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    Home»TUTTI europa 2024»Il ritorno dei populismi
    TUTTI europa 2024

    Il ritorno dei populismi

    Andrea MairateDi Andrea MairateDicembre 20, 20231 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Il populismo in Europa, nelle sue varie forme, sta diventando sempre meno un’onda quanto più una marea. Questo fenomeno, che ha delle radici profonde nella storia europea, fluisce e rifluisce, ma è sempre presente. Man mano che questi gruppi politici si addentrano sempre di più nel mainstream politico, alcuni saranno in grado di adattarsi alle nuove circostanze in cui si trovano, altri scompariranno. Ma dobbiamo stare attenti a non confondere questo flusso eterogeneo con la marea che si ritira e poi torna. Come diceva Eraclito nel suo ‘Panta Rei’, non ci si bagna mai nella stessa acqua perché solo apparentemente essa permane.

    Marine Le Pen – Di VOX España – /flickr.com/photos/voxespana – PDM-owner, commons.wikimedia.org

    Nel paesaggio politico europeo nulla è tanto diverso quanto i vari gruppi populisti di estrema destra. Spesso propongono politiche diverse e si caratterizzano da vari livelli di estremismo. Il Rassemblement National di Marine Le Pen, alleato in Italia con la Lega, dissente sulle politiche pro Nato e pro Ucraina di Giorgia Meloni. Ma entrambi vogliono rimanere nell’Unione Europea (UE) e nella zona euro. Ma non è il caso dell’Afd che ormai è diventato il secondo partito in Germania. Wilders, il vincitore delle ultime elezioni in Olanda ha chiesto un referendum sull’uscita dall’UE e si vanta di essere libertario nel suo discorso islamofobo e anti-migranti. Nel Regno Unito, Nigel Farage e Boris Johnson erano i principali rappresentanti di un populismo che ha portato al disastro del Brexit, ma non possono essere qualificati di estremisti di destra. Così come Javier Milei, il presidente eletto di Argentina, viene descritto come un populista di destra mentre la sua principale proposta politica, cioè l’abolizione della moneta e della banca centrale, rientra nell’armamentario libertario estremista.

    In sostanza, appaiono tutti diversi e disuniti. Ma ciò che accomuna i vari gruppi populisti di estrema destra, sorti in tutta Europa è un certo disinteresse per la geopolitica, la globalizzazione e le istituzioni multilaterali. In Europa sono tutti euroscettici: il rigetto dell’UE in quanto entità sovranazionale dotata di personalità giuridica è ciò che li unisce.

    L’Unione europea è intrappolata in un garbuglio da essa stessa creato. Di fronte all’assalto dei gruppi populisti, ha due opzioni: o cerca un compromesso o risolve il problema. Il centro destra politico in Europa ha perseguito la prima soluzione cercando in molti casi il compromesso con questi gruppi attraverso alleanze di governo. Ciò ha indebolito la posizione dell’UE sulla procedura dello Stato di diritto che non è stata applicata per la Polonia nonostante le violazioni palesi dell’indipendenza del potere giudiziario.  Il Parlamento europeo ha eretto un ‘ cordone sanitario’ contro l’estrema destra cosi come hanno fatto i partiti di centro e di sinistra in Francia, Germania e in altri paesi dell’UE.

    A questo punto l’UE dovrebbe espandere i suoi poteri e non fingere di essere un attore geopolitico quando chiaramente non lo è allo stato attuale. Perché non concentrarsi sulle politiche che sono vitali per il futuro dell’UE e per lo più di nessun interesse per i populisti? A partire dal completamento dell’’unione bancaria; la creazione di un’unione dei mercati dei capitali; fare progressi sulla via di unione fiscale; la capacità di gestire la deindustrializzazione piuttosto che combatterla.

    Parte della reazione della destra, in Germania e nei Paesi Bassi in particolare, è una protesta contro l’agenda sul cambiamento climatico. La politica ambientale era nella categoria delle politiche che tutti sostenevano fintanto che non aveva conseguenze sulla vita della gente comune.   Ora è diventata uno dei temi principali della destra. L’attuale successo dell’AfD si basa in gran parte sulle loro posizioni anti-ambientali. Il PVV, il partito di Wilders in Olanda, è riuscito a canalizzare il malcontento degli agricoltori olandesi con le politiche ambientali europee. Naturalmente, c’è una logica nel Green Deal europeo e come ben noto le politiche climatiche comportano dei trade offs e contestualmente delle misure di salvaguardia per le categorie economiche più colpite. Dietro le cospirazioni sul fallimento del Green Deal, ci sono ovviamente queste ragioni di fondo.

    Negli ultimi anni, l’UE ha allargato le sue competenze in aree che prima erano al centro dell’agenda politica nazionale. Quando è arrivato il Covid, l’UE si è assunta la responsabilità di acquistare vaccini, anche se non aveva esperienza in questo settore. Per rispondere alla situazione di crisi, ha varato una sorta di piano Marshall finanziato attraverso debito comune da rimborsare su 30 anni a partire dal 2027.  Poi ha imposto sanzioni massicce e senza precedenti contro la Russia in risposta alla guerra di aggressione nei confronti dell’Ucraina. L’offerta di negoziati di adesione all’UE per l’Ucraina è stata appoggiata da una maggioranza di Stati membri ma contingente a una serie di questioni difficili sul bilancio, agricoltura e assetto istituzionale dell’UE, e comunque dipendente dai progressi dell’Ucraina sulle riforme in materia di anti-corruzione e di stato di diritto.

    Mario Draghi – By Fattili –  CC BY-SA 4.0, commons.wikimedia.org

    Il futuro dell’integrazione europea dipende quindi in modo determinante dalla capacità (e dalla volontà politica) dell’UE di focalizzarsi sulle priorità rilevanti sul lungo termine e di lasciare la battaglia tossica contro i populismi ai governi nazionali. Nel suo recente intervento a Cambridge su invito del National Bureau of Economic Research, Mario Draghi ha parlato dell’Europa del futuro, dicendo che “le alternative per gli europei oggi sono: paralisi, uscita o integrazione” e che i costi per stare più uniti e perseguire i nostri obiettivi condivisi sono molto più bassi che in passato”. Se l’Europa punta sul potenziale strategico del suo mercato interno e lo sviluppo di una unione economica e monetaria funzionante, corredata da un’unione fiscale e di un bilancio europeo più ambizioso, potrà realizzare la sua piena forza integrazionista. E rispondere ai veri bisogni degli europei, oltre che alle sfide globali sempre più impellenti.

     

     

    Foto di apertura di Venita Oberholster da Pixabay

    Autore

    • Andrea Mairate
      Andrea Mairate
    Centro-Destra Giorgia Meloni Marine Le Pen Mario Draghi populismi PVV Unione Europea
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