Lo sport ha faticato molti anni prima di trovare una collocazione nella nostra Carta costituzionale e farsi riconoscere la sua importanza sociale.
Inizialmente non solo non trovava posto nella Costituzione, ma non se ne discusse affatto nei lavori della Costituente, se non in una unica occasione, che riguardava la scuola.
Nel 1946 il Governo aveva dato mandato all’avvocato Onesti di liquidare il CONI,
considerato un ente inutile.
Poi le Olimpiadi di Cortina (1956) e quelle di Roma (1960) hanno fatto comprendere l’importanza dello Sport sotto molti profili: culturale, turistico, economico, sociale e di sviluppo.
Fu, però, necessario attendere la modifica del titolo quinto della Costituzione, nel 2001, per trovare la parola sport, con l’articolo 117 nella Carta.
Infine, settantacinque anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione (primo gennaio 1948), con la Legge Costituzionale n. 1 del 2023, lo sport ha trovato piena collocazione nell’articolo 33, privilegiando l’aspetto sociale, accanto a quello agonistico. Dando così il corretto valore al fenomeno e riconoscendone il ruolo.
Da questo lungo percorso e dagli eventi sportivi del Ferragosto, i campionati europei di nuoto e di atletica, possiamo trarre, sotto il profilo sociale, una importante lezione quella della piena integrazione e della capacità di fare squadra, superando
qualsiasi (peraltro inesistente) differenza.
In un momento di evidente deficit di natalità lo sport, recepito a pieno titolo nella Costituzione, ci indica la strada della futura Italia, nata dalla accoglienza e dalla sintesi.
Anche attraverso lo sport sarà possibile realizzare la piena attuazione dei principi contenuti nell’articolo tre della Costituzione!
Lo sport è arrivato tardi alla dignità costituzionale, ma può essere la via del nostro futuro!


