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    Diritti

    Tu chiamale se vuoi emozioni…

    Marco Costantini Sbarre di ZuccheroDi Marco Costantini Sbarre di ZuccheroMarzo 19, 20260 VisualizzazioniTempo lettura 3 min.
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    In questo periodo di chiusura ho ripreso la mia passione, la scrittura, che tante volte mi ha salvato nel lungo periodo di detenzione. Ho iniziato a vedere i concorsi letterari in giro per l’Italia, ed ho iniziato a partecipare. Chiaramente il mio scopo non era vincere un concorso, ma occupare il tempo nel migliore dei modi. Così girando sui siti dedicati, ho letto di questo concorso, il titolo mi piaceva molto, “Raccontami una foto, una giornata particolare”, praticamente bisognava partire da una foto che ti aveva reso felice in quella giornata e descrivere il tutto. Così mi è venuta in mente una foto dello spettacolo al teatro Argentina di Roma, esperienza bellissima, che porterò sempre nel mio cuore. Dove 20 attori persone detenute per tre sere si sono esibite al teatro Argentina davanti al pubblico con uno spettacolo bellissimo, “Fitzcaraldo”. Nel racconto ho cercato di trasmettere tutte quelle emozioni che si provano per tutta la preparazione dello spettacolo e la notte prima dell’esordio. Dove nulla è scontato, dove il sapore della libertà diventa un sogno realizzabile anche se solo per tre sere. Scrivere è stato facile, tutto veniva dai ricordi e dal cuore. Quando ho inviato la foto e il racconto, ho pensato solo chi avrebbe letto il racconto, avrebbe capito qualcosa di questo mondo che è fatto di uomini reclusi. Inaspettatamente mi arriva una e-mail dove dicevano che avevo ricevuto una menzione speciale per il mio racconto e che la premiazione si sarebbe svolta a presso il Comune di Ghedi in provincia di Brescia in data 8 marzo. La mia felicità immensa è stata subito ridimensionata perché io non potevo andare a ritirare il premio, alla fine un mio carissimo amico è andato a mio nome a ritirare il premio. Nelle motivazioni c’era scritto: “Questo brano è coinvolgente e stimolante ed è capace di far riflettere su questioni sociali rilevanti, in particolare sul tema del riscatto sociale a seguito di una detenzione in carcere. Le numerose similitudini e metafore permettono al lettore di comprendere le sensazioni provate dal protagonista in modo vivace e suggestivo.  Si tratta di un testo attuale e significativo che affronta con sensibilità la riscoperta della libertà vissuta dal protagonista con profondo entusiasmo e speranza verso un futuro caratterizzato da una positiva rinascita”.

    Però mi piace raccontare anche le sensazioni di Massimiliano, che ha letto una mia lettera di ringraziamento. “Alla lettura del tuo pensiero, ho visto la giuria molto coinvolto, come da menzione che hanno fatto. Credo che fare breccia in un comune “leghista” come questo, lo dico da apolitico, ma che sente il modo di ragionare che c’è da queste parti sia la cosa più importante e bella”.

    Concludo dedicando questa menzione a tutte le persone detenute, questo premio è anche il vostro che voce non avete.

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