Oggi il mondo civile si trova di fronte a nuove minacce. Droni “sconosciuti” violano sempre più spesso e con maggiore sfacciataggine lo spazio aereo dei Paesi membri della NATO. Le autorità si interrogano se abbatterli o meno e sulla legittimità di tali azioni. Naturalmente nessuno Stato vuole ritrovarsi la guerra in casa e cerca con ogni mezzo di evitarla. Tuttavia, purtroppo, molti non comprendono che la guerra è già arrivata in Europa. Solo che si tratta di una guerra ibrida: una guerra che non viene dichiarata apertamente, che non prevede — almeno nei primi tempi — carri armati nemici sul proprio territorio, ma che non per questo è meno pericolosa, anzi forse lo è ancora di più. Perché con un nemico dichiarato è più facile combattere che con uno nascosto.
Allo stesso tempo, è importante ricordare che la guerra ibrida è un vero e proprio “marchio di fabbrica” della Russia. Così è stato con la Crimea e con il Donbas, quando Mosca nel 2014 affermava che “non ci sono soldati russi” in quelle regioni. Così accade da quattro anni, dal 2022, quando la Russia porta avanti la cosiddetta “operazione speciale” in Ucraina e sostiene di colpire “esclusivamente obiettivi militari”. E così accade anche oggi, quando Mosca nega qualsiasi coinvolgimento dei propri droni nello spazio aereo di Polonia, Danimarca, Romania, Germania, Norvegia e Belgio.
Di recente, le prime pagine dei media internazionali hanno seguito con attenzione lo svolgimento delle elezioni parlamentari in Moldova[1]. Un tale interesse verso un piccolo Paese al confine tra l’Unione Europea e l’Ucraina dimostra una crescente consapevolezza delle potenziali minacce derivanti dall’espansione della zona d’influenza russa. Per fortuna questa volta è stato possibile preservare la Moldova europea, ma per quanto tempo ancora?
Abbiamo chiesto di condividere le sue riflessioni su queste elezioni al dottor Ihor Todorov, storico ed esperto in relazioni internazionali, che pubblica ormai regolarmente su Tutti Europa Ventitrenta analisi e commenti di attualità politica.
Iryna Medved
Il 28 settembre 2025 in Moldova si sono svolte, senza esagerazione, elezioni parlamentari decisive, destinate a determinare il futuro orientamento del Paese.
Ha vinto il Partito Azione e Solidarietà (PAS), formazione europeista guidata dalla presidente Maia Sandu, che ha ottenuto 55 seggi su 101. Il principale concorrente è stato il “Blocco Patriottico”, di orientamento filorusso, che ha raccolto circa il 24% dei voti.
Le elezioni si sono svolte in un clima di forte tensione: alta inflazione, crisi energetica, attive ingerenze russe, potenziali minacce alla sicurezza e una marcata instabilità geopolitica nella regione.
L’interferenza russa ha avuto un ruolo fondamentale
Già durante il referendum dell’anno precedente sull’integrazione europea, il Cremlino aveva fatto ricorso al voto di scambio e alla corruzione diretta, ma ciò non aveva portato al risultato sperato, poiché i sostenitori del percorso pro-europeo avevano prevalso. Le forze filorusse avevano inoltre subito una sconfitta alle elezioni presidenziali in Moldova. Naturalmente, i tentativi di influenzare le elezioni sono proseguiti, questa volta con maggiore enfasi tramite campagne di disinformazione.

Seduta plenaria del Parlamento moldavo (da Wikipeda)
Alla vigilia di queste elezioni parlamentari, la redazione russa della BBC ha pubblicato i risultati di un’inchiesta su una rete segreta coordinata attraverso Telegram e finanziata da Mosca, il cui obiettivo era sabotare il processo elettorale democratico. Attraverso il lavoro di una reporter sotto copertura è stato accertato che la rete prometteva compensi economici ai propri membri per la pubblicazione di propaganda filorussa e notizie false volte a minare l’immagine del partito di governo filo-europeo. Nel corso dell’indagine sulla rete filorussa, i giornalisti hanno concluso che essa comprendeva almeno 90 account su TikTok, alcuni dei quali si spacciavano per agenzie di stampa. Questi profili hanno diffuso migliaia di video, che nel complesso hanno superato i 23 milioni di visualizzazioni. Per avere un termine di paragone, l’intera popolazione della Moldova conta appena 2,4 milioni di abitanti.
Va inoltre ricordata un’altra, più ampia operazione di disinformazione russa, che in questa fase ha preso di mira anche la Moldova. Si tratta della campagna denominata “Matryoshka”; una delle principali operazioni di rete dedicate alla diffusione di affermazioni false o manipolatorie riguardanti le istituzioni governative e le forze pro-europee. La strategia comprende l’utilizzo di “bot-network” e di account di “influencer informativi” — persone reali che gestiscono più profili o possiedono una certa influenza sui social — per amplificare in modo massiccio la disinformazione. Un altro elemento chiave consiste nella creazione di siti web falsi o cloni di testate giornalistiche, che imitano i loghi di media internazionali o di organizzazioni occidentali al fine di conferire credibilità ai contenuti pubblicati. Ad esempio, uno dei video falsi più diffusi, diffuso con il logo della BBC, sosteneva che Bellingcat avesse scoperto una presunta storia di corruzione della presidente Maia Sandu e relazioni personali inopportune con un imprenditore, anche se nessuno dei due media aveva mai pubblicato tali informazioni.

Maia Sandu, Presidente della Repubblica della Moldavia (da Wikipedia)
Nel materiale pubblicato da Bloomberg si descrive anche lo scenario dei piani russi per destabilizzare la Moldova, attraverso il finanziamento dei partiti filorussi, gli attacchi informatici, la disinformazione e la corruzione elettorale.
Secondo i giornalisti, la Russia avrebbe elaborato un piano di interferenza multilivello, con l’obiettivo di impedire l’adesione della Moldova all’Unione Europea e ostacolare il rafforzamento dei legami con l’Ucraina.
Le motivazioni di Mosca
Mantenimento della sfera d’influenza: la Moldova rappresenta un’entità strategica al confine dell’UE, con un chiaro potenziale di adesione europea. La sua integrazione comporterebbe una riduzione diretta dell’influenza russa nella regione. Dipendenza energetica, legami commerciali e culturali: Mosca punta a preservare o sfruttare questi canali come strumenti di pressione e di controllo. Dimostrazione di forza: mostrare agli attori regionali e interni che la Russia è in grado di interferire, anche senza ottenere una vittoria diretta. Ostacolare l’integrazione europea della Moldova: ritardare le riforme, creare ostacoli giuridici e generare instabilità per sostenere la tesi secondo cui la Moldova “non sarebbe pronta” a diventare membro dell’UE.
Soprattutto la Russia conduce una guerra ibrida contro l’Europa. Una parte di questa guerra consiste nell’accerchiare l’Ucraina con regimi ostili — come già avvenuto in Ungheria, più recentemente in Slovacchia, e con il tentativo, fortunatamente fallito, di instaurarne uno anche in Romania. Vale la pena ricordare che la guerra in Ucraina è iniziata solo dopo il completo fallimento dei tentativi di sottomissione politica, nel momento in cui a Mosca si convinsero che non era più possibile instaurare un potere filorusso in Ucraina per via elettorale.
Le potenziali conseguenze negative
Erosione della fiducia nelle istituzioni. La diffusione di manipolazioni e notizie false può portare a una progressiva perdita di fiducia da parte dei cittadini nelle autorità istituzionali, nel sistema giudiziario e nei media. A lungo termine, ciò rappresenta una minaccia diretta alla stabilità democratica del Paese.
Polarizzazione della società. La disinformazione sfrutta spesso temi sensibili — corruzione, vita privata, migrazione, politica estera — amplificando le divisioni tra i sostenitori del percorso filo-europeo e le forze filorusse e creando così un clima di crescente ostilità e sospetto reciproco.
Rischio di escalation dell’instabilità. Se una parte consistente della popolazione percepisce le elezioni come manipolate o falsificate, la legittimità dei risultati può essere gravemente compromessa. Questo potrebbe innescare proteste di massa, episodi di violenza politica o addirittura una crisi istituzionale di vasta portata.
La vittoria delle forze pro-europee
L’interferenza russa è stata significativa, ma non abbastanza forte da modificare l’esito delle elezioni a favore delle forze filorusse. Le forze pro-europee hanno vinto, dimostrando che la resistenza della società, la mobilitazione civica, la partecipazione degli elettori e della diaspora sono riuscite a contrastare il tentativo di manipolazione, nonostante l’intensità delle operazioni di disinformazione. La maggior parte dei moldavi ha compreso chiaramente che le minacce geopolitiche — l’intervento diretto, l’influenza attraverso la disinformazione, la dipendenza energetica — si sarebbero aggravate se il Paese non avesse proseguito il cammino verso l’Unione Europea.
Negli ultimi anni il PAS ha realizzato una serie di riforme importanti: in materia di lotta alla corruzione, sistema giudiziario e miglioramento degli standard dei diritti umani. Questi progressi hanno rafforzato la fiducia dell’elettorato che guarda con favore all’Europa. I voti della diaspora, come di consueto, hanno sostenuto con decisione la via europea.

Maia Sandu e Ursula von der Leyen si stringono la mano
Va inoltre sottolineato che un simile risultato è stato possibile anche grazie alla ferma reazione delle autorità nei confronti dei tentativi del Cremlino di interferire nel processo elettorale. Sono state arrestate oltre 70 persone, che — secondo le autorità — avevano ricevuto addestramento finanziato dalla Russia in Serbia e si preparavano a provocare disordini durante le votazioni. Questo è un punto cruciale: dimostra che la lezione è stata imparata — non si può reagire con debolezza quando si ha a che fare con un Paese straniero che mira, di fatto, a privare lo Stato della propria sovranità. Ignorare i tentativi di destabilizzazione significherebbe semplicemente favorirli.
Il successo della Moldova può servire da esempio e fonte d’ispirazione per altri Paesi situati lungo il confine orientale dell’Unione Europea, che in passato hanno esitato tra Mosca e Bruxelles. Questo risultato potrebbe aumentare la pressione sulla Russia e dimostrare che la scelta europea è possibile anche in condizioni difficili.
Le sfide
Non tutte le questioni sono state risolte: la situazione economica e l’inflazione rimangono critiche. Se il governo non riuscirà a migliorare in modo efficace il livello di benessere della popolazione, il sostegno politico potrebbe diminuire.
Sicurezza energetica: la dipendenza dalle importazioni di energia e dalle reti regionali rappresenta un rischio di ricatti esterni. Riforma giudiziaria e istituzionale: richiede tempo, competenze e volontà politica. L’opposizione potrebbe richiamare l’attenzione sui problemi legati all’indipendenza della magistratura e dei media. Le regioni separatiste, in particolare la Transnistria, restano una fonte di tensione e di potenziale destabilizzazione.
È ovvio che non ci si può illudere che la Russia ora lascerà la Moldova in pace.
È molto più probabile che Mosca continui a esercitare pressione, utilizzando tutti gli strumenti possibili di influenza non convenzionale. Se il Cremlino dovesse infine convincersi dell’impossibilità di influire per via elettorale, il rischio del ricorso a metodi sovversivi o militari aumenterebbe in modo significativo. Un’azione militare aperta resta però ostacolata dalla mancanza di confini diretti con la Russia: oggi, a fare da barriera è l’Ucraina.
[1] In italiano spesso si usa ancora il termine Moldavia, che era il nome dell’antica repubblica sovietica nell’URSS; ma il nome in uso nel paese e attualmente a livello internazionale è Moldova