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    Home»Europa»Il neo autoritarismo
    Europa

    Il neo autoritarismo

    Flavio de LucaDi Flavio de LucaFebbraio 20, 20250 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
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    Il fisico tedesco Max Planck
    Il fisico tedesco Max Planck

    Max Planck sosteneva che le nuove teorie, in fisica e matematica, alla fine, vengono accettate non perché i critici e gli oppositori si convincono e vedono la luce ma perché muoiono e vengono sostituiti da una generazione che ci nasce dentro e ne ha subito contezza. Il cinismo di questo grande fisico, padre della meccanica quantistica, sembra perfetto per spiegare la resistenza ai portati dell’evoluzione sociale. Da un decennio stiamo assistendo alla nascita di una nuova forma di democrazia per la quale, dal 2017, uso il termine Neo-autoritarismo. Qualche anticipazione l’avevamo avuta col decisionismo di Reagan e il dirigismo di Thatcher, ripetutamente sostenuti da maggioranze espresse con voto democratico. Con Putin si sono invece manifestati i suoi difetti. La Democrazia non sempre è riuscita ad evitare di generare mostri, oltre che santi. Hitler, diversamente da Mussolini, non fece alcuna marcia militare per prendere il potere in Germania.

    Poco meno di un secolo dopo (2017) l’Occidente è entrato in crisi totale, perchè negli Stati Uniti, culla della democrazia rappresentativa più della Gran Bretagna (rimasta ancorata a una Corona, come vertice dello Stato e rappresentante dell’unità nazionale), è stato eletto presidente Donald Trump, il quale, evento raro per quella nazione, è stato rieletto, nel 2024, dopo un quadriennio di presidenza del suo ex vittorioso avversario dem. E la seconda volta Trump ha raccolto una maggioranza di delegati inaspettata e  di voti popolari shock e il controllo di Senato e Camera Rappresentanti. Nel corso della ultima campagna elettorale contro Trump i si è schierata tutta la stampa che contava, negli Stati Uniti e in tutto l’Occidente. A questa stampa si sono uniti moltissimi Capi di Stato e di governo delle nazioni occidentali con in testa quelli UE. L’alzata di scudi è stata imponente e le critiche feroci, anche sul piano personale. Poi è arrivato il voto del Popolo USA  e la sua  vittoria  schiacciante ela sorpresa è stata di tale portata da impedire di porsi la più semplice delle domande: come è stato possibile che un politico, con obiettivi ritenuti scarsamente democratici, per non dire antidemocratici, abbia potuto ottenere un consenso tanto nel Paese più democratico e generoso del Pianeta?

    I comportamentalisti potrebbero sostenere che gli USA, in realtà hanno sempre aiutato il Mondo per altruismo-egoistico, perché sono empatici solo quando gli interessi di chi aiutano coincidono con i propri. E sbaglierebbero: gli obiettivi di Trump, definiti poco o antidemocratici, riguardano i popoli delle altre nazioni del Pianeta, non il Popolo degli Stati Uniti. Questo sembra emergere dall’osservazione che ad eleggerlo hanno contribuito, in modo importante, afroamericani e ispanici. Nessuno in Europa  ha ancora avuto il coraggio di sostenere che, con l’elezione di Trump, la democrazia USA sia stata tradita. Tantomeno che il Popolo americano l’abbia tradita, votandolo. Piuttosto si accenna al dubbio che la Democrazia possa rimanere sé stessa, nel caso esprima un leader che persegue obiettivi, culturalmente, socialmente o politicamente, non-democratici perché antitetici ad alcuni principi che l’Occidente progressista, negli ultimi trent’anni, ha scelto di dichiarare architravi della Democrazia. La convinzione è legittima ma non deve impedire di porsi il problema se non siano stati proprio “alcuni” di quegli architravi (o il modo di perseguirli)  stiamo aiutando opzioni politiche come quelle di Trump.

    Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti
    Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti

    Se l’Europa, meglio l’UE, è in difficoltà con gli Stati Uniti, dopo la rielezione Donald Trump forse è anche colpa sua. Per tutto il primo mandato di questo Presidente, i vertici UE hanno trattenuto a stento l’insofferenza nei suoi confronti e poi si sono, inusualmente, schierati, con impegno, contro la sua rielezione nel 2024. Lo stesso dicasi per i capi di Stato e di governo dei paesi più importanti dell’Unione. Così, ad oggi, l’UE  è fuori  dalle annunciate trattative che si dice inizieranno in Arabia Saudita tra Russia e Ucraina su richiesta degli USA. La presenza di politici come Von der Leyen, Macron e Sholtz non aiutano anche perché loro l’orticaria all’idea di doversi affidare per trattare con Trump alla nostra premier Giorgia Meloni.

    L’Ucraina non è in condizione di insistere più di tanto per la presenza dell’UE al tavolo delle trattative, soprattutto se, col cessate il fuoco, in Ucraina, si andasse alle elezioni. Zelenskyj, adeguatamente garantito sul piano personale, potrebbe difatti accettare, sapendo che nel suo Paese, non pochi gradirebbero un presidente libero dall’ impegno alla vittoria finale e cacciata dei russi da tutti i territori occupati. La richiesta USA a Zelensky, prima ancora che inizino le trattative di pace, di garanzie per i prestiti elargiti, attraverso contratti per 500 miliardi di materiale raro ucraino, chiarisce la road map del Presidente statunitense. La strada sconta il consenso della Russia, la quale punta a concessioni politico-territoriali, è gradita dalla Cina, che si vede già partecipe di un futuro G3 dopo una seconda Yalta, e danneggia, umiliandola, solo l’UE che pagherà dazio per essere stata più realista del re sbagliato.

    Come siamo arrivati a questo punto? All’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, i vertici europei rinunciarono a rivendicare il ruolo di arbitro per potersi accreditare a presiedere il tavolo del tentativo di conciliazione e, in un secondo momento di pace. Quindi decisero di attaccare, costantemente e in modo sempre più violento il presidente della Russia, Putin, additandolo al Mondo, anche sul piano personale, come dittatore spietato in patria e imperialista fascista in sede internazionale. Fino a sollecitare, per lui, un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra. Nel frattempo, non perdevano occasione di criticare, e deridere, Donald Trump, anche dopo la sua candidatura alle presidenziali del 2024. La delegittimazione internazionale dei vertici politici dell’UE, più che dell’UE, da parte degli USA è in atto. I rischi di ghettizzazione, e, a seguire, di frantumazione, dell’Europa esiste e deve essere assolutamente scongiurato. Lo scontro va evitato, “l’ occhio per occhio dente per dente” deve lasciar spazio al “calma e gesso”. I tecnocrati UE devono tacere e si taglino le parti offese, perché a pagare per le battaglie sui sommi principi sono i Popoli, non loro. Quindi, si eviti l’immediato muro contro muro con le sue precipitose fughe in avanti e si attendano, almeno, le prossime elezioni in Germania per avere qualche indicazione sugli umori degli importanti cugini europei. Per litigare ci vuole un attimo, per fare pace anni.

    democrazia Europa
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    Flavio de Luca

    Redaz. Roma – Docente universitario, avvocato quindi manager Specializzato in scienze amministrative ha approfondito i problemi dell’organizzazione amministrativa e dei pubblici poteri insegnando per quattro anni presso la scuola superiore della pubblica amministrazione e scrivendo un primo libro intitolato “definire l’amministrazione” edito da Rubettino. È stato al vertice di aziende pubbliche di Trasporti e Lavori Pubblici inoltre consulente legale e gestore del contenzioso di altra società pubblica di livello nazionale. Ha pubblicato: “Lavoro e immigrazione nuovi diritti di status individuale” edito da “Ed. Croce 2017 e “Tramonto del Welfare e capitalismo globale” edito da Pagine 2019.

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