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    Home»Europa»Perché Putin sragiona?
    Europa

    Perché Putin sragiona?

    Carlo PantanellaDi Carlo PantanellaMaggio 20, 20220 VisualizzazioniTempo lettura 16 min.
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    Quando il 9 maggio del 2022 abbiamo sentito sostenere che «la NATO stava per invadere Donbass, Crimea e i nostri territori storici» siamo tutti trasaliti.

    Che il capo di Stato di un paese, che per giunta pretende anche di essere una potenza mondiale, possa dire un’idiozia del genere, a noi pare veramente molto molto strano. Possiamo però cercare di capire, (attenzione: capire, non giustificare). Facciamo quindi un piccolo viaggio dall’altra parte, per comprendere come e dove possono essere nate simili idiozie.

    LA MENTALITÀ SLAVA

    Ci sono alcune premesse sulle peculiarità della mentalità slava che vanno fatte e che ci illuminano sul loro modo di ragionare e pensare; parliamo semplicemente delle differenze tra la mentalità slava e la nostra, senza giudizi di merito.

    Una memoria lunghiiiiissima

    Vi ricordate la crisi del Kosovo? Una delle principali motivazioni che i Serbi addussero per giustificare l’odio che avevano nei confronti degli albanesi, fu il comportamento di quest’ultimi durante la battaglia di Kosovo Polje.

    Ora, si potrebbe pensare che questa battaglia si sia svolta durante la Seconda guerra mondiale. Assolutamente no!

    Allora si sarà svolta durante la Prima guerra mondiale? Macché!

    Questa battaglia risale al 1389, ripeto 1389. Sicuramente perdere questa battaglia causò una “sliding door” veramente notevole; infatti, definì per il popolo serbo alcuni secoli di drammatica sottomissione. E questo va bene, ma da allora sono passati 6 secoli!

    Per noi italiani avercela ancora con qualcuno per una battaglia del Medioevo è una cosa letteralmente impensabile.

    Foto libera da Pixabay

    Chi è quel cretino di italiano che incontrando un austriaco lo aggredirebbe incolpandolo delle centinaia di migliaia di perdite di ragazzi Italiani morti durante la Prima guerra mondiale? Forse noi esageriamo dal lato opposto: siamo pur sempre il popolo del «chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato». Non è che dimentichiamo, semplicemente ce ne facciamo una ragione e cerchiamo di andare avanti. Su questo la nostra mentalità e quella degli slavi sono diverse: nessuna ha ragione, nessuna ha torto.

     

     

    Convivenza di Lingue

    Un altro elemento che ci differenzia e che ci resta poco comprensibile è la convivenza nello stesso territorio, spesso nella stessa città o paese, di più etnie o lingue.

    Sostanzialmente, noi siamo abituati al fatto che in Italia ci sono gli italiani.

    Aldilà di quelle che possono essere le differenze fra nord e sud, aldilà di quelle che possono essere le piccole comunità alloglotte di confine, i cui diritti sono peraltro abbondantemente garantiti, sostanzialmente noi diamo per scontato che in Italia ci siano gli italiani.

    Quando più lingue o più etnie hanno convissuto nello stesso posto per molto tempo, dopo un po’ si sono fuse: a questo dobbiamo la presenza nel nostro vocabolario di parole di origine longobarda, spagnola, tedesca, francese.

    Questo nei paesi slavi non accade o quantomeno non accade come da noi.

    Prendiamo la Bosnia Erzegovina.

    Noi la consideriamo uno Stato, ma in realtà è formata da due entità statuali; c’è la Repubblica Srpska, i cui confini sono parzialmente a macchia di leopardo e che presenta una maggioranza di etnia e lingua serba.

    C’è poi la Federazione Croato-Bosniaca, che federa a sua volta una serie di Cantoni, alcuni a maggioranza bosniaca, alcuni a maggioranza croata, altri Cantoni sono completamente misti.

    Ma non basta: Repubblica Srpska e Federazione Croato-Bosniaca hanno in condominio un Distretto.

    Anche lo stesso concetto di lingua, in quella che qualche anno fa consideravamo la Jugoslavia, ha delle caratteristiche per noi poco comprensibili.

    Che differenza c’è fra Bosniaco, Croato, Serbo e Montenegrino? Sono quattro lingue diverse? Sono la stessa lingua divisa in più dialetti? Sono quattro standard di un’unica lingua? Rispondere è difficile, eppure, sono realtà etniche che convivono da molti secoli, ma che hanno pervicacemente mantenuto la loro identità.

    Da noi sicuramente, dopo un po’, avremmo trovato il modo di unificarle in un idioma unico, da loro no: semplicemente non funziona così.

    Il Russo e l’Ucraino sono lingue assolutamente diverse, anche se ad alto tasso di “mutua comprensibilità”, un po’ di più di quanto avviene tra Italiano e Spagnolo. Solo in alcuni casi ricorrono ad una lingua franca.

    Anche la presenza russofona in Ucraina per noi è qualcosa di abbastanza strano: la minoranza russofona/etnia russa è di circa il 15%, ma c’è una fascia molto ampia di persone, più o meno intorno al 14%, che considerano indifferentemente come propria lingua sia il russo che l’ucraino.

    Ci sono russofoni che recentissimamente hanno deciso di parlare ucraino. Come se da noi decidessimo di parlare spagnolo a casa!!

    Da noi una cosa del genere non potrebbe succedere, per questo, istintivamente, tendiamo a pensare che i russofoni dovrebbero stare in Russia e gli ucrainofoni in Ucraina.

    Foto libera da Pixabay

    In realtà, la minoranza russa (russofila?) NON coincide con la più ampia popolazione russofona: secondo il censimento del 2001, l’etnia russa rappresentava solo il 56% della popolazione di lingua madre russa; quindi, quasi metà dei Russofoni NON si ritiene “Russo”.

    Per quanto per noi poco comprensibile, molti dei russofoni si sentono profondamente ucraini, a partire proprio dallo stesso Zelensky che è di famiglia russofona!

    Per giunta c’è anche da considerare che se l’Italia, per assurdo, decidesse di bombardare la Puglia, i pugliesi, che sono di sicuro italiani, comincerebbero ad odiare l’Italia e a non sentirsene più parte.

    Noi abbiamo cittadini italiani altoatesini di lingua tedesca, ma sappiamo perfettamente che non si sentono italiani e che in una, per fortuna assurda, ipotesi di guerra con la Repubblica austriaca, si schiererebbero sicuramente con l’Austria.

    L’Alto Adige è terra italiana per una serie di motivi storici che ovviamente non è qui il caso di analizzare, ciò nonostante, sappiamo perfettamente che c’è una minoranza di lingua tedesca ben distinta dalla minoranza di lingua italiana.

    Questa realtà linguistica tedesca in Alto Adige è recente, (“appena” un secolo) e quindi non si è verificata quella integrazione avutasi con le altre immigrazioni germanofone in Italia, tutte risalenti a vari secoli fa.

    L’ipernazionalismo slavo

    Oramai abbiamo imparato tutti che la parola “slavo” significa “coraggioso”, “eroico”.

    Ciò significa che gli slavi definiscono il loro stesso popolo come il “Popolo dei Coraggiosi e degli Eroi”. Questo già dà un’idea della loro mentalità e del perché le singole etnie slave vengano vissute con molto entusiasmo e patriottismo.

    Questo ipernazionalismo è dovuto probabilmente in gran parte, alle esperienze traumatiche di invasioni straniere. Vediamole.

    Il terrore delle invasioni

    Noi italiani abbiamo invaso e siamo stati invasi decine di volte: i nostri libri di storia sono un susseguirsi di calate di Spagnoli, Tedeschi, Svevi, Normanni, Francesi, nonché di incursioni di Saraceni sulle coste.

    Durante la Seconda guerra mondiale siamo stati bombardati e invasi sia dai tedeschi che, per fortuna, dagli angloamericani.

    Tutti i nostri invasori sono arrivati, sono rimasti un po’, ma poi se ne sono andati oppure si sono integrati con la nostra società: quante biondine e biondini di ascendenza normanna ci sono in Sicilia!

    In qualche modo siamo vaccinati rispetto all’esperienza dell’invasione.

    Gli Slavi balcanici, invece, hanno dovuto subire secoli e secoli di invasione ottomana. Gli ottomani non sono una popolazione europea e neanche cristiana, per cui sicuramente la sottomissione alla Turchia deve essere stata molto dolorosa, ben più di quanto non siano state le invasioni che abbiamo subito noi, perlomeno negli ultimi mille anni.

    È chiaro che una così lunga e dolorosa sofferenza porta o all’integrazione con l’invasore o allo sviluppo di un fortissimo nazionalismo.

    La Polonia è stata sempre tra l’incudine della Germania ed il martello della Russia.

    La Russia, dal canto suo, è stata invasa tre volte.

    La prima volta dai Mongoli, nel 1220, anche se la loro influenza è rimasta fin quasi il ‘500; se la sottomissione Ottomana non deve essere stata un gran divertimento per i balcanici, figuriamoci 3 secoli di Mongoli per i Russi.

    L’invasione mongola ha creato una orientalizzazione della mentalità e società Russa cui possiamo ricondurre alcune delle differenze di mentalità che abbiamo con i Russi.

    Solo nel XVII secolo Pietro il Grande provvide ad un riavvicinamento della Russia all’Europa: probabilmente questo fenomeno riguardò soprattutto la nobiltà, l’esercito e molto meno i villaggi e la Russia Profonda, ed alla fine del periodo mongolo si verificarono fatti importanti per l’Ucraina, come diremo di seguito.

    Nel 1812 arrivò Napoleone, che ha lasciato segni profondi nella letteratura Russa, ma forse meno nel ricordo della popolazione.

    Ed infine, durante la Seconda Guerra Mondiale, l’invasione dei Tedeschi, l’Operazione Barbarossa di cui parleremo poco più avanti.

    Il terrore maniacale di essere invasi

    Torniamo alla dichiarazione del 9 maggio, all’invasione dell’Ucraina ed alla sua giustificazione di guerra preventiva.

    Secondo Putin tutto il mondo non aspetta altro che di invaderli; perché non si sa molto bene, però è così, e di questo tutti russi sembrano terrorizzati.

    Forse per la loro storia (invasioni traumatiche)? O forse anche per la geografia? Un Paese troppo grande da controllare in tutti i suoi confini. Il dibattito è fiorente, dalle aule universitarie ai bar, e sicuramente interessante.

    Vediamo alcuni aneddoti.

    Marco Minniti – foto del Ministero dell’Interno – licenza CC BY 3.0.

    Il ministro Minniti ha raccontato che quando negli anni ‘80 si recò con una delegazione del PCI in Russia, come “giovane compagno italiano” ebbe modo di chiedere ad un generale perché avessero invaso l’Afghanistan.

    Minniti racconta che il generale fece srotolare una enorme mappa che ricopriva interamente la parete, ed indicando l’URSS ed i suoi confini argomentò, del tutto convinto, che in modo assolutamente incontrovertibile, erano circondati e che non potevano fare diversamente.

    Un aneddoto ancora più divertente, lo ha raccontato Padre Stefano Caprio, un sacerdote cattolico che è stato a lungo a Mosca.

    Tornato in Italia per una breve vacanza, gli è stato negato il visto per rientrare in Russia. Cosa era successo? Semplice!

    La Chiesa cattolica aveva deciso di ristrutturare la propria presenza in Russia, creando quattro diocesi (sostanzialmente solo un cambio di nome). Fin qui tutto a posto.

    In base al diritto ecclesiastico quattro diocesi danno vita automaticamente ad una “Provincia Ecclesiastica”, quando seppero che il Vaticano considerava la Russia “una sua provincia” si sono infuriati e hanno negato il visto d’ingresso a tutti i preti.

    D’altronde, quando il famoso Fisico Bruno Pontecorvo che negli anni ’50 scelse l’URSS, portò in dono del Gorgonzola stava per essere arrestato, convinti com’erano che li volesse avvelenare con formaggio andato a male. Vabbè: so’ strani!

    L’OPERAZIONE BARBAROSSA

    Il Patto Ribbentrop-Molotof

    “Operazione Barbarossa” è stato il nome dato dai Tedeschi alla loro invasione della Russia durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Va premesso che, per oltre un anno all’inizio del conflitto, la Germania nazista e l’Unione Sovietica hanno combattuto fianco a fianco, grazie al famoso patto “Ribbentrop-Molotov”.

    Sono stati i tedeschi che, con una scusa francamente ridicola, hanno assalito i loro alleati Sovietici, creando un capovolgimento di fronte. Se non l’avessero fatto, probabilmente oggi sulla Piazza Rossa sfilerebbero reparti con la Croce Uncinata.

    È certamente vero che la storia non si fa con i “se”, ma è anche vero che la lotta dei Sovietici contro i Nazisti non fu provocata da un motivo ideale, di odio nei confronti del Nazismo, ma da un motivo difensivo del tutto contingente.

    È interessante capire perché la Germania fece questo vile voltafaccia: ci sono interessanti paralleli con la Russia Putiniana.

    Lo Spazio Vitale o Area di influenza

    Foto libera da Pixabay

    Hitler considerava gli Slavi un popolo inferiore. Questo perché gli Slavi, nonostante siano un popolo indoeuropeo, non sono stati, al contrario di Italia, Francia e Spagna, “purificati” e “arianizzati” dalle invasioni germaniche avvenute dopo la caduta dell’Impero Romano. Hitler aveva bisogno per il popolo germanico di uno “Spazio Vitale”: il Lebensraum. Il concetto di “spazio vitale” è uno dei punti fondanti dell’ideologia Nazifascista. Questo delirio funziona così:

    1. Il mio è un Popolo Superiore.
    2. È mio dovere “liberare” tutti i membri del mio popolo, conquistando i territori dove vivono, anche se i miei sono in minoranza.
    3. Per dare cibo e prosperità al mio popolo, ho il dovere di conquistare un’area abitata da popoli inferiori (per Hitler quest’area era la Russia).
    4. Sfrutto i popoli sottomessi come forza lavoro.

    Noterete subito alcune coincidenze con l’atteggiamento di Putin, secondo il quale:

    • La Russia ha il diritto di invadere tutti i territori in cui siano presenti dei Russi ed anche le “nostre terre storiche”.
    • I Russi, in quanto popolo superiore, hanno diritto ad uno spazio vitale, che i Russi chiamano “Area di Influenza”.
    • I Russi vogliono la deucrainizzazione dell’Ucraina, hanno pubblicamente dichiarato di volerla sottoporre all’annientamento della sua identità.

    Secondo il generale Gerasimov, Capo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate Russe (insomma il Comandante Supremo delle Truppe Russe), in uno con il politologo Dugin (novello Rasputin) questa “area di influenza”, o “spazio vitale” (chiamatelo come volete: cambia poco), dovrebbe andare da Lisbona a Vladivostok!

    Se c’è qualcuno che ragiona e si comporta in modo Nazista è certamente la Russia di Putin e non certo l’Ucraina di Zelensky, del cui “Nazismo” parleremo tra poco.

    Una vera ossessione popolare

    L’invasione tedesca (è più corretto definirla tedesca più che nazista, perché l’invasione fu perpetrata soprattutto dalla Wermacht e in misura molto minore dall’SS) fu comunque una esperienza estremamente traumatica per il popolo russo.

    Consideriamo che quando in un paese arrivava l’Esercito Italiano, questo veniva accolto quasi con gioia: erano considerati il male minore. Pare che i tedeschi fossero molto ma molto più violenti nei confronti dei villaggi conquistati.

    Questo comprensibilissimo shock dell’invasione tedesca fu però successivamente strumentalizzato, per biechi motivi politici, dall’Unione Sovietica che ne fece una vera ossessione.

    Sin dalle scuole elementari ai bambini veniva insegnato che i nazisti sono il male assoluto, che bisogna guardarsi da loro.

    Chiaramente se si organizza una propaganda antinazista, di per sé nulla di male. Anzi.

    L’Unione Sovietica però fomentò ossessivamente la propaganda antinazista, al solo fine di giustificare il dirottamento di gran parte del bilancio alle spese militari, a discapito della qualità della vita dei cittadini.

    Il messaggio fu talmente esasperato che creò una vera e propria fissazione nel popolo Russo.

    I Russi hanno cominciato a identificare il nazismo non più nella tremenda esperienza che purtroppo la Germania ci ha regalato da 1933 al 1945, ma nel concetto stesso di “male assoluto”.

    Oggi i Russi si rifanno ai simboli che loro ritengono nazisti, esattamente come durante la Santa Inquisizione si andava alla ricerca dei gatti neri, galli neri e di altri simboli demoniaci.

    Insomma, un transfert collettivo da esperienza storica a concetto morale di male assoluto.

    Questo spiega perché gli unici che in Russia riescono a ragionare e a pensare in modo corretto, siano i giovani: sono coloro che non hanno subito questa vera e propria subornazione culturale, ed infatti i giovani hanno manifestato con estremo coraggio contro la guerra in Ucraina.

    L’Holodomor e il Nazismo in Ucraina

    A questo punto dobbiamo fare un breve passo indietro e andare in Ucraina all’inizio degli anni ’30.

    L’Unione Sovietica, sostanzialmente i Russi, per una serie di motivi, affamarono letteralmente gli Ucraini: quasi quattro milioni di ucraini morirono di fame.

    La morte è orribile, ma vedere il proprio figlio morire di fame deve essere un’esperienza veramente ai limiti del sopportabile.

    Questa tragedia si chiama Holodomor.

    Questo spiega perché alcuni Ucraini si siano schierati, durante la Seconda Guerra Mondiale, dalla parte dei Tedeschi.

    Questo ha certamente creato in Ucraina alcune simpatie naziste.

    Alcuni fenomeni di nazismo sicuramente sono esistiti in Ucraina ed è assolutamente vero che dei gruppi nazisti hanno ucciso a Odessa nel 2014 in un incendio, un gruppo di russofoni, ma da questo a ritenere che l’Ucraina sia un paese nazista ci passa!!

    Anche in Italia abbiamo Casapound e Forza Nuova, ma non credo questo ci possa definire un paese fascista.

    Ricordo infatti che contro i tedeschi nella Seconda guerra mondiale sono morti 8 milioni di ucraini.

    UCRAINA CULLA DEL POPOLO RUSSO

    Foto libera da Pixabay

    Uno dei tormentoni di Putin è il concetto secondo il quale la culla del popolo russo sarebbe proprio l’Ucraina; questo implicherebbe necessariamente il fatto che l’Ucraina debba stare insieme alla Russia, insomma il concetto di “nostre terre storiche”, cui Putin ha fatto esplicito riferimento.

    Questo è vero, ma va fatta una precisazione.

    Dopo la già citata invasione mongola, è stato creato il “Khanato dell’Orda d’Oro” che successivamente è stato diviso in tre granducati, tra cui Moscovia (Mosca) e Volnyia (Kiev).

    Il Granducato di Mosca crebbe per importanza e per forza, ponendo con il Trattato di Perejaslav (1654) l’Ucraina sotto il proprio controllo.

    Appare chiaro come storicamente Mosca abbia quindi ribaltato questo concetto di “figlianza” da Kiev.

    Ma non basta: nell’ultimo periodo del regime zarista, la Russia avviò un’opera di russificazione delle terre ucraine, soprattutto a livello linguistico.

    Alla faccia dell’Ucraina culla del popolo Russo!

    LA VISIONE MORALE

    Un ultimo problema da esaminare per cercare di capire (non giustificare!!) le follie di Putin è l’aspetto morale, cioè la pretesa di rappresentare il modello della vera moralità.

    Questo probabilmente è un fenomeno dovuto all’isolamento della Russia sia per la posizione geografica, sia per l’esperienza isolazionista sovietica, per cui sostanzialmente il paese è rimasto tagliato fuori dal processo di evoluzione politica che l’Europa libera ha potuto vivere.

    I Russi hanno vissuto, prima sotto il Feudalesimo Zarista, poi sotto 70 anni di Unione Sovietica. Non molto divertente!

    Negli anni ’90, i Russi hanno vissuto una ubriacatura di finto capitalismo di bassa lega che ha creato solo gli oligarchi e una grande crisi economica.

    Putin risollevò il Paese da una crisi drammatica: sotto di lui il PIL a parità di potere d’acquisto aumentò del 72%; probabilmente non fu tutto merito suo, anche l’aumento dei prezzi delle materie prime fece il suo, ma non stupisce che Putin si sia preso tutto il merito.

    Non si riescono più neanche a contare le padelle e le braci dalle quali e nelle quali i Russi sono caduti.

    Il moralismo e i valori tradizionali sono sempre stati un rifugio molto comodo per molti popoli, compreso il nostro. Anzi forse a cominciare dal nostro.

    Attenzione però: Putin attualmente è il modello di riferimento dell’intero mondo conservatore europeo di questo dovremmo ricordarci quando andiamo a votare.

    E l’anno prossimo si vota!

    Nota dell’autore

    Non pretendo che questo lavoro sia esaustivo e neppure perfetto.

    Se qualcuno vuole aggiungere qualche mattoncino a questo lavoro è il benvenuto

     

    Foto di apertura libera da Pixabay

    ipernazionalismo slavo mentalità slava Patto Ribbentrop-Molotof Prima guerra mondiale
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    Carlo Pantanella

    Laureato in Economia e Commercio « cum laude » all’Università La Sapienza nel 1982. Già membro del Consiglio Regionale Confindustria Lazio. Già Vicepresidente AISCRIS, “Associazione Nazionale Consulenti per l’Innovazione e lo Sviluppo” aderente a FITA CONFINDUSTRIA. Capitano in Congedo dell’Arma dei Carabinieri, doppiatore e Speaker TV.

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