Dopo le ultime mosse di Trump, dichiaratamente anti-ucraine, il destino dell’Europa sembra essere sempre più intimamente legato a quello dell’Ucraina e alle sempre più difficile soluzione del conflitto bellico con la Russia.
Il pur necessario processo di riforma ed evoluzione dell’Unione europea infatti è diventato un vero e proprio Risiko che deve tenere in conto le pesantissime influenze di coloro i quali, come la Russia di Putin e oggi anche gli Stati Uniti di Trump, desiderano e operano per il suo indebolimento e disintegrazione.
Per questo è sempre più difficile oggi fare riferimento solo ed esclusivamente alla volontà federalista dei padri ideali dell’Europa come Spinelli e Rossi che scrissero in esilio il Manifesto di Ventotene, nel corso della devastante seconda guerra mondiale, perché oggi le variabili da tenere in considerazione, oltre ad un inedito contesto politico, si sono moltiplicate.
Purtroppo i finanziamenti Russi ai partiti di ultra destra di tutta Europa, e a tutti quelli anche di sinistra o pseudo pacifisti disposti a dire che la colpa della guerra è degli ucraini, sono stati ormai studiati e documentati, così come l’influenza diretta su alcune tornate elettorali come l’elezione di Donald Trump, sostenuto da un rapporto bipartisan di mille pagine del senato americano a conclusione dell’inchiesta del procuratore Robert Mueller che Trump ha evidentemente definito una “caccia alle streghe”.
Anche al Parlamento europeo, in una risoluzione del 2025, i deputati già sollecitavano gli Stati membri ad aumentare e coordinare gli sforzi per contrastare la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte della Russia “per proteggere l’integrità dei processi democratici”
E questo prima degli ultimi sviluppi dell’intelligenza artificiale che sembrano aver moltiplicato la potenza di queste pratiche manipolatorie (vedi tra gli altri https://www.newsguardtech.com/it/ oppure https://euvsdisinfo.eu/it/) e che soffiano perfino sulle rivolte che mettono a fuoco diverse città in Francia o in Belgio e più recentemente anche in Italia.
Da notare anche che a dieci anni dallo storico referendum del 2016, l’ex premier britannico Starmer ha dichiarato in maggio che la Brexit, à stato un “errore catastrofico” che doveva essere riparato (con buona pace dell’orgoglio britannico), seguito a ruota dalle dichiarazioni dell’attuale premier Burnham, che sta operando per un riavvicinamento all’UE, secondo cui la Russia ha pesantemente influenzato quel voto con tutti gli strumenti della propaganda.
Non è un caso infatti che alcuni studi dimostrino che l’influenza in particolare della propaganda russa sia basata soprattutto sul malcontento dei cittadini europei nei confronti dell’UE ed in particolare la loro insofferenza verso alcune politiche, sfruttando per esempio l’insoddisfazione legata a temi sensibili come l’immigrazione e i vincoli di alcune regole europee.
L’ignoranza diffusa dei meccanismi decisionali dell’UE, mai introdotti nei programmi scolastici e oggettivamente complessi e farraginosi come ha recentemente ricordato il Presidente Mattarella, consente più facilmente di manipolare la realtà a partire dal celebre “ce lo chiede l’Europa” senza mai precisare che qualunque cosa, di qualsiasi natura che viene decisa “in Europa” è inevitabilmente frutto di un accordo tra le istanze nazionali, rappresentate nel Consiglio, e quelle politiche rappresentate nel Parlamento europeo.
Qualunque sia l’esito si tratta sempre e comunque di un processo volontario e democratico, cioè quanto di più inviso ai regimi di altro tipo che più o meno dichiaratamente lo ritengono insopportabile e pericoloso.
Non per queste molte delle critiche rivolte a Bruxelles sono prive di fondamento, a partire dall’impressione che si usino due pesi e due misure nella difesa delle popolazioni civili ucraine e di quelle palestinesi, oppure nella volontà bellicista di promuovere un riarmo generale senza prevedere in parallelo un necessario coordinamento delle politiche estere dei vari paesi.
Per quanto riguarda poi tutte le critiche nei confronti di decisioni in materia economica, incluse quelle sull’energia o sulle questioni climatiche, si tratta di critiche prevalentemente politiche ma che non sembrano mai essere messe in relazione con il fatto che anche a Bruxelles ci sono maggioranze e opposizioni e che l’esercizio del voto sia a livello nazionale che a livello europeo hanno un impatto determinante su queste decisioni.
In effetti non può essere tutto colpa della Von der Leyen, di Kaja Kallas o di madame Lagarde, tre donne, più facili bersagli, di cui due di destra e una liberale, come alcuni sostengono.
Per questo anche se è innegabile che il funzionamento dell’UE possa e debba essere riformato e migliorato, è molto difficile oggi esprimere critiche che possono essere travisate ed associate a campagne più genericamente anti UE.
Lo è in particolare per tutti coloro che credono negli ideali federalisti, espressi appunto nel Manifesto di Ventotene, ma che non hanno ancora trovato una traduzione concreta nell’attuale struttura dell’UE e in virtù dell’attuale contesto politico sembrano ancora più fragili e inarrivabili.
Mala tempora… perché in queste condizioni risulta più difficile poter ragionare a mente fredda su come andare avanti facendo evolvere le strutture europee verso una Unione più integrata, che funzioni meglio e sia infine più forte, e non resta che tenere fede al motto di allora: “non mollare”.


