L’intervento sullo stato dell’Unione della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dato il via libera a numerosi commenti sull’ Unione europea.
Televisioni, radio, giornali e social media hanno ospitato opinioni di personalità del mondo della politica, del giornalismo, della cultura, dell’economia, dell’associazionismo europeista, della gente comune, che ha dato voce all’ opinione pubblica più diffusa. Commenti molto spesso negativi, con evidenziature diverse, a seconda dei diversi commentatori e portatori di interessi. Critiche all’Europa, alla sua soggettività politica, al ruolo interpretato nei vari scenari di crisi nel mondo, dalla Guerra in Ucraina all’immane strage consumata a Gaza e in Cisgiordania, dalla questione dei dazi alla politica estera, alle spese per la Nato, dal confronto con gli Usa di Trump allo scontro con Putin, alle relazioni con la Cina, sino ai temi più specifici come il Green deal o la politica fiscale o quella agricola. Ciascuno si è esercitato nell’esercizio democratico della critica.
Altri-assai meno- hanno evidenziato aspetti positivi del ruolo svolto dall’Unione e passaggi condivisibili della relazione sullo stato dell’Unione, segnalando prese di posizioni, impegni, precisazioni, aggiustamenti di linea, indicazioni di lavoro.
Di tono decisamente diverso quello apparso sulle colonne del Corriere della Sera l’11 settembre us- all’indomani del discorso sullo “Stato dell’Unione”- a firma di Dacia Maraini dal titolo “Per l’Europa democratica”. Una grande intellettuale, scrittrice e saggista, uno dei punti di riferimento della cultura italiana, ha deciso di prendere carte e penna per dire- senza mai citare la Presidente della Commissione- che no, non condivide affatto, soprattutto quando ascolta voci “che criticano, denigrano, screditano, l’Europa. Perfino alcuni nostri raffinati intellettuali parlano dell’Europa come se fosse ormai morta, pronta per essere seppellita”.
Nel suo intervento, appassionato , partecipato, è andata subito al nocciolo della questione, “Per prima cosa io chiederei a chi critica e inveisce, di proporre una alternativa. È troppo facile criticare, disprezzare una realtà senza suggerire una possibile alternativa. Altrimenti sono parole al vento”. Una volta sollecitata una discussione motivata e costruttiva ha sottolineato il nostro essere europei, parte di un destino comune, come peraltro aveva già fatto, sempre sulle colonne del Corriere, il 17 marzo us, all’indomani della grande manifestazione europeista di Piazza del Popolo, dicendo che certe critiche sono “ Parole che suonano suicide oltre tutto perché noi siamo l’Europa. Ci abbiamo messo secoli per capire che non dobbiamo scannarci perché abbiamo interessi comuni e radici che si intrecciano nel sottosuolo etico e culturale.”
La scrittrice ha quindi rimarcato il ruolo di pacificazione tra le nazioni europee che l’Unione ha saputo rivestire, dopo secoli di tragiche e disastrose guerre e milioni e milioni di morti e distruzioni civili, “… abbiamo dimenticato che da quando c’è l’Europa non abbiamo più avuto guerre. Fino alla fondazione dell’Unione europea i paesi come la Francia, la Spagna, l’Italia, l’Inghilterra (la Germania nda) si sono affrontati in guerre feroci che hanno portato rovina, povertà e odio. L’Unione ci ha permesso una pace che è durata 80 anni e dura ancora”. E, aggiungiamo, un progresso impensabile, costruito sulle macerie morali e materiali della Seconda guerra mondiale che divampò nel cuore dell’Europa.
La Maraini ha quindi segnalato altri grandi meriti dell’UE, chiedendosi: “come trascurare la bella istituzione che è l’Erasmus’? Tantissimi giovani dei paesi europei hanno avuto la possibilità di viaggiare a prezzi modici, entrare nelle università di altri paesi, imparare le lingue, conoscersi e scambiarsi pareri, interessi e fare progetti comuni.” E la possibilità di “circolazione delle persone, delle merci, delle idee, dei progetti. 450 milioni di persone hanno potuto circolare liberamente lì dove prima erano necessari permessi, passaporti, cambi di denaro e controlli di frontiera” oltre alla “ moneta unica che ha permesso una stabilità economica e la possibilità di ricevere enormi prestiti per lo sviluppo delle zone depresse e tanti altri progetti.”
L’autrice di “La lunga vita di Marianna Ucrìa” assume poi un tono molto preoccupato sul futuro della democrazia in Europa. Mette in guardia dal diffondersi- dicendolo con Gioacchino Rossini “come un venticello calunnioso”- di un discredito che si fa diffuso, fino all’irrisione da bar, alimentato dai social, verso le istituzioni democratiche, giudicate superate quando non fallite, dimenticando che la libertà e il diritto di parola di cui si gode sono frutto di lotte e sacrifici, costati la vita a milioni e milioni di giovani europei.
Eppure, avverte che questo venticello critico e calunnioso si diffonde, “…e sussurra nell’orecchio soprattutto dei giovani e sostiene con voce seducente che ormai in epoca di tecnologia, ci vuole un governo di esperti tecnocrati, e la massa deve stare al gioco e ubbidire. I soldi e il potere sono la sola misura di progresso e civiltà. Il venticello intanto «piano piano, terra terra/ va scorrendo, va scorrendo/va ronzando, va ronzando/nell’orecchie della gente / s’introduce destramente/ e le teste e i cervelli/ fa stordire, e fa gonfiar”. È l’avviso di una preoccupazione vivissima e crescente, che riporta l’eco dell’onda sovranista e protezionista che minaccia di inondare l’Europa e l’Occidente. Lo dice con Rossini, per denunciare una certa leggerezza e giocosità con cui viene replicata facilmente. Talvolta ad esso partecipano, involontariamente, da un’altra direzione, anche coloro che in questa Europa credono e si battono e la vorrebbero più forte ed autorevole. Più intraprendente e più presente. Più decisa e decisiva. E la Maraini lo ammette, ma ammonisce, quando dice “L’Europa non è solo burocrazia, lentezza, inefficienza e corruzione, che pure ci sono… I difetti ci sono” ma “soprattutto ci sono stati quando l’Europa era divisa, non aveva consapevolezza di sé e ci sono stati paesi che si sono creduti più forti, più bravi, più puri degli altri.” Ricordando che “Da tali pretese sono nati gli orrori del nazismo, del fascismo e delle guerre fratricide. Ma proprio la vittoria sui razzismi e i nazionalismi che hanno portato tanto strazio e dolore, ci ha fatto scoprire i valori che sono stati registrati nella nostra bella Costituzione.” E dato vita al processo di integrazione europea, che certo va completata al più presto sul piano politico.
Ma questo dibattitto è anche il segno della vitalità e della necessità del progetto europeo, del suo essere sempre più centrale nel confronto pubblico, inimmaginabile solo qualche anno fa, quando i commenti e la politica non valicavano i confini nazionali e a Bruxelles o a Strasburgo approdavano politici a fine carriera o di seconda linea. È il segno che il futuro dell’Europa è avvertito sempre di più come destino comune ed è uscito dalla cerchia degli europeisti e degli addetti ai lavori per giungere nelle discussioni dell’opinione pubblica, che comprende che molti aspetti della propria vita sono decisi nella capitale europea. Una percezione viva, avvertita come irreversibile e, infatti, la scrittrice prosegue con domande tanto semplice quanto dirette, “ammettiamo che l’Europa e la democrazia siano in crisi: cosa vorreste mettere al suo posto? Quale sarebbero i nuovi modi di governare che comportino benessere e pace?… Al posto di una democrazia faticosamente conquistata vogliamo dare tutto il potere a dei ricchissimi tecnocrati perché la sanno più lunga e hanno le armi in mano?” Lei non ha esitazione alcuna “A me pare che, con tutte le sue spinose difficoltà, i suoi ritardi, i suoi conflitti, la libertà di pensiero, di parole e di movimento, ovvero l’essenza del cittadino responsabile e libero, siano per il momento garantite solo dalla democrazia” ed è insieme un manifesto per la libertà e per l’Europa.
Ed è una conclusione che la nostra redazione sottoscrive. Il nazionalismo, e la sua derivazione autocratica, che aleggia leggera- per restare a Rossini- anche in tanti angoli della nostra Europa, è la negazione dell’europeismo ed è l’anticamera del fascismo e dell’ideologia militarista. Essa va contrastato nelle sue rinnovate e inedite manifestazioni, in tutte le forme e con tutti i mezzi per consentire a tutti il pieno esercizio della libertà.


