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    Home»Europa»Davide e Golia: la guerra dei poveri
    Europa

    Davide e Golia: la guerra dei poveri

    Alessandro Erasmo CostaDi Alessandro Erasmo CostaMarzo 3, 20220 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Come mai la storia di questo ragazzino che mette ko un gigante, affascina ed entusiasma ancora? Forse perché tutti parteggiamo per i deboli assaliti dalla prepotenza dei forti? O forse perché la Bibbia, nella sua immensa conoscenza del genere umano, ci vuol dire che non è sempre scontato che i forti ottengano la vittoria? Nell’incredibile sfogo di politici, giornalisti ed esperti di geo strategie, che hanno sostituito rapidamente la pandemia virologica, nessuno si pone – o pochissimi – il vero problema. Forse che i Russi, un popolo di scrittori come Tolstoj, Dostoevskij, Puskin, Pasternak, di musicisti, come Tchikovsky, Korsakov, e di scienziati come Sakarov, che hanno saputo spedire il primo uomo nello spazio, non potevano prevedere i grandi rischi di una invasione di uno stato come l’Ucraina?

    Foto libera per usi commerciali da Pixabay

    I generali russi non sapevano che è facile entrare militarmente in un paese debole, ma controllare un paese grande come la Francia di 40 milioni di persone è quasi impossibile? Non sapevano che gli Ucraini odiano i Russi dalla notte dei tempi e che avrebbero resistito in ogni modo? Non sapevano i politici Russi che non solo le grandi democrazie occidentali, ma moltissimi altri paesi non avrebbero potuto condividere una brutale aggressione ad uno stato sovrano? Non potevano prevedere che intellettuali, artisti, sportivi e cittadini comuni in tutto il mondo, e anche in Russia, avrebbero preso posizione per condannare un atto criminale come quello? Che la Russia sarebbe stata esclusa dai trasporti aerei, dalle manifestazioni sportive, dagli eventi di musica rock? Avevano davvero pensato che le sanzioni economiche non avrebbero potuto mettere in gravissima difficoltà tutto il loro sistema economico? Se gli strateghi del Cremlino volevano combattere la Nato, non avevano previsto che quella aggressione avrebbe rinsaldato una alleanza atlantica che invece era in crisi? E che avrebbero necessariamente rafforzato l’Unione Europea? Ursula Von Der Leyen, prima soltanto a capo della burocrazia europea, è diventata oggi quasi il Presidente dell’Europa. La Germania invia armi contrariamente ai principi che finora aveva seguito. E l’Unione Europea fa lo stesso. Il premier inglese Johnson incoraggia i suoi cittadini ad andare volontari a combattere per l’Ucraina: ma se questi cittadini fossero soldati inglesi, che si tolgono la divisa?

    Foto libera per usi commerciali da Pixabay

    Insomma Putin – in una visione un po’ cinica – ha dato una grande mano all’Occidente e persino a Biden il più debole Presidente che l’America abbia avuto negli ultimi decenni. Se questi interrogativi sono legittimi, la vera domanda è: perché Putin ha invaso l’Ucraina, quali sono le vere ragioni? Sarà diventato matto oppure, come hanno sempre fatto tutti i tiranni, ha cercato di distogliere l’attenzione da gravissimi problemi interni, che naturalmente noi non vediamo? Dopo aver ascoltato interminabili cronache di giornalisti ed esperti, ripetitive e di modestissimo interesse, finalmente su France 24 sono capitato su un vero esperto che ha spiegato almeno la strategia militare di Putin. In queste aggressioni, ad interi stati, il terrore dei capi militari sono le città. Le città non si prendono, i combattimenti casa per casa sono un massacro, perché tutti i difensori diventano cecchini, usano autobomba, scannano i soldati agli angoli delle strade, avvelenano l’acqua e i cibi del nemico e le ragazze attraggono i soldati in luoghi appartati dove li attendono i coltelli dei resistenti. E a me farebbe molto piacere che nessun funzionario di ambasciate russe nel mondo, si sentisse più al sicuro da attentati contro loro stessi o le loro famiglie.

    La storia ci dice queste cose attraverso un enorme numero di esempi. L’esercito di Napoleone, quando occupò Venezia, perse molti uomini, per agguati dei veneziani che li buttavano nei canali, e incontrò gli stessi problemi in Spagna e persino in Egitto.

    Putin non vuole entrare nelle città, rischiando che le sue milizie si macchino di orrori nella distruzione di ospedali o in inevitabili rappresaglie di soldati impazziti, come successe agli americani nei villaggi Vietnamiti e in molte piccole città dell’Iraq. Allora c’è l’assedio. Ci si mette intorno alle grandi città, tagliando i rifornimenti, l’acqua e la luce e aspettando che il nemico, la popolazione civile, sia vinta dalla fame e dal terrore.

    Foto libera per usi commerciali da Pixabay

    Però la storia ci parla molto anche degli assedi. Senza la botta di genio di Ulisse, l’assedio di Troia era durato 20 anni, e l’esercito ellenico non ne usciva. Quando si parla di assedio bisogna sempre pensare a tempi lunghi, tempi lunghi in cui l’assediante deve garantirsi i rifornimenti, assicurare la logistica e combattere la demoralizzazione delle sue truppe. E non è difficile, in un gigantesco paese che i partigiani colpiscano proprio i rifornimenti e la logistica, in uno stillicidio che certamente non giova agli assedianti.

    Infine c’è la comunicazione. Oggi internet permette di raggiungere tutti e di far comparire orrori – veri o falsi – compiuti dai soldati russi davanti agli schermi proprio del popolo russo e di quei tantissimi russi che in Ucraina hanno amici, parenti e famiglie. Si può tentare di chiudere i social media e di limitare le comunicazioni telefoniche. Ma un tempo bastava tagliare i fili, oggi ci sono i satelliti, e tutto è più difficile.

    Foto libera per usi commerciali da Pixabay

    Caro Putin, volevi assomigliare a Hitler, ma lui la Polonia l’ha occupata in qualche giorno, tu invece stai scivolando in un pantano e rischi come tutti i tiranni della storia – ad eccezione di Stalin – di non morire nel tuo letto.

     

    guerra Putin Ucraina Unione Europea
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    Alessandro Erasmo Costa

    Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

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