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    Home»Inchiesta - Trump scasserà l’Europa e anche il mondo?»L’Europa a un passo dall’implosione
    Inchiesta - Trump scasserà l’Europa e anche il mondo?

    L’Europa a un passo dall’implosione

    Flavio de LucaDi Flavio de LucaNovembre 20, 20241 VisualizzazioniLettura 5 min.
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    Il Presidente USA Donald Trump
    Il Presidente USA Donald Trump
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    Chi ringrazieremo per quanto potrebbe capitare da qui a 3 mesi? Perché l’UE è a un passo dall’implosione: i sovranisti si stanno organizzando e le prossime elezioni in Germania potrebbero consentirgli il colpo d’ala. Macron e il suo governo (di centrosinistra-sinistra) arrancano. Perché in Italia quel che rimane della CGIL chiede la rivolta sociale contro la legge di bilancio presentata dal Governo e diversi magistrati dichiarano inapplicabile una legge dello Stato, incidendo sulla politica estera (l’Egitto sarebbe un paese a rischio). Orban, leader ungherese, capeggia i trumpisti d’Europa.

    Da Obama in poi i Dem USA hanno messo a soqquadro il Medio Oriente (la primavera araba) e lo scacchiere russo-ucraino-iraniano. Per effetto di ciò, Trump ha stracciato Kamala Harris e si accinge, se saranno confermate le previsioni, a varare la versione americana del neoautoritarismo: esecutivo presidenziale, legislativo allineato, Suprema Corte a maggioranza conservatrice. Tempesta perfetta per i Democratici di tutto il mondo, che sono stati, ovunque, gli artefici di questo stato di cose.
    Grazie al loro pauperismo (con le Tod’s sugli yacht), ai pasti frugali (e vegani da Vissani), alle lotte per le libertà civili (gender, immigrazione e Ucraina), oggi scopriamo che l’Occidente si è addormentato progressista e si è svegliato conservatore (peggio se tracimasse in reazionario). Se uno come D’Alema si è sfilato da tutto, scomparendo, lasciando a Bersani il ruolo di padre nobile dell’amarcord di sinistra, ci sarà pure una ragione! A rimediare devono essere gli stessi Dem, fino ad ora i peggiori nemici di loro stessi.
    Non appena la Russia invase l’Ucraina scrissi, su questo giornale, che la precipitazione di Von der Leyen a caricare, testa bassa, Russia e Putin, aveva privato l’UE del suo ruolo congenito di arbitro sopra le parti. Il che non escludeva condanne, moniti e riserva di ritorsioni. Invece fu una corsa all’oltranzismo, con la scusa dell’allineamento col nostro alleato e creditore (politico-economico) storico. Col trumpismo sconfitto nel 2020, l’UE si sentì in diritto e dovere di fare la voce grossa e diventare la più agguerrita nell’ostilità contro la Russia e il sostegno a Zelensky. Nonostante le ragioni della NATO e degli USA non coincidessero del tutto con quelle europee. Scrissi altresì che l’isolamento e le sanzioni economiche si stavano dimostrando un boomerang e rischiavano di inaugurare una nuova stagione nei rapporti tra Russia, Cina, Corea del Nord. Oggi il loro BRICS è in rampa di lancio, dopo essersi allargato, come avevo temuto (Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran sono “in” da quest’anno). E ora punta (speriamo per marketing politico) alla de-dollarizzazione del sistema economico. Nel frattempo, si è ispessita la questione “Taiwan” e la Corea del Nord è stata sdoganata dalla Russia e oggi “è” attrice sul palcoscenico internazionale. Seppur nella parte del poliziotto cattivo.

    Il resto è cronaca recente. Miliardi di euro erogati per una guerra asimmetrica (l’Ucraina non può usare le armi occidentali contro il territorio russo); difficoltà crescenti per i governi nazionali Dem con smottamenti sovranisti un po’ ovunque; impennata dell’immigrazione (nonostante i 3 MLD di euro alla Turchia che copre il fronte Middle e Est); crisi inflattive e industriale (in Italia le liquidazioni giudiziali nel 2024 sono aumentate del 12,5%. In UE del 3% rispetto al 2024. In diminuzione anche la registrazione di imprese: commercio -4,7%, industria -3,6%, istruzione e attività sociali -3,4%. La diminuzione più piccola è stata registrata nelle attività finanziarie -0,7%). Per una volta Francia e Germania sembrano stare peggio di noi, che rimaniamo “un monocolo in terra di ciechi”.

    Avendo un parente stretto da 40 anni negli USA (imprenditore di successo nel TEC), nel 2016 intuii il successo di Trump. Nel 2024, invece, sono rimasto sorpreso (lui non credo) dalla portata del successo e dalle ragioni: “tutto merito dei Dem americani.”
    In Italia siamo sulla buona strada. La Presidente del Consiglio piace più del suo Governo. La preoccupazione principale è la sanità (siamo un paese di vecchi!) ma sicurezza e occupazione si stanno rapidamente appaiando (trascinando i problemi di immigrazione). Mentre l’eguaglianza sociale e di genere staziona quasi 10 punti sotto.

    Una prima conclusione sembra essere: i Dem, ovunque nel mondo, hanno perso il collegamento con la società “reale” e lavorano pensando che esista la società immaginata nella loro testa. I Conservatori (sovranisti, reazionari, populisti ecc.) guardano alla spesa oltre che al clima, al bilancio oltre che alla salute, alla sicurezza oltre che alle libertà individuali, all’ordine oltre che alle libertà collettive.
    Le religioni monoteiste classiche hanno visto aggravare le difficoltà ritenute insormontabili nel primo decennio del XXI secolo. La Cristiana con l’aborto e i gender; l’Islamica con l’emancipazione femminile e la collaborazione con gli infedeli; l’Ebraica con lo Stato temporale, Israele. E tutte si scoprono surrogate dagli Stati, conservatori, nella difesa di alcuni loro principi e dogmi. Così la Politica si sublima, sacralizzando i politici che la professano. E i leader lavorano per fidelizzare le masse sui loro programmi (come un tempo i profeti con i loro verbi). Ma si badi, non sono i principi politici ad essere sacralizzati né le procedure per esprimerli o affermarli (i primi sono di tutti, le seconde libere: liturgie non esistono). Prova del nove: Donald Trump ha convinto i giovani, i neri e gli ispanici (soprattutto istruiti) e molte donne, nonostante le sue posizioni sull’aborto. E ha fatto strike.

    Autore

    • Flavio de Luca
      Flavio de Luca

      Redaz. Roma – Docente universitario, avvocato quindi manager
      Specializzato in scienze amministrative ha approfondito i problemi dell’organizzazione amministrativa e dei pubblici poteri insegnando per quattro anni presso la scuola superiore della pubblica amministrazione e scrivendo un primo libro intitolato “definire l’amministrazione” edito da Rubettino.
      È stato al vertice di aziende pubbliche di Trasporti e Lavori Pubblici inoltre consulente legale e gestore del contenzioso di altra società pubblica di livello nazionale.
      Ha pubblicato: “Lavoro e immigrazione nuovi diritti di status individuale” edito da “Ed. Croce 2017 e “Tramonto del Welfare e capitalismo globale” edito da Pagine 2019.

    elezioni USA Trump
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