Nell’udienza generale del 23 settembre 2026, Papa Leone XIV ha ricordato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che ricorre il 27 settembre e che, quest’anno, ha avuto come tema “Anche uno solo di questi bambini”, cioè il dramma dei minorenni all’interno dei flussi migratori.
Il Papa ha richiamato le violenze, le torture e le morti dei bambini e degli adolescenti durante il loro viaggio, così come ha fatto appello per la loro inclusione nei luoghi di arrivo e alla responsabilità di tutti per favorire la loro inclusione.
Leone XIV ha richiamato il pieno rispetto dei loro diritti, anche dell’identità culturale, antidoto alla radicalizzazione; il ruolo delle istituzioni nel promuovere i ricongiungimenti familiari ed evitare il trauma dei rimpatri. È necessario, dice il Pontefice, un cambio di prospettiva per dare centralità alla protezione dei bambini e degli adolescenti e al principio del superiore interesse del minore, affermato nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989, il trattato più ratificato e più disatteso al mondo.
I dati statistici ci descrivono l’entità dell’immigrazione dei minorenni in Europa e in Italia, fenomeno sempre di dimensioni consistenti anche se in calo rispetto al passato. Nel 2025, secondo l’UNICEF, ne sono arrivati 35.300 su un totale di 155mila migranti, il 22% circa.
Inoltre, in base ai dati statistici del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che riporta gli aggiornamenti sul base mensile, al 31 agosto del 2026 erano presenti in Italia 13.679 minorenni. Di questi, l’88,94% sono maschi il l’11,16 femmine, il 78,78% di età compresa tra i 16 e i 17 anni. Le prime 3 cittadinanze presenti sono quelle egiziana, ucraina e del Bangladesh e la classifica delle 3 regioni che accolgono un maggior numero di ragazzi ci sono la Sicilia, la Campania e la Lombardia.
Il meritorio appello del Papa si unisce all’opera di tante persone, associazioni, centri di accoglienza che ogni giorno lavorano per salvare e includere nella nostra società questi bambini e adolescenti. Tra queste persone c’è sicuramente il Dr Pietro Bartolo, dirigente medico e ufficiale sanitario sull’isola di Lampedusa dal 1991, divenuto poi responsabile del poliambulatorio fino al 2019. Conosciuto anche grazie al docufilm Fuocoammare (2015) di Gianfranco Rosi, nella sua carriera è stato in prima linea nelle visite mediche ai migranti giunti sull’isola e, come da lui affermato, ha visitato più di 350mila persone. Il Dr Bartolo ha visto in prima persona gli orrori delle violenze ai migranti e, in particolare, a bambini e ragazzi, sostenendo un peso incredibile, troppo grande per una sola persona.
La sua esperienza lo ha porto a promuovere “Rete Lampedusa”, nata a luglio del 2026 per sostenere chi lavora nell’accoglienza e nell’integrazione e per contribuire ad una nuova narrazione sulle migrazioni che contrasti quella dell’invasione e fondata sui diritti umani.
Come afferma il Dr Bartolo, la migrazione non va affrontata con un approccio ideologico, ma è una realtà complessa che richiede strumenti, canali legali di ingresso dei migranti, integrazione e responsabilità condivise.
L’integrazione dei migranti e dei minorenni in particolare è quindi una realtà complessa che però, come affermato dal Papa e testimoniato dall’opera delle tante realtà che lavorano nel settore, come la Rete Lampedusa, va affrontata senza pregiudizi ideologici e con l’obiettivo di una convivenza equilibrata tra le popolazioni originarie e quelle immigrate.


