazioni erogate. Vuol dire che una prescrizione su due finisce prende il percorso privato, viene stracciata. Il rovescio della medaglia sono i 7 miliardi di euro che ogni anno finiscono verso cliniche e centri  privati. Gli imprenditori privati hanno capito meglio dello Stato dove stavamo andando. “ L’esborso economico deve allarmare – dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- considerato che in sette anni, la spesa per la sanità privata è aumentata del 137%”.  Tocca dire che se la Sanità italiana non è al collasso è perché sui territori, i privati suppliscono alla funzione dello Stato. Guadagnano, danno anche tanto lavoro a medici e paramedici, ma sono lo specchio di un servizio sanitario da rimodellare completamente e soprattutto senza ipocrisie politiche.

    Autore

    • Nunzio Ingiusto
      Nunzio Ingiusto

      Nato a Pomigliano d’Arco (Na) è giornalista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 1986. Laureato in Scienze Politiche, attualmente è Direttore responsabile del quotidiano www.ItaliaNotizie24.it. Ha scritto per l’Unità, Paese Sera, Il Mattino, Il Denaro, Specchio Economico, www.Firstonline.it. Si è occupato di Mezzogiorno, economia, energia, green economy, ambiente. É stato Direttore di periodici locali ed account manager in Eni e Italgas. Ha fatto parte di Comitati, Commissioni speciali su ambiente ed energia. Già consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Relazioni Pubbliche (Ferpi) è membro della Federazione Italiana Media Ambientali ( FIMA) e della Free Lance International Press (Flip). E' autore del libro “Mezzogiorno in bianco e nero“ (Ed. Orizzonti Meridionali). Ha vinto il Premio giornalistico “Calabria ‘79” e il "Premio Nadia Toffa 2022 ".

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