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    Home»Società»Ranucci al Cairo… o da Cairo
    Società

    Ranucci al Cairo… o da Cairo

    Barbara RoffiDi Barbara RoffiSettembre 1, 202679 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    Ranucci Report RAI
    Ranucci Report RAI
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    Ranucci Report RAI
    Ranucci Report RAI

    Se fossi stata in Sigfrido Ranucci avrei forse fatto questa battuta commentando la proposta della RAI di affidargli l’ufficio di corrispondenza al Cairo, piuttosto che tirare fuori Regeni.

    A pensar male si farà anche peccato ma immaginate se qualche burlone ai piani alti di Viale Mazzini o in qualche regno di mezzo avesse veramente pensato di fare una battuta, un calembour, un buffo gioco di parole (sulla vita di un proprio dipendente) sapendo perfettamente che un giornalista sotto scorta al Cairo non ci sarebbe mai potuto andare.

    Forse potrebbero proporre quella sede a qualche leccaculo di Stato che della scorta non avrebbe proprio bisogno.

    E invece no, l’hanno proposta a Ranucci, perché ci vuole proprio un bel coraggio beffardo a voler cacciare uno dei pochi giornalisti d’inchiesta che subiscono un attentato invece di proteggerlo con tutti i mezzi. Che è quello che la RAI avrebbe dovuto comunque fare anche per non alimentare il clima di caccia alle streghe.

    E invece no, la dirigenza RAI ha scelto la mannaia, la redazione di Report la solidarietà col capo vittima di un attentato (e nelle loro posizioni lo si può ben capire…) e segue battaglia legale e mediatica su tutti i fronti che chissà quando finirà.

    In fondo basterebbe guardare le varie rassegne da stampa per capire da quale parte, da quali fonti è venuta l’insinuazione che l’attentato lo abbia organizzato Ranucci stesso. Ma a quale scopo? Per aumentare la sua popolarità, la sua credibilità? La sua scorta? Mettendo a rischio la propria vita per eventuali sogni di gloria!

    Ma soprattutto bisogna avere un bel coraggio a dare credito alle manipolazioni, alle gigantesche mistificazioni o alle invenzioni fumose di uno con il curriculum di Lavitola o dei suoi malavitosi sodali.

    E in ogni caso la presunzione di innocenza dovrebbe valere ancora di più per una vittima e sicuramente avrebbe dovuto valere per un giornalista d’inchiesta a capo dell’unico programma di quel genere nel nostro “servizio pubblico”, tutelando sia la libertà di stampa e a maggior ragione quella di inchiesta.

    Perché al di là delle ricostruzioni contraddittorie quello che è certo è che un suo familiare o Ranucci stesso avrebbero potuto capitare proprio lì sotto casa loro al momento in cui scoppiava una bomba messa da alcuni malviventi.

    E in questa fase non si tratta nemmeno di giudicare la qualità di Report, delle sue inchieste o delle sue fonti, dei possibili errori o debolezze di Ranucci o della sua squadra, che in questa fase sembrano tutti esercizi quanto meno prematuri se non strumentali.

    Invece ormai le trasmissioni su Ranucci si moltiplicano, come quelle su Garlasco, a dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, dell’uso strumentale del mezzo,

    La proposta “Cairo” rivela invece una più verosimile arroganza becera di qualcuno forse geloso dei buoni ascolti della 7, che dal sicuro della sua torre dorata la degrada a deposito dei suoi ferri dismessi.

    Qualunque sia l’ironia la situazione del panorama audiovisivo italiano continua rivelare tutte le sue debolezze, dagli editti di Berlusconi fino alla mancata legge sul conflitto di interesse.

    E nel citare in questo contesto il caso “Cairo” non può non tornare alla mente la nipote di Mubarak, anch’essa forse frutto di una ironia di cattivo gusto secondo cui Ruby non sarebbe stata minorenne ma, come si dice dalle mie parti “ma quale minorenne d’Egitto”!

    Autore

    • Barbara Roffi
      Barbara Roffi

      Esperta in affari europei, con oltre 25 anni di esperienza nel settore della comunicazione all'interno delle istituzioni a Bruxelles (gruppi politici del Parlamento europeo e Direzione Comunicazione) come giornalista (tra cui Il Sole 24ore, Reuters e AGI) e come consulente di imprese, che le ha permesso di sviluppare una profonda conoscenza del funzionamento e dello sviluppo storico dell'UE, nonché una vasta rete di relazioni.
      Formazione in comunicazione strategica (Laurea con lode in Linguistica applicata agli studi politici nel Regno Unito) riconosciuta dalla Commissione europea nelle sue liste di esperti esterni.

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