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    Home»Anime libere»Io, donna afghana, voglio cantare ora
    Anime libere

    Io, donna afghana, voglio cantare ora

    Consuelo QuattrocchiDi Consuelo QuattrocchiOttobre 20, 20241 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Sono le 6 la sveglia suona, mi alzo, mi stiracchio, apro l’acqua della doccia e aspetto che diventi calda. Nel frattempo accendo la radio non potrei vivere senza la mia musica quella che mi emoziona, quella che mi rimane nella testa e che, a volte, senza nemmeno accorgermene canticchio per strada perchè… per strada e ovunque mi capiti… IO CANTO!

    Ho 8 anni e sono solo una bambina ma, a volte, a scuola mi capita di fantasticare sul mio futuro e penso proprio che da grande andrò all’università perchè mi piace studiare proprio come la mamma che scrive e legge tantissimo perchè è una ricercatrice e in quel momento mi dico… IO STUDIO!

    Amo quella volta al mese in cui posso dedicare del tempo solo a me stessa e al mio corpo. La mia amica ha scelto di fare l’imprenditrice e ha aperto un meraviglioso centro di bellezza vicino la piazza centrale della nostra città. E’ un centro di bellezza esclusivamente femminile e questa cosa mi fa sentire a mio agio e mi fa incontrare con altre donne. Sono riuscita a conoscere tante persone che sicuramente in altro modo non avrei avuto nella mia vita. Che enorme ricchezza è questo centro di bellezza è lì che… IO MI PRENDO CURA DI ME!

    Quella mattina mi sono svegliata non avevo più 8 anni ero grande ma non frequentavo l’università, non ero laureata non studiavo più. Dove mi ero persa quel sogno?

    Ho fatto la doccia ma la radio non funzionava e quella canzone che amavo tanto l’ho ascoltata dentro di me. Mi sono guardata allo specchio il mio aspetto era così sciupato che ho deciso di uscire e raggiungere il centro di bellezza. Quelle cure mi avrebbero fatto bene all’aspetto e all’anima. Ho iniziato ad incamminarmi c’era il sole ho guardato il cielo e non ho resistito ho cantato quella canzone perchè esprimeva l’emozione esatta di quel momento ma ho visto arrivare degli uomini erano intorno a me e mi hanno portata via. Ero in arresto non potevo cantare più. Abbiamo attraversato il lungo viale della piazza centrale e così mi sono voltata per guardare, forse, per l’ultima volta, quel posto in cui avevo scoperto persone nuove e un pò anche me stessa ma le porte del centro di bellezza erano serrate nessuna risata allietava più quei luoghi.

    E’ luglio e il Ministero della Giustizia talebano annuncia la promulgazione di una legge in conformità con la Sharia per prevenire i vizi e promuovere le virtù.  La legge che si compone di 35 articoli viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 31 luglio. Dell’attuazione di questa legge è responsabile il Ministero della Propagazione della Virtù e della Prevenzione del Vizio istituito nel 2021. Le disposizioni in oggetto prevedono un’ulteriore stretta sul controllo della popolazione e in modo specifico sulle donne e sulle bambine.

    L’articolo 13 così recita: “E’ obbligatorio per una donna velare il proprio corpo in ogni momento in pubblico e che una copertura del viso è essenziale per evitare tentazioni e tentare gli altri. Gli abiti non devono essere sottili, attillati o corti. Le donne dovrebbero velarsi di fronte a tutti gli estranei maschi, compresi i musulmani, e di fronte a tutti i non musulmani per evitare di essere corrotte. La voce di una donna è considerata intima e quindi non dovrebbe essere ascoltata mentre canta, recita o legge ad alta voce in pubblico. È proibito alle donne guardare uomini con cui non sono imparentate per sangue o matrimonio e viceversa”.

    Ovviamente la gravità di tali restrizioni non ha bisogno di grandi spiegazioni. Violare la libertà di espressione di qualunque essere umano significa infliggere un durissimo colpo a tutto il sistema di tutela internazionale dei diritti umani e significa, concretamente parlando, fare a brandelli la vita di quella persona.

    Basti pensare a quanto nella quotidianità tutte le cose vietate che sono state elencate siano indispensabili a rendere migliore la fruizione delle nostre emozioni e sicuramente non da meno la naturalità con cui questi gesti avvengano nella normalità.

    Il solo pensiero sembra creare disagio e oppressione come la sensazione di sentirsi spingere una mano davanti la bocca, la gola si chiude se pensiamo a non uscire nel momento esatto in cui sentiamo voglia di libertà e ci assale la disperazione a pensare di essere sempre e continuamente accompagnate da qualcuno dovunque anche quando avremmo una voglia estrema di solitudine.

    Dovremmo quindi avere l’onestà intellettuale di rispondere senza esitazioni  se ci chiedessero se saremmo disposti a vivere senza tutte le cose che rendono la vita meravigliosa e se saremmo disposti a vedere morire i sogni di nostre figlie nei loro occhi.

     

    L’Europa ha espresso così il suo dissenso: “L’Unione europea esprime costernazione per il decreto promulgato recentemente dai talebani, la cosiddetta legge per “promuovere la virtù e prevenire il vizio”. Il decreto conferma e proroga le pesanti restrizioni imposte dai talebani alla vita della popolazione afghana, compresi i codici vestimentari che obbligano in particolare le donne a coprire corpo e volto in pubblico. In base al decreto, inoltre, le donne non devono far sentire la propria voce in pubblico, il che priva di fatto le donne afghane del loro diritto fondamentale alla libertà di espressione.

    Rammentiamo che l’Afghanistan ha ratificato lo Statuto di Roma il 10 febbraio 2003 e in quest’ultima legge sono certamente rinvenibili dei crimini contro l’umanità vieppiù che dal 2020 con sentenza del 5 marzo la Camera d’appello della Corte penale internazionale ha autorizzato l’apertura di un’indagine per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi sul territorio afgano a partire dal 1 maggio 2003.

    Sicuramente i versi di Primo Levi, purtroppo sempre attuali,  ci aiutano a comprendere che numerosi sono i modi per uccidere un essere umano e non necessariamente essi passano per la morte:

    Considerate se questa è una donna,

    Senza capelli e senza nome

    Senza più forza di ricordare 

    Vuoti gli occhi e freddo il grembo

    Come una rana d’inverno

    Autore

    • Consuelo Quattrocchi
      Consuelo Quattrocchi
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