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    Home»Voci da Kyiv (Kiev)»Abbiamo bisogno di una finta pace?
    Voci da Kyiv (Kiev)

    Abbiamo bisogno di una finta pace?

    Yurii MelnykDi Yurii MelnykFebbraio 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 8 min.
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    Negli ultimi tempi le voci sull’armistizio in Ucraina si fanno sentire sempre più spesso. Fra i più recenti il discorso dell’ex leader dei Pink Floyd Roger Waters, che ha suscitato grande interesse ed eccitazione nell’opinione pubblica. Il musicista è stato invitato dalla Russia a parlare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (a seguito di un’intervista rilasciata a un giornale tedesco, nella quale ha elogiato la leadership di Vladimir Putin.

    Roger Waters – Foto da wikipedia.org – CC BY 2.0

    Waters ha chiesto un immediato cessate il fuoco e ha ripetuto la sua controversa affermazione che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia era “provocata”. L’ambasciatore ucraino Sergiy Kyslytsya ha definito il discorso di Waters “un altro mattone nel muro” della disinformazione russa. La disinformazione, o meglio una campagna informativa e psicologica mirata, è sempre stata e rimane una delle armi principali della Federazione Russa. Attualmente, infatti, la Russia ha un obiettivo chiaro: accaparrarsi una parte del territorio ucraino, preferibilmente i territori che saranno sotto il suo controllo. Tale situazione è ovviamente inaccettabile per l’Ucraina. Questa strategia ha avuto origine alla fine dell’estate-inizio autunno, quando la Russia ha dichiarato l’annessione di 4 regioni appartenenti all’Ucraina. Ciononostante queste altisonanti dichiarazioni pubbliche non sono state suffragate dalla situazione militare al fronte. Uno dei centri amministrativi – Zaporizhzhia – non è mai stato sotto il loro controllo, un altro – Kherson – è stato liberato dall’esercito ucraino subito dopo la proclamata annessione.

    A dispetto della realtà la Russia non abbandona i tentativi di attuare il piano e, per garantirlo, continua a condurre una vasta campagna di informazione che mira a far accettare all’opinione pubblica dei Paesi occidentali il piano russo come l’unico possibile.

    Foto libera da Pixabay

    Uno dei più recenti obiettivi della Russia è quello di impedire la fornitura di armi pesanti all’Ucraina, in particolare carri armati.  La Russia cerca di spaventare il mondo occidentale in tutti i modi possibili per impedire la consegna di carri armati. Quando la decisione su tale fornitura è stata adottata, i Russi hanno puntato sulla insufficienza di questi strumenti militari e delle difficoltà di utilizzarli da parte dei militari ucraini non adeguatamente formati. Questo tipo di argomenti non era destinato solo ai cittadini della Federazione Russa ma soprattutto agli europei cercando di illuderli dal momento che gli aiuti militari all’Ucraina sarebbero inefficaci, sprecando i soldi dei contribuenti. Ma il vero obiettivo chiave è quello di fermare questi aiuti o almeno complicare il processo.

    Recentemente è apparsa sui media una nuova narrazione russa: l’idea di applicare all’Ucraina il cosiddetto “scenario coreano”. Esso è ovviamente strettamente correlato al “piano” russo e in breve significa la separazione dell’Ucraina attraverso una zona demilitarizzata simile alla striscia che ancora separa le due Coree. Quello che si deve notare però è che non appena sulla stampa occidentale è apparsa l’informazione (riferita ad alcune fonti del Cremlino) che indicava che una zona cuscinetto smilitarizzata e un conflitto congelato sarebbero piaciuti a Mosca, la Russia ha immediatamente rivolto la sua propaganda all’Ucraina. Il vice capo del Consiglio di sicurezza del Cremlino, Dmitry Medvedev, ha scritto sul suo canale Telegram un post nel quale imputa all’Ucraina la paternità di questa idea, definendo lo scenario coreano come una posizione dell’Ucraina.

    Ha affermato che l’Ucraina spera di diventare un’altra “Corea del Sud” come risultato della guerra russo-ucraina, in modo che la “parte rimanente” del Paese sia sotto la protezione dell’Occidente.

    Tali dichiarazioni hanno suscitato una immediata reazione da parte del segretario del NSDC ucraino, O. Danilov.

    “L’Ucraina non è la Corea, e nessuno scenario, imposto dall’esterno, funzionerà”, ha osservato.

    Ovviamente questa propaganda è rivolta all’Occidente per tentare di convincerlo che i territori occupati dovrebbero rimanere russi perché questo sarebbe lo scenario più logico e preferibile per tutti. Quindi, i russi continueranno a intimidire, a spaventare l’Ucraina e il mondo con “una nuova terribile offensiva utilizzando le ultime armi moderne di produzione russa, che non ha analoghi occidentali e che devasterà le terre ucraine con l’aiuto dei migliori professionisti militari”. Però si trattava del progetto russo di raggiungere La Manche, che finora non si è realizzato perché l’esercito russo è rimasto bloccato nei pressi di Bakhmut. Per giustificare i suoi attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, la Russia sta cercando di convincere tutti che questo ridurrebbe le capacità militari dell’esercito ucraino. Questa affermazione però è stata smentita dai fatti, perché tutte le attrezzature militari hanno un’alimentazione autonoma, a volte addirittura ridondante. Pertanto, ciò non causa alcun danno alla capacità di combattimento dell’esercito ucraino.

    Foto libera da Pixabay

    La distruzione delle infrastrutture energetiche non ha effetto sulla capacità di combattimento delle forze armate ucraine, dal momento che la guerra si combatte anche quando l’elettricità della rete non è disponibile. Ciò vuol dire che la distruzione delle infrastrutture è solo il risultato dell’impotenza e della rabbia. Mariupol, Volnovakha, Mariinka, Soledar e altre città sono state completamente distrutte per lo stesso motivo. L’estensione della loro distruzione è superiore all’80%. Rabbia e impotenza sono le vere ragioni del bombardamento di aree residenziali, scuole e ospedali.  La Russia sta cercando di seminare paura e panico tra gli ucraini, per tentare di costringerli a sedersi al tavolo dei negoziati alle condizioni accettabili per loro. L’obbiettivo è di imporre la pace alle loro condizioni, attirando i Paesi occidentali in un falso processo negoziale. Falso perché non c’è stato un solo caso in cui la Russia abbia rispettato ai suoi obblighi, onorando gli accordi che aveva stipulato.

    Allo stesso tempo, l’Ucraina (il Presidente Zelenskyi) ha proposto un piano di pace in 10 punti necessario per porre fine alla guerra, che è stato sostenuto dalla società ucraina.

    La relativa formula di pace è stata annunciata per la prima volta al vertice del G20 di novembre e prevede:

    1. Sicurezza nucleare e dalle radiazioni, concentrandosi sul ripristino della sicurezza intorno alla più grande centrale nucleare europea, Zaporizhzhia in Ucraina, ora occupata dai russi.
    2. Sicurezza alimentare, compresa la protezione e la garanzia delle esportazioni di grano dell’Ucraina verso le nazioni più povere del mondo.
    3. Sicurezza energetica, con particolare attenzione alle restrizioni sui prezzi delle risorse energetiche russe e all’assistenza all’Ucraina nel ripristino delle infrastrutture elettriche, per gran parte danneggiate dagli attacchi russi.
    4. Rilascio di tutti i prigionieri e deportati, compresi i prigionieri di guerra e i bambini deportati in Russia.
    5. Ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina e riaffermazione da parte della Russia della Carta delle Nazioni Unite, che secondo Zelenskyy “non è oggetto di negoziato”.
    6. Ritiro delle truppe russe e cessazione delle ostilità, ripristino dei confini statali dell’Ucraina con la Russia.
    7. Giustizia, compresa l’istituzione di un tribunale speciale per perseguire i crimini di guerra russi.
    8. La prevenzione dell’ecocidio e la protezione dell’ambiente, con particolare attenzione allo sminamento e al ripristino degli impianti di trattamento delle acque.
    9. Prevenzione di un’escalation del conflitto e costruzione di un’architettura di sicurezza nello spazio euro-atlantico, comprese le garanzie per l’Ucraina.
    10. Conferma della fine della guerra, con un accoro firmato dalle parti coinvolte.

    Questo piano mira a ristabilire la giustizia e non compromette in alcun modo la sicurezza nazionale della Russia né limita in alcun modo i suoi diritti.

    L’Ucraina non rivendica i territori russi, anche se la popolazione del Kuban, dell’Oblast di Voronezh, dell’Oblast di Bilhorod e di diverse altre regioni è in gran parte composta da ucraini. Inoltre, più di 7 milioni di persone che si identificano apertamente come ucraini vivono in Russia, anche se in realtà questo numero è molte volte superiore. Del resto, l’Ucraina non ha mai messo in discussione l’integrità territoriale della Russia e in molti documenti, la stessa Russia aveva riconosciuto il territorio ucraino all’interno dei confini internazionalmente definiti, a partire dal Memorandum di Budapest fino al cosiddetto Trattato di amicizia russo-ucraino, ratificato ed entrato in vigore nel 1998, se non prevarrà di nuovo la giustizia, la guerra russo-ucraina aprirà il vaso di Pandora. Il diritto internazionale può essere gettato nel cestino dei rifiuti. Avrà ragione chi è più forte e non chi agisce nel rispetto della legge.

    L’Austria, ad esempio, potrebbe rivendicare l’Alto Adige, in quanto vi abitano soprattutto austriaci di lingua tedesca, mentre i russi potrebbero nuovamente attaccare l’Ucraina per proteggere la popolazione di lingua russa. L’Austria potrebbe addirittura rivendicare l’Ungheria e altri territori perché facevano parte dell’Impero austro-ungarico. Certo, questa è fantapolitica, ma poco più di 100 anni fa non era così fantastico e in termini di storia, non sembra essere un periodo così lungo.

    La nazione ucraina non sta combattendo solo per la propria libertà e integrità territoriale, ma per la libertà e la sicurezza dell’Europa e del mondo intero. Gli ucraini lottano e combattono per la giustizia, per se stessi e per tutti i popoli del mondo.

    Foto di apertura libera da Pixabay

    armistizio Carta delle Nazioni Unite guerra in Ucraina pace Roger Waters Zaporizhzhia Zelenskyy
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    Yurii Melnyk

    Dottore di ricerca in Giurisprudenza, Responsabile della ONG “Fondazione per gli studi europei e sulla sicurezza”. Capo del Dipartimento di Globalizzazione, Integrazione Europea e Gestione della Sicurezza Nazionale Accademia Nazionale della Pubblica Amministrazione diretta dal Presidente dell’Ucraina (2017-2021)

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