Sono convinto che l’Italia sia ormai irrimediabilmente in Serie B e anche se una profonda rivoluzione dovesse iniziare domani ci vorrebbero almeno vent’anni per tornare in Serie A. Ormai più della metà del globo e più della metà del PIL mondiale sono rappresentati da Paesi che corrono e hanno corso nell’ultimo decennio dieci volte più di noi e continuiamo a non vederlo. Il nostro commercio interno è obsoleto e medievale, non all’altezza delle sfide che dovremmo affrontare, le nostre eccellenze sono state vendute o non sono in grado di affrontare la necessaria internazionalità.
Vi faccio un esempio: mio figlio gestisce il reparto alimentare di grandi multinazionali, che richiede organizzazioni complesse per competere. Non abbiamo nemmeno la minima conoscenza, preparazione e organizzazione per competere; Abbiamo solo eccellenze locali che, se introdotte sul mercato globale, fallirebbero nel giro di sei mesi. Anche qui, vi faccio un esempio pratico: da noi, prenotare in un ristorante significa avere qualcuno che risponde al telefono e prenota un tavolo. Negli Stati Uniti e in Asia, le prenotazioni sono affidate a un professionista con quindici dipendenti che ha un vero e proprio database clienti, che consulta frequentemente, conosce abitudini e preferenze dei clienti e sa come gestire al meglio le relazioni con loro. Da noi non è una cosa normale, ma il mondo si sta muovendo in quella direzione, a nostra insaputa. E lo stesso vale per l’organizzazione, il marketing, i piani aziendali e così via. Abbiamo un sistema lavorativo medievale con sindacati antiquati e obsoleti, mentre negli Stati Uniti e in Asia il tasso di disoccupazione è vicino allo zero. Negli Stati Uniti, se un’azienda ha bisogno di assumere, deve farlo a ridosso dell’apertura perché se lo fa dieci giorni prima, le persone avranno già trovato un altro lavoro. Per arrivare al dunque, i servizi alla comunità in Asia, dove vivo, sono anni luce avanti.
Certo, qui se un dipendente è un fannullone o irrispettoso dei cittadini, viene licenziato entro 24 ore, salvo poi trovare un altro lavoro in seguito. Dovrei continuare con la differenza con un dipendente italiano? I nostri studenti sono completamente impreparati al mondo che li aspetta e sono giovani di seconda categoria rispetto a un giovane americano o asiatico che ha opportunità che noi possiamo solo sognare. Potrei continuare all’infinito, ma la conclusione sarebbe sempre la stessa. Ho viaggiato molto, ho vissuto in Sud America per 9 anni e ora vivo in Asia da tre anni e quando parlo con gli amici italiani mi guardano come se venissi da Marte e mi rendo conto che non capiscono di cosa sto parlando e lo stesso vale per i nostri politici che pensano che l’Italia sia un paese importante quando è solo un paese insignificante. Quando una multinazionale decide di assumere, apre le porte al mondo intero per trovare il meglio, quando un’azienda italiana decide di assumere, cerca tra i suoi amici. Abbiamo un sistema burocratico che rende impossibile intraprendere iniziative imprenditoriali di successo e alimenta la corruzione. Per non parlare dell’Europa, ridotta ai minimi termini, un miscuglio di paesi in disaccordo su tutto e ormai irrilevanti.
Credo che fino a quando non vedremo al di là dei nostri confini saremo sempre più irrilevanti . se mio padre fosse vivo , avrebbe 108 anni , aiuterebbe i suoi pronipoti a fare i compiti. Voglio dire che i nostri programmi scolastici sono quasi gli stessi di un secolo fa e i nostri ragazzi studiano ore alla settimana di greco, latino e la storia si ferma alla seconda guerra mondiale , non hanno la minima conoscenza dei sistemi informatici attuali, non parlano correttamente una lingua straniera , non conoscono la nostra costituzione , non sanno quasi nulla del mondo al di là del recinto europeo . I ragazzi che escono dai college americani e i ragazzi asiatici sono 100 anni luce più avanti. Nel palazzo dove mio figlio vive a NY per metà sono abitati da ragazzi sui 25/30 anni asiatici e pagano un affitto di 3.500 dollari al mese . Perché? Perché sono più bravi e la scuola li ha preparati ad affrontare il presente. La nostra scuola , con insegnanti mal pagati e umiliati , si dibatte in problemi insignificanti e i nostri giovani sono assolutamente incapaci di affrontare la realtà che non sia quella dei videogiochi che li occupano per ore.
Questa è l’Italia. I partiti e i sindacati dell’area progressista, cui sono legato per antica militanza, sono ormai arroccati alle tematiche del secolo scorso , sacrosante ma non basta per guardare al futuro e al mondo reale anche fuori dei nostri confini. Abbiamo smesso di pensare? Cosa dire sulla innovazione tecnologica ? Sulla tematica delle sue applicazioni a partire dalla intelligenza artificiale? Sulla robotica? Sul lavoro e le sue tutele alla luce della galoppante modernità e sulle nuove opportunità? Su un sistema fiscale che allontana gli investimenti ? Sulla ricerca scientifica? Sulla internazionalizzazione delle nostre imprese? Sulla politica ridotta a analisi degli algoritmi? Sul nostro modo di stare in Europa o meglio su quello che resta dell’Europa? Sui giovani per dare loro un futuro? Sulla discesa verticale del nostro welfare? Su un sistema sanitario che ha bisogno di urgenti riforme alla base? Tante sono le domande a cui non si da risposta! Ci rimane un paese meraviglioso per le sue bellezze storiche, artistiche, archeologiche ma piano piano venderemo anche queste se non le difendiamo. Ci rimane la speranza ma temo non sia sufficiente. Ci rimangono i valori su cui abbiamo costruito la nostra civita’ ma stanno sempre piu’ diventando carta straccia, buoni per essere collocati in un museo.
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