Come uno dei carrarmati che vuole per la UE la Von Der Leyen procede al “riarmo” dell’Europa, confermando la correttezza del termine da Lei utilizzato: “re-arm” (n politica la forma è sempre sostanza). Se questi modi e termini li avesse usati qualunque altro leader UE, sarebbe passato, la VDL invece non avrebbe dovuto. La sua opinione sull’attuale Presidente degli USA è nota. Non ha mai risparmiato critiche e giudizi salaci, per non dire offensivi, verso Donald Trump, anche sul piano personale. Lo stesso trattamento ha riservato, ovviamente, a Putin. Con maggiore ragione, ma incautamente, visto che il mandato di cattura internazionale per crimini di guerra, da lei perorato, contro il Presidente russo si sta trasformando in un pezzo carta, trascinando nel ridicolo la Corte Penale internazionale.
Non paga di aver portato l’UE su una posizione intransigente nella crisi Ucraina, VDL è diventata più realista dell’ex “re” Biden. Poi, incurante delle previsioni sugli esiti delle elezioni presidenziali USA, per tutto il 2024 si è distinta per le critiche a Trump e i moniti contro la sua vittoria. VDL è una vera “panzer” che continua, imperterrita, a puntare, senza esitazione, due, dei tre, uomini più potenti del Mondo in nome dell’assolutezza di principi e valori occidentali, per lei vere e proprie monadi. Al punto da voler ri-armare il Continente più guerrafondaio della storia umana dai tempi degli antichi Romani.

L’UE e la nostra Costituzione hanno espulso la Guerra come metodo di soluzione dei conflitti internazionali (Germania e Giappone per 50anni hanno rinunciato addirittura ad un esercito) affidandosi agli USA. Grazie a questo scudo, l’Occidente si è potuto permettere cose altrimenti impossibili. Ora si torna sui nostri passi e la VDL propone per l’UE un esercito che non potrà non essere che di terra, aria, mare e tecnologico. Escluso il nucleare, forse, perché due dei suoi paesi ne sono già dotati e si sono dichiarati disponibili a renderlo comune. Tutto questo senza aver preventivamente accertato se gli Stati Uniti abbiano effettivamente deciso di non fornire più assistenza e copertura militare all’Europa e non, invece, pretendano un maggiore contributo ai costi di questo scudo militare tecnologico.
Però, pensiamo un attimo a quale tavolo di gioco VDL vuol farci partecipare, tenendo conto che non c’è nessuna possibilità di avvicinarsi, nemmeno lontanamente, alle capacità militari delle tre superpotenze. Tutti ricordiamo che l’inizio del crollo dell’impero sovietico iniziò quando, nel 1983, Reagan lanciò lo SDI (Strategic defense initiative) il cosiddetto scudo stellare difensivo. I costi previsti erano tali da spaventare i sovietici anche i più oltranzisti. Ma gli USA potevano sopportare i costi dello SDI senza incidere sul tenore di vita dei loro cittadini, l’Unione Sovietica no. A quel punto la deterrenza degli arsenali nucleari divennne asimmetrica e arrivarono i primi accordi. Quando si tratta di arsenali militari, inclusi gli uomini, è sempre un problema di risorse disponibili.
Nel club, cui VDL vuole far entrare l’UE, i costi non sono enormi ma immensi (un F15 costa 100MLN di dollari, un F35 poco più poco meno, e una sua ora di volo costa tra i 30e i 40mila euro. Una portaerei costa circa 4MLDI di dollari e un giorno di operatività oltre 5MLN di dollari). VDL ritiene gli USA non più affidabili; ma qualcuno ha provato a parlarci ? NO. E perché ? Forse perché VDL sa di non potere ? È per questo che salta in avanti. Pensa in questo modo di recuperare? E con chi ?
Che sia in difficoltà, probabilmente, lo immaginano anche a Bruxelles, a Parigi, Madrid, Lussemburgo, Varsavia ecc. Ma non lo dice nessuno, ancora, perché non possono. Né alcuno si azzarda a dire che ci vorrebbe uno come Mario Draghi.


