Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    14 Aprile 2026 - martedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Diritti»Disabilità e abilismo nell’Unione Europea, che cosa può (e deve) fare la politica
    Diritti

    Disabilità e abilismo nell’Unione Europea, che cosa può (e deve) fare la politica

    Francesca Romana D'AntuonoDi Francesca Romana D'AntuonoAprile 20, 20220 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Photo by ThisisEngineering RAEng on Unsplash
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    Il mese scorso, il calendario ha segnato due appuntamenti importanti: lo Zero Discrimination Day e Disability day of mourning

    Zero Discrimination Day è un’iniziativa di UNAIDS nata nell’ambito della lotta contro lo stigma dell’HIV. Dal suo lancio nel 2014, il significato di questa celebrazione è evoluto, arrivando a rappresentare un giorno di lotta contro tutte le forme di discriminazione — proprio come il gay pride si è evoluto nel corso degli anni semplicemente in pride, in modo da sottolinearne la natura inclusiva.

    Il Disability day of mourning, è nato invece come una giornata di lutto e commemorazione delle persone con disabilità uccise dai propri familiari, e che dovrebbe anche essere occasione per riflettere su tutte le forme di violenza e abuso contro questo gruppo. La convergenza delle due celebrazioni, risulta quantomai appropriata, considerando le tante forme di discriminazione che le persone con disabilità subiscono su base quotidiana; discriminazione spesso basata non solo su preconcetti culturali, ma profondamente radicata nella struttura stessa della nostra società.

    Małgorzata Olejnik, ex parlamentare polacca (in sedia a rotelle)

    Chiedere una società inclusiva per le persone con disabilità è infatti una questione molto più concreta che simbolica: si tratta di impegnarsi ad implementare — o fare pressione per richiedere — delle specifiche politiche, le quali, andando ad agire sull’ambiente in cui viviamo, cambino radicalmente anche il modo in cui percepiamo la disabilità.

    Secondo l’OMS, 135 milioni di persone in Europa vivono con una disabilità. La cifra però non è precisa, perché ogni stato ha un metodo di classificazione diverso, che include o esclude le malattie croniche per esempio; la Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 dalla Commissione Europea ne menziona 87 milioni nella sola Unione Europea. Ad aggiungere confusione c’è poi il fatto che se una persona emigra, il processo di registrazione per ottenere la previdenza sociale nel Paese ricevente è complesso e dal risultato imprevedibile; ciò indica chiaramente come la struttura del sistema possa influenzare pesantemente la vita delle persone, determinando per esempio la loro libertà di scegliere e godere di un uguale diritto alla mobilità.

    Un dato inequivocabile invece riguarda il numero di persone con disabilità che vivono sotto la soglia di povertà. Le disuguaglianze economiche sono in aumento ovunque: in Europa 1 persona su 5 è a rischio di povertà ed esclusione sociale. Ma se ci si concentra sul sottogruppo delle persone con disabilità, il dato schizza al 30%. Lo svantaggio economico in questo caso deriva non solo da barriere dirette, come la maggiore probabilità di rimanere disoccupati e di guadagnare meno quando si ha un lavoro; ci sono anche ostacoli meno evidenti ma forse anche più impattanti, come i costi extra per le cure mediche, i dispositivi di assistenza o il supporto personale — che non è sempre fornito dallo stato, né sempre sufficiente, e la cui mancanza è direttamente collegata ad una condizione di isolamento, con tutti i relativi costi per la salute mentale e le difficoltà di inserimento sociale. Inoltre, se la disabilità è un fattore che contribuisce ad acuire condizioni di indigenza o emarginazione, le barriere all’accesso ai diritti e alle cure sono fattori che contribuiscono attivamente allo sviluppo della disabilità stessa. Il rischio di sviluppare disabilità è infatti maggiore tra le persone più fragili come migranti o coloro che vivono nei cosiddetti “deserti medici”.

    Dennis Robertson, Parlamentare Scozzese (non vedente)

    Tuttavia, la sfida posta da questa situazione non può essere ridotta al solo miglioramento dell’accesso alle cure per tuttə, e ai costi finanziari associati all’indennizzo della disabilità. È essenziale agire in profondità contro quei fattori di discriminazione che contribuiscono all’esclusione sociale e politica delle persone con disabilità, primo fra tutti l’istituzionalizzazione dell’emarginazione. 

    La costruzione di una società inclusiva inizia a scuola, il luogo in cui si diventa cittadini. Molti paesi europei, guidati da un approccio essenzialmente medico alla disabilità, hanno a lungo considerato preferibile educare ə studentə con disabilità separatamente dagli altri, in classi o scuole “speciali”. Questo modello improntato alla segregazione non solo non si è dimostrato pedagogicamente valido, ma ha anche alimentato l’esclusione sociale e i pregiudizi connessi alla condizione di disabilità.

    Tuttavia, cambiare il modello necessita un impiego di risorse significativo, tanto in termini di cultura collettiva quanto di finanziamenti. Un buon esempio viene proprio dall’Italia, che dagli anni ’70 ha scelto di accogliere tuttə nelle scuole ordinarie, e si affida a insegnanti di sostegno nelle classi per promuovere un approccio educativo individualizzato. Anche se, come noto, la situazione è ben lontana dall’essere ideale, questo modello dovrebbe rappresentare la via da rafforzare e riprodurre anche nel resto dell’Unione Europea e oltre.

    Un altro ambito di intervento immediato sarebbe la chiusura di tutte le strutture specializzate nell’alloggio di persone con disabilità, come chiede il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. La privazione della libertà sulla sola base della disabilità è ingiustificabile e dovrebbe essere vietata, tenendo in conto anche che queste condizioni di segregazione, diretta e indiretta, aprono la strada a gravissime situazioni di abuso.

    Ma come realizzare una completa rivoluzione nel modo di vivere e sperimentare la nostra società per smantellare l’esclusione istituzionalizzata? Il successo di questi cambiamenti non può essere raggiunto senza il coinvolgimento delle persone interessate, ma la barriera più importante è proprio quella della rappresentanza: le politiche pubbliche sono portate avanti da gruppi di persone di cui non fanno quasi mai parte persone con disabilità.

    Marta Gabriela Michetti, ex Vice president Argentina (in sedia a rotelle)

    Se vogliamo superare l’abilismo che ancora domina largamente il dibattito pubblico e fare in modo che le assemblee deliberative si basino su un’intelligenza collettiva molto più inclusiva e competente, dobbiamo anche avere una rappresentanza politica più diversificata. Ad oggi, non e’ chiaro quanta rappresentanza politica abbiano le persone con una o più disabilità a causa dei problemi di classificazione precedentemente elencati e del diritto alla privacy degli individui. Tuttavia, non è difficile rendersi conto di come una rappresentazione equa di questa comunità sia lontana dall’essere raggiunta.

    Eppure ci sono passi verso l’inclusione sistematica estremamente concreti e quasi banali che si possono compiere, che faciliterebbero la partecipazione alla vita politica e partitica di tuttə. Per esempio? Fare in modo che siano sempre presenti sottotitoli nei video e descrizioni delle immagini, oppure eliminare le barriere d’accesso agli spazi per le persone con mobilità ridotta. Infatti, quando i problemi di accessibilità ai trasporti, agli spazi pubblici, agli edifici, o le difficoltà legate a una disabilità sensoriale o psicologica impediscono di fare campagna elettorale in condizioni di parità con gli altri candidati, il sistema deve essere riequilibrato con un’azione politica. Lo sforzo deve essere ancora più importante in vista delle prossime elezioni europee del 2024, le quali, considerando gli importanti eventi geopolitici globali a cui stiamo assistendo, saranno un momento cruciale per mettere le fondamenta dell’Europa del futuro: un’Europa più democratica, equa ed inclusiva, in cui ogni individuo possa realizzarsi attraverso un’esistenza piena e soddisfacente.

    Disabilità Disability Day of Mourning società inclusiva Zero Discrimination Day
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    Francesca Romana D'Antuono

    Sono figlia di una storica redattrice di TUTTI, da cui origina il progetto Tutti Europa 2030. Sono nata in Campania, cresciuta a Roma ma girovago per vocazione. Vivo a Berlino dove lavoro come product manager nel settore farmaceutico. Ho scritto e pubblicato racconti brevi su riviste letterarie, oltre a due romanzi foto-letterari (Song of Mourning e Song of Leaving – ed. Epoke). Tra il 2019 e il 2020 sono stata la coordinatrice cittadina di Volt Firenze, capitolo cittadino di Volt Europa, il primo partito paneuropeo. Oggi coordino il team Pubbliche Relazioni per conto di Volt Italia. Nel 2021 lancerò il mio podcast per parlare dei cambiamenti eccezionali della nostra epoca, dell’impatto che hanno avuto sulla nostra vita quotidiana, e del futuro che ci piacerebbe abitare.

    Articoli correlati

    Giustizia minorile: punire invece di educare

    Aprile 13, 2026

    Il carcere in Italia senza dignità umana

    Aprile 13, 2026

    Paternità in carcere: un diritto incompiuto tra principi costituzionali e realtà penitenziaria

    Aprile 13, 2026

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026120

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022119

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 202638

    Le armi spuntate dell’Europa per la pace a Gaza e in Ucraina

    Settembre 20, 202530
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Sviluppo sostenibile
    Tempo lettura 2 min.

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Di Nunzio IngiustoAprile 13, 202638

    La crisi energetica come effetto della guerra in Medio Oriente durerà ancora a lungo. E…

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    Giustizia minorile: punire invece di educare

    Aprile 13, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?