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    Home»Speciale Un anno di guerra»L’Ucraina e l’Unione europea
    Speciale Un anno di guerra

    L’Ucraina e l’Unione europea

    Pier Virgilio DastoliDi Pier Virgilio DastoliFebbraio 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
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    "Meeting of the President of Ukraine with the President of the European Commission and the High Representative of the EU for Foreign Affairs and Security Policy 16" by PRESIDENT OF UKRAINE VOLODYMYR ZELENSKYY Official website is licensed under CC BY 4.0.
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    L’Ucraina ha ottenuto lo status di candidato per l’adesione all’Unione europea il 23 giugno 2022 insieme alla Moldova a seguito della domanda presentata il 28 febbraio 2022 e cioè quattro giorni dopo l’invasione della Russia.

    Otto paesi sono dunque attualmente candidati all’adesione e cioè la Turchia candidata dal 1999 con un solo capitolo chiuso nei negoziati su 33 capitoli, la Macedonia del Nord candidata dal 2005 con cui i negoziati sono iniziati da poco a causa della pregressa ostilità della Bulgaria, il Montenegro candidato dal 2010 con cui sono stati aperti tutti i capitoli di negoziato e ne sono stati chiusi 3, la Serbia candidata dal 2012 con cui sono stati aperti 22 capitoli su 34 e ne sono stati chiusi due, l’Albania candidata dal 2014 con cui si apriranno presto i negoziati dopo la Conferenza intergovernativa, l’Ucraina e la Moldova candidate dal 23 giugno 2022 ed infine la Bosnia Erzegovina candidata dal 15 dicembre 2022 con le quali non è stato aperto nessun capitolo.

    Restano in lista di attesa il Kosovo e la Georgia mentre l’Islanda, la Norvegia e la Svizzera hanno congelato da tempo le domande di adesione.

    Emmanuel Macron – Foto da wikipedia.org – CC BY 2.0

    Su iniziativa di Emmanuel Macron si è riunita a Praga nello scorso ottobre per la prima volta la Comunità Politica Europea in un formato che ha visto insieme oltre ai 27 e ai paesi  candidati e candidati alla candidatura i leader di Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Islanda, Lichtenstein, Armenia, Azerbaigian per un totale di 44 paesi e dunque con la sola esclusione della Bielorussia e della Russia in una inedita alleanza geopolitica diversa dall’idea iniziale di una alleanza democratica con paesi appartenenti al Consiglio d’Europa e all’OSCE ma non tutti appartenenti alla NATO. La Comunità Politica Europea, considerata come un quadro di cooperazione intergovernativa non alternativo all’adesione all’Unione europea, si concentra sui temi dell’energia e della sicurezza europea lasciando spazio ad accordi bilaterali e con funzioni di appeasement fra paesi in situazione di forte tensione come la Grecia e la Turchia, la Serbia ed il Kosovo, la Serbia e la Bosnia Erzegovina, l’Armenia e la Turchia, l’Azerbaigian e l’Armenia.

    Tutti i paesi candidati o candidati all’adesione hanno sottolineato che la nuova Comunità Politica Europea può facilitare il dialogo con l’Unione europea ma che tale dialogo non deve ritardare i negoziati di adesione con conclusioni che quasi tutti vorrebbero collocare entro la fine della prossima legislatura europea (2029) sapendo che i trattati di adesione dovranno essere ratificati da tutti i paesi membri dell’Unione europea e da ciascun paese candidato in vari casi con referendum confermativi come è previsto ad esempio nell’art 88-5 della Costituzione francese.

    Fra tutti i candidati l’Ucraina rivendica con molta determinazione l’urgenza di tempi accelerati per la sua piena adesione e lo stesso presidente Zelensky ha chiesto alle istituzioni europee un calendario di negoziati rapidissimi su tutti i 34 capitoli previsti dalle regole europee per giungere ad una loro conclusione e alla ratifica del trattato di adesione entro il 2026, un’ipotesi considerata oggettivamente impraticabile sia a Bruxelles che in molti paesi membri dell’Unione europea.

    “Map of EU states supporting accelerated membership for Ukraine (showing disputed territories)” by JayCoop is licensed under CC BY 3.0.

    Nonostante i passi in avanti fatti dal governo ucraino dal momento dell’’attribuzione dello status di candidato, è difficile prevedere quando inizieranno i veri e propri negoziati di adesione e ciò non avverrà prima della presentazione da parte della Commissione europea di un rapporto sullo stato di avanzamento delle riforme interne e sul rispetto dei criteri di eleggibilità fissati dal Consiglio europeo.

    Ci sono in effetti molti capitoli dei negoziati che avrebbero suscitato problemi di adeguamento alle politiche europee già prima dell’aggressione della Russia e degli effetti devastanti della guerra come tutto il settore della politica agricola dove l’Ucraina appare o appariva come uno dei maggiori esportatori di grano nel mondo, il fatto che – nonostante le sue risorse – l’Ucraina è considerata un paese in via di sviluppo ed uno dei paesi più poveri d’Europa per PIL pro capite con conseguenze molto importanti per il bilancio europeo nella politica di coesione economica, sociale e territoriale ed infine la sicurezza ambientale a cominciare da quella delle centrali nucleari.

    Ancor più difficili saranno i passi che il paese dovrà compiere in tempi certamente a medio e lungo termine per l’adesione allo spazio di Schengen (per fare l’esempio più recente la Croazia è stata accettata in questo spazio solo dieci anni dopo il suo ingresso nell’Unione europea e la Bulgaria e la Romania sono ancora in sala di attesa) e ancor di più per l’ingresso nell’eurozona anche se il Montenegro e il Kosovo hanno introdotto unilateralmente l’Euro come moneta nazionale. Quel che appare più problematico nella prospettiva di una rapida conclusione dei negoziati di adesione è la dimensione geopolitica nei rapporti fra l’Unione europea e l’Ucraina in cui incideranno fortemente le relazioni con i Balcani occidentali che attendono da molti anni che si aprano per loro le porte dell’Unione europea nonché la clausola di solidarietà nel caso di un’aggressione armata con aiuti e assistenza che andrebbero certamente al di là del sostegno militare attuale.

    Last but not least, la futura adesione dell’Ucraina porrà inevitabilmente il problema degli equilibri istituzionali nel Parlamento europeo dove i parlamentari ucraini potrebbero aver diritto allo stesso numero dei loro colleghi spagnoli, nella composizione delle maggioranze qualificate nel Consiglio e nel Consiglio europeo, nella struttura della Commissione che è oggi composta da un membro per paese, nella cultura giuridica della Corte di Giustizia e ciò soprattutto se insieme all’Ucraina avvenisse il big bang che fu imposto dai governi dei quindici al tempo dell’allargamento all’Europa centrale nel 2005 quando l’Unione europea passò rapidamente a venticinque membri e che in futuro passerebbe da ventisette a trentacinque membri.

    Nella visione pragmatica della Germania, condivisa dalla Francia, l’eventuale e futuro big bang dovrebbe essere preceduto da una profonda riforma del sistema europeo andando ben al di là del Trattato di Lisbona firmato più di quindici anni fa, con un processo di natura sostanzialmente costituente che occuperà molto probabilmente tutta la prossima legislatura fino al 2029 insieme alla revisione del quadro finanziario pluriennale che giungerà nella sua attuale struttura fino al 2027 e che dovrà essere radicalmente rinnovato dal 2028 in poi per tener conto dei bisogni di dimensioni geografiche, economiche, sociali, culturali e demografiche ben diverse da quella attuale.

     

    Foto di apertura: “Meeting of the President of Ukraine with the President of the European Commission and the High Representative of the EU for Foreign Affairs and Security Policy 16” by PRESIDENT OF UKRAINE VOLODYMYR ZELENSKYY Official website is licensed under CC BY 4.0.

    Comunità politica europea NATO Ucraina Unione Europea
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