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    Home»Diritti»Lettera dal Carcere
    Diritti

    Lettera dal Carcere

    OksanaDi OksanaDicembre 20, 20233 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
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    Oksana è una giovane donna dallo sguardo triste. Una giovane donna che quando parla della figlia si illumina, gli occhi diventano vivi, luminosi ma… un attimo dopo… ti accorgi che il suo cuore sanguina. Non riuscire a pensare a una figlia che si ama tanto, senza che il dolore della lontananza e del silenzio smorzi quel lampo di felicità deve essere un macigno terribile che schiaccia il cuore. Oksana è una donna sensibile, che ama la poesia, che disegna molto bene. Una donna che ti fa venire voglia di dire…perchè? Perchè la vita deve essere così dura per alcune persone? La maggior parte delle donne che si trovano in carcere sono nate “in salita”, molte sono vittime delle proprie difficili origini e si trovano a pagare molto, troppo duramente i loro errori e la loro ingenuità. La lettera di Oksana è scritta “a cuore aperto”, uno sfogo personale ma estendibile a tutte le donne ristrette, donne che soffrono per le dure condizioni del carcere, ma soprattutto per la mancanza di contatto, anche solo epistolare, con i propri figli.

    Oksana quando mi sorride mi regala una grande emozione: so quanto è difficile per lei lasciare che io possa entrare un po’ nel suo mondo.

     Lei potrebbe uscire ma non si trova una struttura che la possa ospitare. Se qualcuno può aiutarla….

    Antonella Volontaria di Vigevano – Sbarre di Zucchero

     

    Che cos’è la giustizia? Che cos’è lo stato ideale e giusto? Le strutture autorizzate a corrompere….

    C’è da meravigliarsi se il popolo non riesce a vedere nello Stato un punto di riferimento e di aggregazione, ma solo ma solo un’istituzione dalla quale difendersi? Dov’è l’unione dell’Italia?

    E…

    LA GIUSTIZIA È UGUALE PER TUTTI?

     In questi anni non si è cambiato niente: sta in galera chi ha rubato una mela, chi lavora e sempre paga le tasse e si salva chi ruba un regno.

    Non c’è cosa peggiore che essere abbandonati a sé stessi.

    Nel luogo dove mi trovo (carcere di Vigevano): si “mangia”, si dorme. Ogni tanto disegno, leggo qualche libro, ogni tanto c’è qualche attività, per il resto siamo chiuse dal mattino alla sera – 24 su 24.

    Foto di Klaus Hausmann da Pixabay

    Ogni momento della giornata è accompagnato da un continuo suono di ferraglia, che diventa tortura con il passare delle ore. Quando devi convivere con altre donne in uno spazio come una cella di un carcere, ti preoccupi di sapere con chi devi condividere quello spazio stretto, dove ogni movimento è misurato in ogni particolare, perchè ognuno ha le sue abitudini, momenti di riposo e sfogo. La convivenza obbligatoria crea tanti disagi, che tante volte si trasformano in vere e proprie sofferenze, che possono diventare una tragedia. Molte persone vogliono comandare la vita degli altri. Ti senti una bestia stretta in un labirinto dove gli esseri sadici ti rubano tutto quello che resta della persona – orgoglio.

    Le strutture sono inadatte. Con il regime che c’è tante recluse possono uscire solo da morte, anche se hanno tutti i documenti che permetterebbero loro di trovare posto in comunità.

    Sono sottoposta a torture psicologiche notturne e diurne per le urla e le battiture di detenute, continui incendi dentro le celle, insulti. Alcune sono individui veramente pericolose perchè sono fuori controllo. Penso che dovrebbero essere ospitate e curate in altre strutture come psichiatria o max sicurezza. Ma purtroppo tutto rimane uguale…Grida, insulti, le notti insonni.

    Oggi non ho altro desiderio che essere lasciata tranquilla nel silenzio della mia cella. E’ importante per una persona sapere che il silenzio è una porta non chiusa, Nessuno può essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti.

    Può capitare che nella vita di un individuo ci siano momenti terribili, in cui una forza inspiegabile ti sottomette a dure prove, ogni cosa si rompe intorno a te.

    Foto di Márta Valentínyi da Pixabay

    Capisco che devo pagare per i miei errori, ma sto pagando più del dovuto. Vorrei uscire un giorno lucida e tutti i giorni mi ripeto “Non impazzire, prima o poi tutto finirà”. Invece il carcere spezza lo spirito dell’essere umano in profondità, annulla il senso di vita, facendoti diventare un vegetale. Il cuore è spesso freddo e triste, non si riscalda neppure con il sole e la solitudine è una costante del vivere. Quando vuoi restare da sola con i tuoi pensieri, ogni parola ti dà fastidio, tutto il mondo diventa insopportabile. Perchè qua non c’è un buco dove tu ti puoi nascondere e semplicemente pensare in silenzio. Sono convinta che se uno dovesse scegliere una notte senza sogni, troverebbe notti e giorni più tranquilli.

    Ogni tipo di trattamento è mirato a un degrado mentale irreparabile, dove ogni grido si perde nella burocratica malvagità. Per ogni cosa bisogna fare la richiesta (la domandina) e spesso dopo dieci giorni ti arriva il rifiuto. Per esempio, fai la domandina per parlare con l’avvocato, per sapere come procede la tua situazione giuridica, unica comunicazione con il mondo esterno. Queste novità ti danno la forza per andare avanti, sapendo che qualcuno combatte per la tua libertà e niente…ogni tanto ti arriva il rifiuto. E così un giorno cambia l’altro con un grido di dolore che penetra nel cervello. Ogni giorno ti allontana sempre di più da dove cresce la vita.  Ci chiudiamo sempre più nel silenzio perchè crediamo che nessuno possa ascoltare i nostri pensieri, accettare la nostra vita. Quando non si aspetta più nessuno è difficile curare il nostro cuore senza avere n future a cui credere.

    Dove non c’è giustizia trionfa la bestia!

    E oggi nel mondo trionfa la bestia!

    In un paese civile non possono succedere queste cose. I dolori della mia vita fermano l’attenzione sul mondo vuoto che vive davanti a me. Cerco di andare avanti per mia figlia sperando di abbracciarla di nuovo. Con tutte le forze devo farcela a tornare in quel mondo che me l’ha strappata con violenza, con brutale inganno. Ogni persona prima o poi dovrà cercare un angolo buio per rileggere la sua vita. Com’è strana la vita dell’uomo: ad accusarti sono sempre in tanti, a difenderti in pochi.

    La galera non ha fatto di me una persona migliore, ma un essere perso nel vuoto, una disadattata senza più energia mentale, perchè priva di futuro.

    Queste brutte esperienze che abbiamo passato in carcere non passano mai, tutto restano in noi come eterno presente, una volta entrati in questo mondo, psicologicamente non ne esci più.

    Come scrisse Seneca: “SERVI SUNT, IMMO HOMINES”

    SONO SCHIAVI, MA PUR SEMPRE UOMINI

    Foto di apertura di Daniel Vanderkin da Pixabay

    Autore

    • Oksana
      Oksana
    carcere detenute mamme prigioniera Sbarre di Zucchero
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