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    Home»Diritti»Nell’avanzata Germania le donne sottopagate
    Diritti

    Nell’avanzata Germania le donne sottopagate

    Giulia PerriDi Giulia PerriMaggio 20, 20210 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    Anche in Germania la parità è una meta da raggiungere
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    Beatrice Tasca Langer, avvocato civilista di Karlsruhe, città sede della Corte Costituzionale e della Corte Suprema della Germania, è specializzata in diritto di famiglia. Membro di Will League, network che accomuna 260 avvocati di tutto il mondo, fa parte anche di Will Dach,

    L’avvocato Beatrice Tasca Langer – Foto dell’autore

    che raggruppa gli avvocati di lingua tedesca.

    In Will League ho conosciuto Beatrice e le ho chiesto di accompagnarci nel lungo viaggio della donna in Germania, nella società e nella famiglia. Incredibilmente il viaggio parte dal 1900 e arriva fino ai nostri giorni.

    Nell’immaginario di noi italiani, le donne tedesche sono da sempre emancipate e libere…

    È un falso mito! Oggi sicuramente la donna è moderna e gode di ampia libertà, lavora, ha una famiglia, i propri partner che aiutano in casa… Ma il cammino non è finito ed è stato molto faticoso!

     

    Cosa intendi?

    Per oltre cinquant’anni, con i regimi che cambiavano, la Germania ha mantenuto in vigore la legislazione sul diritto di famiglia e la donna faceva parte del codice civile approvato sotto l’impero di Guglielmo II nel 1900, che noi tedeschi chiamiamo con l’acronimo BGB. Il codice in parte è ancora valido anche se è stato molto modificato. Il codice del 1900 limitava molto le libertà delle donne…

    Si può ben immaginare, all’inizio del secolo scorso…

    Il codice fondava la famiglia sul principio della paternità: la donna dipendeva in tutto e per tutto da una figura maschile, il padre prima, il marito poi, verso i quali aveva il dovere di obbedienza.

    D’altronde, sarebbe stato ben difficile “ribellarsi” in quanto l’uomo aveva il diritto di disporre del patrimonio della donna, per cui perfino una signora molto abbiente, dell’alta società doveva sottostare alle decisioni del marito. Le poche donne che lavoravano, magari perché in famiglia c’era bisogno, lavoravano se il marito lo consentiva. Marito e padre potevano anche disdire il contratto di lavoro, senza che la donna avesse

    Guglielmo II

    alcuna voce in capitolo. La scusa era che il fatto che la donna lavorasse non coincideva con “gli interessi coniugali”. Le donne dovevano anche sottostare alle decisioni del marito sull’educazione dei figli, senza avere alcun potere di far sentire la propria voce.

    Poi, però, c’è stata la Repubblica di Weimar…

    La Costituzione della Repubblica sanciva il principio dell’eguaglianza anche tra uomo e donna, ma in realtà il codice era sopravvissuto anche al nuovo regime e per le donne, in sostanza, a parte qualche libertà nei comportamenti sociali e politici, dal punto di vista dei diritti non è cambiato nulla.

    E durante il Terzo Reich?

    Anche il Terzo Reich ha mantenuto la normativa sulla famiglia e sulla donna dell’imperatore, nonostante la grande retorica sulla donna ariana.

    Dopo la caduta del nazismo cosa è successo?

    Sotto il governo di Adenauer fu approvata la nuova costituzione nel 1949, che ha dichiarato i principi di eguaglianza tra uomini e donne. Ma la parte del codice civile approvato sotto il regno di Guglielmo II, che riguardava la donna e la famiglia, non è stata modificata….

    Sembra incredibile!

    Pensa che in Germania la Corte Costituzionale, che ha il compito di garantire la coerenza delle norme con i principi costituzionali, è stata istituita solo nel 1951. Ci sono voluti, però, altri sei anni perché la legge del 1900 fosse dichiarata incostituzionale e non più applicabile!

    Negli anni successivi cosa è cambiato?

    C’è stato un lungo processo di cambiamento, culturale, sociale, di mentalità, di cui le leggi di volta in volta si facevano “specchio”. Anche per poter chiedere il divorzio, che prima poteva essere deciso unilateralmente dal marito, bisogna aspettare il 1977: da allora la donna ha potuto chiedere il divorzio senza rischiare di perdere i figli e restare senza mezzi di sostentamento.

    Anche in Germania la parità è una meta da raggiungere

    Quindi oggi la situazione è di parità…

    Sulla carta senz’altro sì… ma la mentalità non è cambiata in tutti, uomini e donne ancora vedono la donna in modo tradizionale. Per esempio, non si riconosce il ruolo della donna che vive da sola con figli: non ha diritto ad alcuna agevolazione fiscale, che sono invece riservate alle famiglie “regolari”.

    E ancora oggi le donne sono sottopagate rispetto agli uomini, anche nella avanzata Germania…

    Resta ancora tanto da fare, allora…

    Sicuramente sì. Negli ultimi anni si è assistito al ritorno delle donne, soprattutto quelle più privilegiate, ad un ruolo tradizionale di madre e casalinga: rimanere a casa e avere tanti figli è il nuovo trend, i figli sono uno status symbol.

    Forse un rimedio inconscio alla diminuzione delle nascite…

    Ci guardiamo pensierose, poi il nostro dialogo si conclude. Sono emersi tanti spunti di riflessione e aspetti che le altre donne europee forse non si aspettavano. Niente è scontato, quindi…

    diritto di famiglia donna lavoro femminile. parità di genere
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    Giulia Perri
    • Website

    Avvocato e scrittrice, già redattrice di Tutti negli anni ’70, ho lo studio professionale a Milano, ma da qualche anno abito in una bellissima cittadina sul lago Maggiore. Sono nata a New York e sono arrivata in Italia da bambina, sbarcando a Napoli dove ho vissuto anni felicissimi, per poi trasferirmi a Roma e, dal 1975, a Milano dove sono rimasta fino al 2012. Sono un avvocato specializzato in diritto amministrativo e ho un particolare “focus” sul diritto ambientale e sulla prevenzione dell’inquinamento delle acque, da abbandono di rifiuti, da rumore, odori. Non sono un legale seduto dietro la scrivania in mezzo ai codici, ma mi confronto costantemente con le diverse realtà aziendali, con il management e con gli esperti nei diversi settori in cui opero. Credo molto nella comunicazione efficace e corretta, tramite i social e le testate o blog con cui collaboro. Convinta europeista, credo anche nel networking, in cui scambiare esperienze e conoscenza, per poter segnalare competenze e professionalità di livello, adatte alle sfide da affrontare.

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