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    Home»Diritti»Forse la poca umanità fa parte della rieducazione
    Diritti

    Forse la poca umanità fa parte della rieducazione

    Marta Sbarre di ZuccheroDi Marta Sbarre di ZuccheroAgosto 20, 20231 VisualizzazioniTempo lettura 3 min.
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    “Sono  Marta (nome di fantasia) entrata l’ 08/03/2020 a Montorio, (VR), accusata di essere il “capo” di svariate truffe, riciclaggio, ricettazione, associazione a delinquere e chi più ne ha più ne metta… che fortunatamente grazie al mio avvocato e a tante prove sono cadute quasi tutte le accuse e cambi di ruoli che mi avevano associato… ma vabbè questo non è il punto… appena arrivata mi hanno fatta spogliare nuda e cruda e gettandomi via tanti effetti miei personali, cosa che ho contestato perché potevano benissimo lasciarli nel mio zaino giù nel magazzino, invece mi dissero le due assistenti che mi stavano “perquisendo”, uso questo termine perché mi sono solo che sentita umiliata, di stare zitta e che mi davano altre cose nuove li… non parlai più perché erano molto dure e sembravano proprio senza cuore, senza nessuna pietà…  mi misero in una cella in isolamento per  COVID per 11 giorni, non avevo soldi, non avevo nulla… non sapevo come funzionava…chiesi una bottiglietta d’acqua e sempre una delle due assistenti si mise a ridere e mi rispose “Dove pensi di essere? In un hotel?”

    Io subito non capii, rimasi male dopo l’ennesima mala riposta… poi le ragazze mi spiegarono che dovevi farti la spesa,  comprarti tutto dall’acqua a qualsiasi altra cosa… ho fatto più di un mese senza soldi, senza nulla… le ragazze tutte dal cuore grande mi aiutarono con caffè, sigarette, acqua, con tutto… negli 11 giorni di isolamento mi facevano fare la doccia 1 giorno sì ed 1 giorno no, con l’acqua ghiacciata alle 7 della mattina con un freddo cane… mi fecero asciugare i capelli per 11 giorni senza poter avere una spazzola, niente, tutti increspati, sembravo una bestia, anzi le bestie sono trattate meglio, acqua ghiacciata pure in cella… un calvario per darti una lavata, lavare un piatto dove mangiavo qualcosa, lavarti il vestire con un sapone a mano dentro il bidet …uno schifo insomma… finito l’isolamento passai in cella con Ilenia e Silvia, uscita Silvia arrivò con noi Federica…che ringrazierò a vita, sono state fantastiche.

    “Carcere di Secondigliano” di Inside Carceri – licenza CC BY-NC 2.0.

    Facevamo le torte, Ilenia mi aveva insegnato come fare una torta in una padella con un fornelletto, mi insegnarono a fare le sigarette col tabacco, mi insegnarono tante cose, queste le più piccole ma allo stesso tempo le più grandi mi strappano ancora oggi un sorriso, giocavamo a carte in cella, in saletta con le altre ragazze; Federica ogni tanto mi piastrava i capelli e io a lei, mi diedero loro una spazzola e i miei capelli ritornarono normali… tutto grazie a loro.

    Per il resto c’erano alcune assistenti, ma si possono contare sulle dita di una mano, che facevano 4 chiacchiere, si rideva, scherzava, chiedevano se stavo bene, se avevo bisogno di chiamare; con altre invece non si poteva nemmeno respirare, avevo il terrore persino di andare a prenotare una telefonata da fare con l’avvocato o con la famiglia perché ti trattavano come un escremento, avevo chiesto pure di parlare con uno psicologo, psichiatra e coordinatore ma facevano orecchie da mercante, come successo con me anche con tante altre detenute, oppure se avevi bisogno del medico potevi morire lì, controllavano per modo di dire, perché preferivano stare là a chiacchierare e farsi i fatti loro, basta che non disturbavamo. Detto ciò avrei tante altre cose da dire, non c’era organizzazione né nulla che andasse lì dentro, e loro di certo non erano d’aiuto, l’unico aiuto che io ho trovato sono state le ragazze e il parroco”.

    Foto di apertura di Foundry Co da Pixabay

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    • Marta Sbarre di Zucchero
      Marta Sbarre di Zucchero
    carcere detenute disumanità fame
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