Oggi nel mondo si diffondono nuove guerre e ogni giorno porta con sé notizie politiche per lo più negative, se non molto negative.
Eppure la natura segue il suo corso e la primavera è già arrivata anche da noi, portando con sé la grande festa cristiana della Resurrezione di Cristo.
Per questo, nel numero di aprile di Tutti, vogliamo parlare non di politica, ma delle tradizioni ucraine legate alla celebrazione della Pasqua, che in realtà presentano diversi elementi in comune anche con quelle italiane.
Iryna Medved
Per chi vive lontano dalla propria casa, la nostalgia diventa quasi una parte inevitabile dell’esistenza. Si fa sentire in modo particolare durante le festività. Le usanze e le tradizioni altrui sembrano estranee, inadeguate, insomma “diverse”. Quando ripenso alla mia esperienza di adattamento in Italia, mi viene subito in mente la prima Pasqua lontana da casa. Gli amici, notando il mio stato d’animo, mi invitarono a trascorrere con loro le feste. Prepararono un cestino che portammo tutti insieme in chiesa e poi ci fu la tavola imbandita per il pranzo pasquale. Tuttavia, tutto questo non fece che rafforzare la sensazione che lì tutto fosse “diverso da come dovrebbe essere”.
Ci volle molto tempo per capire che si trattava semplicemente di nostalgia di casa e che le tradizioni festive non c’entravano nulla. In realtà, hanno molte più caratteristiche in comune con quelle ucraine di quanto possa sembrare a prima vista. Forse in Ucraina i rituali popolari si sono conservati un po’ meglio o forse siamo semplicemente più abituati a conoscerli, ma anche nella penisola appenninica esistono numerose usanze e simboli interessanti legati alle celebrazioni. Poiché ora la primavera è nel pieno del suo splendore, parliamo delle tradizioni pasquali.
Due tradizioni, la stessa festa
In generale, in Italia la Pasqua è soprattutto una festa di primavera, con gite all’aria aperta, brevi escursioni al lago o al mare o semplicemente un barbecue nel giardino di casa. Un noto detto recita: “A Natale con i tuoi, a Pasqua con chi vuoi”. In Ucraina, invece, è consuetudine riunirsi con tutta la famiglia in questo giorno: i figli e i nipoti che ormai vivono separatamente tornano a casa dei genitori. In Ucraina, a Pasqua, al posto del tradizionale saluto, si usa dire: “Cristo è risorto!” – “È veramente risorto!”. In passato, questo scambio di auguri si protraeva per quaranta giorni, fino alla festa dell’Ascensione del Signore, mentre oggi viene utilizzato soprattutto nella domenica di Pasqua.
Si dice che alla Pasqua si debba arrivare con l’anima pura e la casa pulita. Per la purificazione spirituale ci sono il digiuno quaresimale di quaranta giorni e la confessione, mentre per la casa si fa una grande pulizia primaverile. Tuttavia, il periodo più ricco di eventi e rituali è naturalmente l’ultima settimana di Quaresima. Tale periodo inizia con la festa dell’ingresso di Gesù Cristo a Gerusalemme.
In Italia è chiamata Domenica delle Palme, perché il cammino del Messia fu cosparso di rami di palma che, secondo la tradizione, dovrebbero essere benedetti in chiesa. Poiché in Italia non ci sono abbastanza palme per tutti i fedeli, si benedicono ramoscelli d’ulivo, simbolo di riconciliazione e di rinascita primaverile.
In Ucraina, invece, sia le palme che gli ulivi sono rari, perciò si benedicono i rami di salice che, in questo periodo, fioriscono con i loro soffici amenti. Di conseguenza, questa domenica viene chiamata “Domenica del Salice” (Verbnà) o “Domenica Šutkova” (da “šut”, ramo). Al ritorno dalla chiesa con questi ramoscelli benedetti si usa “picchiare” leggermente i propri familiari, pronunciando le parole: “Non picchio io, è il salice che picchia: tra una settimana è Pasqua”.

Si credeva che questo rituale portasse salute e armonia alla famiglia. I rami di salice benedetti venivano conservati dietro le icone e, quando arrivava il momento di portare per la prima volta il bestiame al pascolo, venivano utilizzati per spronare gli animali.
La Settimana Santa e la Pysanka
Dopo la Domenica delle Palme, iniziava la Settimana Santa. Oltre alle preghiere, alle confessioni e alle celebrazioni in chiesa, questa settimana prevedeva anche la preparazione delle Pysanky (uova di Pasqua decorate) e della paska. In Italia, per la grande gioia dei bambini, le uova pasquali sono sempre più spesso sostituite da quelle di cioccolato e si sta diffondendo sempre di più la tradizione americana della “caccia alle uova”. Le uova di gallina, invece, vengono per lo più cotte nei pani pasquali, come il casatiello napoletano.
Anche in Ucraina i bambini non disdegnano ricevere un uovo di cioccolato per la festa, tuttavia l’arte della pysanka non solo si è conservata, ma si è anche notevolmente diffusa, soprattutto negli ultimi anni. La pysanka è una tradizione popolare che prevede la decorazione delle uova con cera e coloranti. Nel dicembre 2024, questa antica arte ucraina è stata inserita nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Oggi, essa non è solo un attributo festivo, ma anche una sorta di rituale ricco di significati profondi.

Le pysanky venivano solitamente realizzate in solitudine o in una cerchia molto ristretta di persone care, dopo una sincera preghiera. La casa doveva essere pulita e silenziosa, in modo che nulla distraesse l’attenzione. Tracciando un simbolo dopo l’altro, la donna di casa racchiudeva nei motivi le proprie speranze e aspettative per il futuro. Il sole, le stelle, la spirale, la croce, le piante, gli animali e le figure geometriche, combinati in modi diversi, rendevano ogni uovo unico.
Anche il colore della pysanka ha un significato preciso: il rosso simboleggia la sofferenza e il sangue di Gesù versato per gli uomini, il giallo rappresenta il sole e la luce, il verde la rinascita primaverile, l’azzurro il cielo e il marrone il colore della terra fertile. Il processo di creazione della pysanka è estremamente interessante e meriterebbe un articolo a sé stante. Oltre alle pysanky, per Pasqua si preparavano anche le krashanky, uova colorate in un solo colore senza alcun disegno.
Altri dolci per la Pasqua ucraina
Il Giovedì Santo, cioè quello che precede la Pasqua, è consuetudine preparare il pane rituale, che in Ucraina viene chiamato pasca. In ogni regione la pasca presenta caratteristiche proprie, per cui esistono numerose varianti della ricetta. Ciò che le accomuna è che si tratta generalmente di un pane ricco (con uova, burro, olio, talvolta zucchero) e che deve essere preparato in un clima di pace e tranquillità. Anzitutto la casa viene pulita accuratamente, la padrona si cambia indossando abiti puliti, accende una candela, prega e chiede la benedizione. Poi fa l’impasto, lo copre con un panno pulito e vi pone sopra un ramoscello di salice benedetto. Di solito la pasca non è un dolce: la superficie del pane viene decorata con ornamenti di pasta che riprendono i simboli già menzionati (la croce, i fiori, le spighe, ecc.). La pasca migliore viene riservata per la benedizione, mentre le altre vengono offerte in memoria dei parenti defunti oppure consumate durante le feste.
Tuttavia, la pasca non era l’unico prodotto da forno pasquale. Nelle città, soprattutto nelle famiglie benestanti, si preparavano anche dei pani dolci, spesso ricoperti da una glassa bianca, chiamati babka. Sono piuttosto simili alla Colomba pasquale italiana. E questa non è l’unica somiglianza. Nella regione dei Carpazi si preparano biscotti, spesso a forma di uccellino chiamati “kukutsi”, mentre in Calabria i dolci pasquali a forma di uccellino (o di altre figure) sono detti “cuzzuppa”. In Abruzzo e in alcune zone limitrofe, invece, si preparano per i bambini la “pupa e cavallo” (bambola e cavallino, rispettivamente per le bambine e per i bambini). Se cercate su Google “kotelevskyj korzhyk”, potete vedere una “panianka” (signorina) che non ha nulla da invidiare alla “pupa”. In alcune località dell’Ucraina, il burro destinato alla benedizione veniva modellato a forma di agnello, mentre in Italia un agnellino simile viene preparato in Sicilia con pasta di mandorle e pistacchi.
La religiosità durante la Pasqua
Il venerdì e il sabato i contadini cercavano di non svolgere alcun lavoro: era un periodo dedicato alla preghiera e all’attesa. La sera del sabato si preparava il cesto pasquale, nel quale si mettevano la paska, le pysanky, le krashanky, il salame, il formaggio, il burro, l’aglio e la cipolla novelli, tsvikli (una salsa a base di barbabietola rossa e rafano) e il sale. Il cestino veniva decorato con una candela e dei fiori e coperto con un tovagliolo ricamato. L’elenco dei prodotti da benedire poteva variare a seconda della regione e delle possibilità economiche della famiglia. La tradizione di preparare il cestino è relativamente recente: in passato, infatti, tutto veniva raccolto in un fazzoletto e legato insieme annodandone le estremità. Dopo la messa, i cibi benedetti venivano consumati per “rozgovinnja”, il primo pasto con i cibi di origine animale dopo la lunga Quaresima.

Il momento più allegro e divertente era il lunedì dell’Angelo, cioè la Pasquetta. In questo giorno, ai bambini era permesso salire sul campanile e suonare le campane. Si credeva che chi fosse riuscito a fare almeno qualche rintocco, non avrebbe avuto mal di testa per tutto l’anno. Nel frattempo, i giovani si divertivano in strada: cantavano e si sfidavano colpendo le uova decorate l’uno contro l’altro per vedere quale fosse il più resistente. Una ragazza poteva regalare la pysanka più bella al ragazzo che le piaceva. Inoltre, i ragazzi bagnavano le ragazze con l’acqua. Si riteneva che ciò purificasse e portasse salute, oltre a essere una forma divertente e giocosa di corteggiamento. Proprio per questa tradizione, il lunedì di Pasqua viene chiamato “Lunedì dell’acqua”. In molte località, in questo giorno, si annunciavano i fidanzamenti ufficiali.
In Ucraina, la festa della Resurrezione del Signore è chiamata Velykden’, il Grande Giorno. Pasqua è importante per ogni credente, a prescindere dal Paese in cui vive, dalle tradizioni che segue e da ciò che viene servito a tavola. In questo giorno ciò che conta sono l’amore e la rinascita della vita. E poi, per una vera festa, c’è bisogno di pace, che a noi viene crudelmente e ingiustamente tolta volta dopo volta ormai da tre secoli.


