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    Home»Uomini e capre»Il senso dello sport: le atlete della ginnastica ritmica ci interrogano
    Uomini e capre

    Il senso dello sport: le atlete della ginnastica ritmica ci interrogano

    Alessandro Erasmo CostaDi Alessandro Erasmo CostaGennaio 20, 20233 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    Continuano gli sviluppi del caso delle nostre atlete della ginnastica ritmica. Ricordiamo che alcune atlete hanno accusato le responsabili dell’Accademia di Desio di aver sottoposto le giovani atlete –alcune ancora bambine- a vari tipi di vessazioni, come insulti, prese in giro, e pesatura in pubblico per leggere eccedenze nel peso.

    Mi sono preso a cuore questo caso: del resto la giustizia ordinaria se ne sta occupando e quella sportiva sembra aver già presentato un rapporto.

    “Nazionali Ginnastica Ritmica – 2014” di Fabrizio Morando – licenza CC BY 2.0.

    La Presidenza del CONI non ha naturalmente voluto prendere alcuna posizione in questo momento, perché la responsabilità principale spetta alla Federazione della Ginnastica Ritmica, ma mi ha personalmente manifestato il suo interesse e attenzione per la vicenda.

    Come era naturale si sono formati due schieramenti: quello delle ragazze che hanno denunciato i fatti, assistite da Change the Game, e quello delle atlete che hanno manifestato sostegno e solidarietà ad Emanuela Maccarani, responsabile della preparazione delle atlete al Centro di Desio.

    Come ho già detto in molti scritti Emanuela Maccarani e le altre istruttrici, non sono le streghe cattive della storia, ma soltanto gli strumenti – più o meno consapevoli – della deriva dello sport agonistico che si vede un po’ in tutti i campi.

    Le orride condizioni di preparazione degli atleti cinesi, forse producono medaglie, ma non hanno niente a che vedere con il senso dello sport.

    Ogni educazione, compresa quella sportiva, può essere impartita con la stessa metodologia standard, con la stessa durezza, a tutti i giovani. I tradizionali metodi dei collegi inglesi applicavano a tutti gli studenti la stessa durezza, pene corporali incluse. Il risultato era che i forti diventavano fortissimi, mentre i deboli non solo venivano scartati, ma subivano tutta la vita le nefaste conseguenze di un sistema che ne aveva spesso compromesso stabilmente la mente e la psiche. In un mondo di competitività senza regole, dove contano solo successo e denaro, il fine giustifica i mezzi invece lo sport era –e dovrebbe essere- per sua natura un formidabile mezzo per educare i giovani all’impegno, alla sofferenza, e quindi alla vita.

    Credo fermamente che si possa essere formati a diventare campioni senza scherno, reprimende in pubblico e altri trattamenti nocivi della psiche dei giovani, in particolare quando rischino di creare disturbi alimentari o depressione.

    Una brava allenatrice è quella che sa ottenere medaglie con pazienza, affetto e sostegno, forse anche amore.

    Foto di apertura libera da Pixabay

    Autore

    • Alessandro Erasmo Costa
      Alessandro Erasmo Costa

      Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

    atlete CONI Federazione ginnastica ritmica senso dello sport
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