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    Home»Società»80 anni della Costituzione: la Repubblica che siamo
    Società

    80 anni della Costituzione: la Repubblica che siamo

    Nunzio IngiustoDi Nunzio IngiustoGiugno 10, 20266 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Cosa sono 80 anni? Una bella età. Ottant’anni fa l’Italia sceglieva sé stessa. Sceglieva di diventare una comunità solidale e pacifica. Con il referendum del 2 giugno 1946 e poi con la Costituzione entrata in vigore dal 1° gennaio 1948, un popolo uscito dalla guerra, dalla dittatura fascista e dalla vergogna, scriveva il proprio futuro. Un futuro che ancora oggi proviamo a definire meglio.

    La Costituzione italiana è innanzitutto una dichiarazione di umanità. I principi fondamentali non sono norme astratte, ma la risposta autentica a tutto ciò che era accaduto fino alla Liberazione e alla lotta partigiana. Per anni la persona era stata suddito, numero, nemico. La Costituzione del 1948 all’articolo 2 proclama, invece, che la Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo “. Li riconosce e li tutela perché il popolo è l’essenza della democrazia. Quanta democrazia c’era stata nella storia d’Italia? “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” è p un pilastro che dobbiamo tenere alto, in un Paese dove migliaia di immigrati diventano o aspirano a diventare cittadini italiani. Quindi accoglienza e umanità, con la saggezza di ha una bella età.

    I Padri costituenti affidarono alla Repubblica l’obbligo di rimuovere gli ostacoli che impediscono la partecipazione delle persone alla vita del Paese. Tra luci e qualche ombra gli italiani partecipano alla vita democratica. Sentono come loro dovere affrontare le prove che nascono dentro una grande comunità. Negli anni ce ne sono state di decisive e drammatiche: dalla rottura dell’unità nazionale al terrorismo, dalle stragi alla mafia, alle deviazioni degli apparti dello Stato, dalla corruzione politica alle crisi economiche, fino a una terribile epidemia.  C’è stato chi ha voluto infliggere alla Repubblica un “attacco al cuore dello Stato”. Un progetto risolutivo di trame, congiure ed omissioni che trovò un Paese pronto a respingerlo con la forza dell’unità e il presidio democratico.  Il mondo intero prese atto della volontà di un popolo di non ricadere nel buio, di non essere cacciato indietro da forze convergenti coperte da bandiere di opposto colore, per quanto quell’attacco straziasse famiglie, ci privasse di uomini di sicuro valore.

    Abbiamo affrontato ingiustizie e squilibri in ogni campo, a cominciare da quel diritto al lavoro che resta la precondizione per sentirsi veri cittadini. Oggi c’è da fare qualcosa di più.

    L’articolo 1 della Carta stabilisce che l’Italia è ” una Repubblica fondata sul lavoro”. Fu una scelta precisa, fatta in uno spirito di concordia nazionale, derivazione delle idealità cattolica, socialista, laica, liberale, perché preserva la dignità di chi studia, costruisce, insegna, inventa, produce.

    La divisione dei poteri, l’indipendenza della magistratura, la libertà di stampa, il diritto all’istruzione, la tutela della salute: ogni articolo della nostra Carta è un presidio contro l’arbitrio. Per la prima volta nella storia dell’Italia il potere non è nelle mani di una sola persona. È diviso, controllato, amministrato. In questi lunghi anni ci sono stati eccessi e abusi ma lo spirito di un paese unito non è venuto meno. I partiti politici e le libere associazioni, tutelati dalla Carta, devono interpretare e correggere i fenomeni di disaffezione alla partecipazione che coinvolgono migliaia di giovani. Dimostrino, le organizzazioni democratiche rappresentative, sensibilità ed azione affinché le nuove generazioni sentano vicine la “Costituzione materiale”. E sappiano scegliere i custodi veri della democrazia.

    La festa degli italiani che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto in piazza del Quirinale è stata la rappresentazione fisica della volontà dei Padri costituenti di non disperdere un patrimonio storico e morale. Ottant’anni dopo, la Costituzione non è un reperto politico e giuridico. È uno strumento vivo capace di interpretare i conflitti del presente: dalla pace globale al diritto al lavoro nell’era dell’automazione, dalla tutela dell’ambiente alla sfida digitale, dalla tolleranza all’attenzione per gli ultimi.

    La democrazia va difesa contro ogni degenerazione ma ricordiamoci che anche l’esercizio democratico può generare mostri, come il sonno della ragione. La comunità ha il dovere di aiutare le istituzioni, la politica, gli eletti ad affrontare e risolvere i problemi secondo quello che sta ben scritto in un testo elaborato nel secolo delle due guerre mondiali, delle tragedie umane e civili, dell’olocausto, delle dittature, ma anche della speranza e della costruzione di un futuro migliore.

    Autore

    • Nunzio Ingiusto
      Nunzio Ingiusto

      Nato a Pomigliano d’Arco (Na) è giornalista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 1986. Laureato in Scienze Politiche, attualmente è Direttore responsabile del quotidiano www.ItaliaNotizie24.it. Ha scritto per l’Unità, Paese Sera, Il Mattino, Il Denaro, Specchio Economico, www.Firstonline.it. Si è occupato di Mezzogiorno, economia, energia, green economy, ambiente. É stato Direttore di periodici locali ed account manager in Eni e Italgas. Ha fatto parte di Comitati, Commissioni speciali su ambiente ed energia. Già consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Relazioni Pubbliche (Ferpi) è membro della Federazione Italiana Media Ambientali ( FIMA) e della Free Lance International Press (Flip). E' autore del libro “Mezzogiorno in bianco e nero“ (Ed. Orizzonti Meridionali). Ha vinto il Premio giornalistico “Calabria ‘79” e il "Premio Nadia Toffa 2022 ".

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