Daniel Cohn Bendit nel 1968 durante una manifestazione a Parigi

Leader del movimento studentesco del ’68 in Francia, Daniel Cohn Bendit, oggi ottantenne, rimane una figura di punta del panorama politico europeo con un alto livello di popolarità sia in Francia che in Germania dove attualmente risiede.

Di origini ebraiche, i suoi genitori entrambi ebrei si erano rifugiati in Francia per sfuggire alle persecuzioni naziste in Germania, Cohn Bendit da molti anni si è espresso a favore del riconoscimento della Palestina, ma in questo recente contesto le sue dichiarazioni hanno assunto un significato ancora più rilevante e per questo gli chiediamo alcune spiegazioni.

“Siamo in un momento drammatico – spiega Cohn Bendit – prima c’è stato il terribile massacro del 7 ottobre, e poi c’è stata la risposta di Israele e noi abbiamo impiegato molto tempo a capire che il governo israeliano è un governo fascista, e per gente come me questo è veramente incredibile”.

“Perché questo governo fa un massacro orribile e non giustificato a Gaza – prosegue Cohn Bendit – ma anche se si critica il governo di Israele, che si deve criticare, la soluzione non può essere quella di rimettere Hamas al potere a Gaza perché Hamas è una organizzazione fondamentalista e anch’essa fascista”.

“Per questo il riconoscimento della Palestina aiuterebbe l’autorità di Ramallah ad avere la forza militare per vincere contro Hamas. Perché alla fine sono solo loro, i palestinesi stessi, che possono completamente distruggere Hamas, e per questo bisogna dare loro una prospettiva, una prospettiva di vita perché possano accettare l’esistenza dei due Stati”.

Per Daniel Cohn Bendit, che è stato anche parlamentare europeo e esponente dei Verdi tedeschi, la soluzione del conflitto oggi deve passare anche attraverso un negoziato con Ramallah “chiedendo loro di riconoscere non solo lo Stato di Israele, ma di riconoscere anche il bisogno di sicurezza dello Stato di Israele, mentre noi con il riconoscimento dello Stato palestinese riconosciamo anche la sovranità dello Stato palestinese anche sulla Cisgiordania e Gaza”.

L’intenzione dichiarata dal governo israeliano di invadere militarmente il territorio di Gaza ci porta a chiedergli se non ritenga se non sia troppo tardi per una soluzione negoziale.

“Non lo so ma se questo ragionamento è giusto allora dobbiamo provare a farlo e solo dopo potremo vedere se è troppo tardi” risponde Cohn Bendit “per molte cose è troppo tardi, anche per lottare contro il cambiamento climatico è molto tardi eppure dobbiamo farlo”.

Chiediamo a Cohn Bendit: che influenza sta avendo questo conflitto sul sentimento antisemita nel mondo?

“Tutto questo peggiora la situazione, prima avevamo una divisione nella la comunità ebraica tra quelli che stavano sempre in modo acritico con lo Stato di Israele e dall’altra quelli come lo scrittore Daniel Grossman che dicono che non si può continuare così perché stiamo uccidendo la democrazia. In effetti se continuiamo così Israele diventerà come gli Stati uniti di Tramp, l’Ungheria di Orban etc. e per questo noi dobbiamo essere il più chiari possibili”.

“Lo Stato di Israele è nato dopo l’olocausto con una risoluzione dell’ONU che prevedeva due Stati – spiega Cohn Bendit – e i paesi arabi e il grande Mufti palestinese, che aveva collaborato con Hitler, ha rifiutato questa risoluzione e ha attaccato Israele facendogli la guerra. Da questo momento Israele è stato in pericolo perché i paesi arabi non hanno riconosciuto Israele”.

“Ma dopo la guerra del ’67 Israele ha occupato parte della Palestina, andando contro le risoluzioni dell’ONU, Sono stati momenti diversi di non riconoscimento da pate dell’uno e dell’altro”.

“Oggi dobbiamo capire che Israele esiste con la sua storia contraddittoria, che questo Stato non è una perla ma è ancora con una democrazia, con una possibilità di dibattito interno. E oggi l’unica soluzione che può dare una prospettiva è quella dei due Stati”.

“Se oggi dovessi ancora scendere in strada a manifestare – Conclude Cohn Bendit che delle manifestazioni studentesche è stato simbolo – lo farei portando due bandiere quella israeliana e quella palestinese. E se qualcuno mi dice che è una utopia io rispondo che se è una utopia giusta noi dobbiamo provare a farlo”.