Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Maggio 4, 2026

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    5 Maggio 2026 - martedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
      • Racconti dalle strade del mondo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Sviluppo sostenibile»Il 2030 anno del petrolio. O no ?
    Sviluppo sostenibile

    Il 2030 anno del petrolio. O no ?

    Nunzio IngiustoDi Nunzio IngiustoFebbraio 20, 20242 VisualizzazioniTempo lettura 3 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    È da quando l’Unione Europea ha approvato il Green New Deal che nella testa dei cittadini europei il 2030 è visto come anno salvifico. L’anno che segna lo spartiacque da un mondo all’altro. Un nuovo modo di vivere, ovvero di produrre, vendere, consumare, recuperare, riciclare. Nessun essere umano del vecchio Continente sprecherà alcunché, né abuserà del denaro di cui dispone per inquinare o distruggere la natura. In Europa, ribadiamo. Perché fuori da essa non sappiamo. E forse si sta costruendo anche un sovranismo ambientale continentale. Chissà.

    Il Moloch più importante che avremo abbattuto entro l’anno salvifico, sarà stato il petrolio. Il carburante principale della rinascita dell’Europa dopo la guerra, sarà stato soppiantato dal ricco campionario di energie rinnovabili. Il senso della misura è ciò che spesso manca alle persone che hanno fiducia smisurata nella speranza. Non si ascolta la scienza, non si studiano dati, non si accetta il confronto e si finisce per negare. Parola già terribile per sé, ma che nel campo della sostenibilità ambientale diventa ambigua. Negano coloro che non credono nei cambiamenti climatici e negano coloro che non credono nella transizione ecologica.


    Qualche studio, però, ogni tanto vale la pena leggerlo. Cosa dire, per esempio, di ciò che scrive l’Agenzia Internazionale per l’energia (IEA). Ha appena compiuto 50 anni di attività. É un Ente autorevole ma che vede il 2030 in modo un pó diverso da chi lo avverte come salvifico. La sua ultima analisi sugli scenari energetici dice che nel 2030 la domanda di petrolio toccherà il picco. Entro il 2030 tutto il mondo avrà chiesto più greggio per produrre energia elettrica, alimentare le industrie, sostenere la motorizzazione. La strategia di riconversione marcia in maniera disomogenea con alti e bassi tra interventi politici, business plan delle aziende e guerre commerciali. Vediamo.

    Al 2030 mancano sei anni e la decisione europea di arrivare al net zero nel 2050 ha bisogno di uno slancio che, purtroppo, non c’è. La domanda di petrolio cresce per produrre beni e servizi, soprattutto nei paesi industrializzati. La catena del valore del greggio e quella dei bisogni di famiglie e imprese camminano insieme, nonostante il secondo produttore di petrolio al mondo- l’Arabia Saudita- abbia deciso di non aumentare la produzione. La società di Stato Saudi Aramco, cassaforte della monarchia del Golfo, non andrà oltre i 12 milioni di barili al giorno. Una produzione altissima (dopo gli Usa) che ci fa capire con quanto impegno (sic!)le economie pensino a riconvertirsi. Tra quelle economie ci sono anche quelle europee.

     Il 2023 ha registrato il 44% dell’energia elettrica europea prodotta da fonti rinnovabili. La confusione si fa grande sotto il cielo: a chi credere? Ai dati green dell’Ue o alle previsioni dell’Iea? Qualche commentatore ha visto nell’annuncio dell’Arabia Saudita una manovra speculativa sul prezzo del petrolio. Niente di nuovo. I produttori giocano la solita partita in dollari, sapendo che al pubblico non interessa chi vince. Qui interessa capire l’idea di transizione e di sostenibilità che circola in Europa. Quanta capacità e forza c’è per scalzare il primato della fonte di energia più inquinante. Il Green New Deal potrebbe avere contraddistinto soltanto una stagione politica per poi assistere all’ascesa di organizzazioni orientate a conservare piuttosto che a innovare. In soldoni, le politiche di sostegno alla transizione continueranno o basterà andare a Bruxelles con carri trainati da cavalli per chiedere più petrolio? La protesta dei trattori, tristemente, insegna.

    Autore

    • Nunzio Ingiusto
      Nunzio Ingiusto

      Nato a Pomigliano d’Arco (Na) giornalista, laureato in Scienze Politiche Ha iniziato negli anni ’80 ed ha scritto per l’Unità, Paese Sera, Il Mattino, Il Denaro, Specchio Economico, il Riformista, www.startmag.it. Nella lunga carriera si è occupato di Mezzogiorno, economia, energia, green economy, ambiente. É stato Direttore di periodici locali ed account manager in Eni e Italgas. Ha fatto parte di Comitati, Commissioni speciali su ambiente ed energia. Già consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Relazioni Pubbliche (Ferpi) è membro della Federazione Italiana Media Ambientali ( FIMA) e della Free Lance International Press (Flip). E' autore del libro “Mezzogiorno in bianco e nero“ (Ed. Orizzonti Meridionali). Ha vinto il Premio giornalistico “Calabria ‘79” e il "Premio Nadia Toffa 2022 ».Scrive per FIRSTonline collabora con Italia Notizie24, EspressoSud;

    Arabia Saudita petrolio transizione ecologica Unione Europea
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    Chi sono i volenterosi del clima? La conferenza di Santa Marta e una nuova via in costruzione

    Maggio 4, 2026

    Grandi potenze, interesse nazionale e diplomazia

    Aprile 20, 2026

    La fine di Orban e il fallimento della Brexit: due vittorie della bella Europa

    Aprile 20, 2026

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026260

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026173

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026139

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022124
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Racconti dalle strade del mondo
    Tempo lettura 8 min.

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Di Pietro RagniMaggio 4, 202624

    In questa VI puntata della nostra Giordania segreta, parliamo dei tragitti seguiti per…

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026

    Perché il cambio ai vertici nucleari ci riguarda tutti

    Maggio 4, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Maggio 4, 2026

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?